
Hideki Kamiya torna a far discutere l’industria videoludica con alcune riflessioni sul futuro dei giochi tripla A e sulla libertà creativa degli sviluppatori. Durante il Press Café del Lucca Comics & Games 2026, il celebre game designer giapponese ha affrontato uno degli argomenti più dibattuti degli ultimi anni: quanto spazio rimane per la sperimentazione nelle produzioni ad alto budget?
L’autore di Devil May Cry, Bayonetta e Ōkami ha confrontato il panorama videoludico contemporaneo con quello di circa vent’anni fa, soffermandosi sui cambiamenti che hanno trasformato profondamente il settore. Secondo Kamiya, oggi esistono molte più opportunità per realizzare videogiochi, soprattutto grazie alla crescita degli sviluppatori indipendenti. Tuttavia, le grandi produzioni devono confrontarsi con pressioni economiche che possono limitare le scelte dei creativi.
I giochi AAA non possono permettersi di fallire
Uno degli aspetti più interessanti delle dichiarazioni di Kamiya riguarda il rapporto tra publisher e sviluppatori. Il game designer ha sottolineato come i videogiochi tripla A siano diventati progetti particolarmente delicati dal punto di vista commerciale.
I grandi investimenti necessari alla loro realizzazione rendono infatti un eventuale insuccesso molto difficile da sostenere. Questo porta i publisher ad assumere un atteggiamento più prudente, concedendo meno spazio alla sperimentazione e alle idee considerate rischiose.
Secondo Kamiya, i publisher tendono quindi a limitare la libertà degli autori, proprio perché un fallimento commerciale potrebbe avere conseguenze importanti sull’intero progetto.
Non si tratta necessariamente di una critica alla qualità dei videogiochi moderni, ma di una riflessione sulle condizioni in cui vengono sviluppati. Un’industria capace di produrre opere tecnologicamente straordinarie può infatti incontrare difficoltà quando deve proporre qualcosa di realmente diverso.
Gli sviluppatori indipendenti rappresentano un’opportunità
Il giudizio di Kamiya sul settore non è però esclusivamente critico. Durante l’incontro, il director ha riconosciuto quanto il mondo dei videogiochi sia cresciuto rispetto al passato.
Oggi numerosi sviluppatori indipendenti hanno la possibilità di realizzare opere originali, proponendo esperienze che difficilmente troverebbero spazio all’interno delle grandi produzioni.
La scena indie rappresenta quindi un elemento fondamentale dell’evoluzione videoludica, perché contribuisce ad ampliare l’offerta e a mantenere viva la sperimentazione.
Il confronto tra sviluppatori indipendenti e grandi publisher evidenzia una situazione interessante. Da una parte ci sono produzioni con risorse economiche considerevoli, ma sottoposte a importanti aspettative commerciali. Dall’altra troviamo team più piccoli che, pur dovendo affrontare difficoltà differenti, possono talvolta esplorare soluzioni creative meno convenzionali.
Per Kamiya il game design viene prima di tutto
Le considerazioni sull’industria si collegano direttamente alla filosofia creativa di Kamiya. Interrogato su quale fosse l’elemento più importante nell’evoluzione dei videogiochi, l’autore ha indicato il game design, attribuendogli un’importanza superiore rispetto alla grafica e allo storytelling.
Per il director, l’identità di un videogioco nasce prima di tutto dalle idee che ne definiscono il funzionamento e dall’esperienza concreta proposta al giocatore.
Alla domanda su quale genere vorrebbe innovare, Kamiya non ha indicato una categoria particolare. Ha spiegato di preferire creare ciò che desidera, cercando ogni volta di ottenere un risultato unico. Saranno poi i giocatori a riconoscere il valore dell’opera.
Il futuro dei videogiochi dipenderà anche dal coraggio di sperimentare
Le dichiarazioni rilasciate al Lucca Comics & Games 2026 offrono uno spunto significativo per riflettere sul futuro dell’industria.
La crescita dei budget non coincide necessariamente con una maggiore libertà creativa, e questo rappresenta uno dei paradossi del mercato contemporaneo.
L’esperienza di Kamiya dimostra quanto una visione autoriale possa contribuire alla nascita di opere capaci di lasciare un segno nella storia del medium.
Oggi, alla guida di CLOVERS e impegnato nel seguito di Ōkami, il game designer continua a sostenere un approccio che mette le idee al centro dello sviluppo. Una filosofia che invita a riflettere su quanto sia importante preservare la possibilità di sperimentare, anche in un settore sempre più competitivo.
E voi cosa ne pensate? I videogiochi tripla A stanno diventando troppo prudenti oppure l’industria continua a offrire esperienze davvero innovative?
