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Crea “Call of Duty in Toscana” con l’IA per satira: la Digos gli perquisisce casa e finisce indagato

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Soldato delle forze speciali davanti allo skyline di Londra devastato dalla guerra con elicotteri e truppe sullo sfondo.

Quello che doveva essere un esperimento satirico realizzato con l’intelligenza artificiale si è trasformato in una vicenda decisamente più seria. Giorgio Galimberti, videomaker dell’Empolese, è finito al centro di un’indagine dopo aver realizzato un filmato che trasforma diverse località della Toscana in scenari di guerra ispirati a Call of Duty.

Il video, pubblicato sui social e diventato rapidamente virale, mostra città e luoghi realmente esistenti invasi da soldati, esplosioni e mezzi militari. L’intenzione dichiarata dall’autore era quella di realizzare una parodia, ma alcune delle sequenze hanno attirato l’attenzione degli investigatori.

La Toscana trasformata in una gigantesca mappa di Call of Duty

Il filmato è stato pubblicato il 17 agosto 2026 ed è stato successivamente rilanciato da diverse pagine social dedicate alla satira toscana.

Grazie all’utilizzo dell’intelligenza artificiale, Firenze, Siena, Pisa, Livorno, Arezzo e altre località vengono trasformate in qualcosa che sembra uscito direttamente da uno sparatutto militare.

Tra esplosioni, elicotteri e combattimenti, una delle scene più delicate mostra un militare mentre lancia un razzo in direzione del Palazzo di Giustizia di Firenze.

Ed è proprio la rappresentazione di luoghi reali all’interno di questo particolare contesto ad aver contribuito ad attirare l’attenzione delle autorità.

Dalla parodia alla perquisizione della Digos

La vicenda è quindi uscita rapidamente dai confini dei social.

Galimberti è stato iscritto nel registro degli indagati nell’ambito degli accertamenti della Procura di Firenze, mentre la sua abitazione è stata sottoposta a perquisizione da parte della Digos. Nelle ricostruzioni del caso viene indicata un’ipotesi legata all’istigazione a delinquere/incitamento alla violenza.

Secondo quanto raccontato dallo stesso autore, durante i controlli sarebbero state effettuate verifiche anche alla ricerca di eventuale materiale riconducibile a terrorismo o attentati. Galimberti sostiene che non sarebbe stato trovato nulla di questo tipo.

Quest’ultimo elemento rappresenta però la versione fornita dall’autore e non va confuso con un accertamento giudiziario definitivo.

L’autore difende il video: «Era satira»

Galimberti sostiene che dietro al progetto non ci fosse alcuna intenzione di promuovere comportamenti violenti. L’obiettivo sarebbe stato semplicemente quello di realizzare una parodia di Call of Duty ambientata in Toscana, sfruttando le possibilità offerte dai moderni strumenti di intelligenza artificiale.

Il successo sui social aveva portato il filmato a circolare rapidamente, mentre successivamente l’autore avrebbe sperimentato un’idea simile anche immaginando Grand Theft Auto in versione toscana.

Il caso solleva inevitabilmente una questione molto più ampia: con immagini generate dall’IA sempre più realistiche, dove termina la satira e dove comincia un contenuto capace di attirare l’attenzione delle autorità?

Essere indagati non significa essere colpevoli

È importante precisare che l’iscrizione nel registro degli indagati non equivale a una condanna e non dimostra automaticamente la responsabilità dell’autore.

Saranno gli accertamenti a chiarire la vicenda e a stabilire come debba essere valutato il contenuto pubblicato.

Resta però una storia decisamente particolare: un video nato per immaginare ironicamente Call of Duty tra le città della Toscana è riuscito a passare dai social direttamente all’attenzione della Procura.

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