Cuphead: il team costretto ad abbandonare lavoro e ipotecare casa

Premettiamolo subito: Cuphead è magnifico. Come ogni cosa magnifica, però, è figlia di vari compromessi.

Questi compromessi non li vediamo certamente all’interno del gioco che, attualmente, sembra fantastico sotto ogni aspetto. Il problema, a questo giro, va ricercato nella vita personale degli sviluppatori.

Il team era inizialmente composto da pochissime persone: i creatori di Cuphead, dopotutto, sono due fratelli con un sogno in comune: quello di sviluppare il gioco che avevano sempre desiderato. Per raggiungere l’obiettivo, però, hanno letteralmente scommesso la loro intera vita.

“La verità è che Cuphead è diventato solo ora il gioco che volevanm”, ha infatti spiegato Chad Moldenhauer, lead designer e co-creatore.

“Non stiamo aggiungendo livelli solo per allungare il brodo. Stiamo semplicemente reinserendo tutto ciò che avevamo rimosso quando ci eravamo accorti che eravamo in pochi per portare avanti il progetto”.

“Mio fratello e io abbiamo abbandonato il lavoro, ipotecato le nostre case e poi esteso il team di sviluppo”.

“Questa era l’unica possibilità che avevamo di creare il gioco che abbiamo sempre sognato, piuttosto che qualcosa di infinitamente più piccolo solo perché non avevamo abbastanza staff”.

Il gioco, vi ricordiamo, è atteso per fine anno su PC e Xbox One. Ci metterà nei panni di due persone che, dopo aver fatto un patto col Diavolo, perdono la loro testa e sono costretti a lavorare per lui per ripagare il debito.

Parliamo di uno shooter bidimensionale con veste grafica fortemente ispirata ai cartoni animati degli anni ’30.

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