Crash Bandicoot 4: It’s About Time – Recensione (PS4): Crash è tornato!

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Dal medioevo alle profondità dell’oceano, dalla preistoria al terribile ponte nella nebbia. Ricordi di un’infanzia andata, di quei ritorni da scuola in cui, dopo lo studio, si avviava la prima PlayStation e c’era lui ad aspettarci. Il fatidico logo, una semplice selezione dei livelli, e via. Quelli sì che erano tempi più spensierati.

E chi l’avrebbe mai detto, un ventennio fa, che ci saremmo ritrovati a parlare di Crash Bandicoot anche nel 2020? La storia del marsupiale, ahinoi, è piena di alti e bassi; da mascotte leggendaria a protagonista di una sfilza di progetti fallimentari, c’è voluto davvero tanto perché lo vedessimo tornare in gran spolvero.

Due i recenti remake ma, finalmente, si parla di un seguito vero e proprio. Crash Bandicoot 4: It’s About Time è realtà, arriverà nei negozi già domani e noi abbiamo avuto la fortuna di provarlo, finirlo e strafinirlo in anteprima.

Crash Bandicoot 4: It's About Time 1

Quel 4, in qualche modo, sta a indicare la volontà del team di sviluppo (Toys for Bob per la cronaca, già visti sull’ottimo remake di Spyro) di passare una spugna su tutto ciò che è successivo a Warped. Neo Cortex e Tropy sono rimasti intrappolati nel passato ed è proprio da lì che riprende la storia: niente Ira di Cortex, niente Twin Sanity, niente Titans. Un retcon potente che, pur strizzando l’occhio più volte al passato e all’ipotetico futuro della saga, si piazza in maniera aggressiva a chiusura dell’originale trilogia.

Un monito che rafforza anche e soprattutto una filosofia di continuità: niente open world, niente acrobazie per abbracciare altri generi. Ora c’è il platform nudo e crudo, quello senza arzigogoli, livelli aperti o sporcature: ci sono Crash, dei lunghi corridoi pieni di ostacoli e nient’altro. Proprio come vorrebbe un vero fan.

Crash, stavolta, dovrà tenere testa a un nuovo piano di Tropy e Cortex, finalmente liberi dalla loro prigione dimensionale. Per riparare gli squarci e far sì che non cambino il corso del tempo, i nostri eroi (questa volta non più soli) dovranno recuperare le quattro maschere più potenti dell’universo.

Crash Bandicoot 4: It's About Time 2

Una storia che è lì solo per scusare la grande introduzione di questo capitolo: ogni maschera equivale a un potere diverso, e ce ne sono quattro in totale.

Nonostante ripeschino idee già viste in Guacamelee! o Super Mario Galaxy, riescono comunque a rafforzare l’ormai storica offerta di base. Percorsi ad ostacoli classici vanno quindi ad alternarsi a sezioni sui veicoli, o segmenti che richiedono dell’effettiva materia grigia. Le maschere non possono essere utilizzate ovunque, ma è proprio nei pezzi a loro dedicati che il gioco mostra il suo maggior potenziale.

Espandere senza snaturare, insomma: si salta, si rompono casse, si raccolgono wumpa ma ci si ingegna anche, e ci si sforza a non perdersi tra le tante opzioni di movimento offerte a questo giro. Salto, doppio salto, scivolate, ma anche slow motion, passaggi tra varie dimensioni, corse su pareti e tanto altro ancora.

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Lo diciamo subito: Crash Bandicoot 4: It’s About Time è difficile, difficilissimo. Nonostante decolli con dolcezza, a poche ore dalla partenza ci si ritrova già di fronte a schemi più complessi persino dei livelli segreti dei suoi predecessori. E parliamo anche della semplice avventura principale.

Gli sviluppatori avevano infatti promesso un titolo che avrebbe messo alla prova anche i fan più duri. Ve lo assicuriamo, è davvero così. Nonostante la tendenza della saga a semplificarsi col passare del tempo (del resto, il capitolo originale resta obiettivamente il più duro di tutti) questo Crash 4 sorprende e va all in sull’impegno richiesto al giocatore. La seconda metà della campagna ha innumerevoli sezioni da incubo, e se ci si azzarda ad affacciarsi nel campo degli obiettivi secondari (gemme nascoste, sfide o livelli bonus flashback) si esce completamente di testa.

Il premio, chiaramente, sono nuove skin, ma anche finali aggiuntivi che vanno ad aggiungere sapore a una vicenda che riesce a scaldare il cuore di chi ha seguito il bandicoot Naughty Dog fin dagli albori. L’autoreferenzialità è tanta e i dialoghi metanarrativi son sicuramente quelli meglio riusciti. Peccato arrivi troppo poco, e troppo tardi.

Il finale è davvero folle, ma resta uno degli unici punti alti di una vicenda che aveva tutte le carte in regola per espandere la lore in maniera convincente. Purtroppo, alla fine, non resta impressa né nelle aggiunte e né nelle rivisitazioni di ciò che già c’era.

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Ciò che bisogna comprendere fin da subito è che tutte queste nuove aggiunte sfalsano di un pelo ciò che è la natura da platformer rapido storica di Crash.

In alcune sezioni, si deve ragionare così tanto sul da farsi che Crash Bandicoot 4: It’s About Time quasi assume la forma di un puzzle game: questo lo si può vedere anche nel gameplay di Neo Cortex, dove è facile ritrovarsi a fare avanti e indietro per decidere in cosa trasformare ogni nemico, così da raggiungere zone impossibili; o Dingodile, che deve aspirare casse precise per potersi poi liberare il percorso.

Un cambio di ritmo coraggioso, che aggiunge un sapore nuovo, ma che evolve la formula con una rinnovata profondità. I puristi, in questi casi, dovranno aprire la mente in direzione della novità.

Tawna ha forse il gameplay più derivativo di tutti, ma l’idea di concedere più spazio ad altri personaggi aiuta la varietà e il risultato è un gioco sì classico, ma dal feeling differente. Pad alla mano, Crash è più scattante e preciso che mai: volteggiare è un vero piacere, e il segnalino della zona d’atterraggio cancella ogni dubbio sulla prospettiva. Insomma, ciò che è davvero importante, la sensazione che dà il protagonista una volta saltati nei suoi panni, è promossa a pieni voti.

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Sparita l’imprecisione piaga della N. Sane Trilogy, con quel famoso Crash coi “piedi a pillola” che scivolava dal bordo di ogni precipizio.

Il gioco, poi, è anche più lungo di un Crash medio, soprattutto se consideriamo tutte le sfide, le varie condizioni per raccogliere i segreti, le prove a tempo o le decine di livelli bonus. Completarlo al cento per cento richiede di diventare praticamente perfetti in ogni punto e in ogni sua variante, e state pur certi che non ci riuscirete prima di svariate settimane o mesi. Se non addirittura mai.

Carina l’introduzione del multigiocatore. Due, tre o quattro persone potranno scambiarsi il pad e provare a battere i record degli altri in tempo reale, in vere e proprie gare basate sui livelli principali. Sicuramente un buon passatempo, utile anche per rimpinguare l’offerta del pacchetto.

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Stilisticamente, Crash Bandicoot 4: It’s About Time mostra il fianco a pochissime sbavature.

È letteralmente un quadro in movimento, e l’abbandono dello stile più realistico del remake ha sicuramente dato i suoi frutti. È vibrante, ed è uno dei picchi massimi mai raggiunti dalla grafica cartoon in tempo reale. Lo stile delle varianti di alcuni mondi è davvero incredibile: nell’epoca dei pirati, ad esempio, saranno le nostre giravolte a colorare ciò che abbiamo attorno.

Un po’ dimenticabili forse le colonne sonore, che danno il meglio di loro solo quando si ispirano al materiale originale.

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In generale, pur con le sue ingenuità, Crash Bandicoot 4: It’s About Time è forse il miglior seguito che Crash abbia visto da vent’anni a questa parte.

E, sicuramente, il più vicino allo spirito originale, seppur riesca a rivelarsi abbastanza furbo da svecchiarlo nei punti giusti. Nonostante non tutte le aggiunte risultino studiate al millimetro, offre abbastanza varietà da non annoiare mai. Qualche strano sbalzo della difficoltà andrebbe forse aggiustato via patch: in molte situazioni, manca palesemente qualche checkpoint, mentre molti boss sono fin troppo facili.

Qualche potere più fantasioso avrebbe forse separato questo Crash dalla miriade di concorrenti che hanno gli stessi assi nella manica, ma non è grave. Anche perché Crash Bandicoot 4: It’s About Time, le cose che fanno gli altri, le fa meglio. E gli basta anche così.

Bentornato allora, piccolo bandicoot!

Nella speranza che questa nuova avventura possa dare il via a un nuovo filone di strabilianti giochi. E che la sua eredità non venga nuovamente infangata da prodotti che hanno piazzato Crash sotto i riflettori solo per lucrare sul suo marchio.

È divertente, è rifinito, è impegnativo: il seguito che aspettavamo da vent’anni è finalmente qui. Classicità e novità, familiarità e innovazione si fondono in un mix che ci ha fatto tornare bambini. E in mezzo a tanta voglia di futuro, a volte, non si può chiedere di meglio.