Hood: Outlaws & Legends – Prime impressioni (PS5)

Hood: Outlaws & Legends è un multiplayer online cooperativo, privo di una campagna single player, in cui due squadre di quattro giocatori competono per recuperare un forziere. Proprio come il Robin Hood della leggenda, il nostro compito sarà quello di rubare ai ricchi, e dunque al regno, per dare ai poveri.

Tuttavia i giocatori non saranno soli all’interno della . Sarà necessario infatti interagire con dei nemici controllati dall’IA: le guardie e lo sceriffo. Si tratta perciò di un multiplayer online PVPVE, dunque con elementi PVE e PVP.

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La struttura delle partite è semplice e chiara: nella prima fase dovremo rubare allo sceriffo la chiave per accedere alla camera del tesoro, situata all’interno della chiesa. Per questa fase è preferibile usare Robin e Marianne.

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Robin è un cecchino, e con il suo arco può colpire da lunghe distanze ed eliminare i nemici con un solo colpo alla testa. È però un personaggio debole nel corpo a corpo, che quindi dovrà tenersi a debita distanza dal campo di battaglia. Un ottimo stile di gioco con Robin consiste nell’arrampicarsi sulle strutture dislocate nelle varie mappe per fare ricognizione e segnalare agli alleati le posizioni delle guardie, dei giocatori della squadra nemica e dello sceriffo.

Per borseggiare lo sceriffo il gioco ci suggerisce invece Marianne, la quale, tramite la sua abilità speciale, può diventare invisibile per qualche secondo e rubare la chiave in tutta sicurezza. Ovviamente potremo anche utilizzare personaggi diversi per portare a termine i vari compiti, ma le caratteristiche di Robin ,Marianne, John e Took sembrano corrispondere a dei ruoli ben precisi.

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Una volta rubata la chiave dovremo usarla per aprire la camera del tesoro, rubare il forziere e portarlo al punto di estrazione. Il personaggio addetto al trasporto del forziere sarà vulnerabile agli attacchi nemici, poiché avrà le mani impegnate a reggere il bottino, e sarà quindi compito degli alleati difenderlo mentre la squadra cercherà di raggiungere un punto di estrazione.

Il più adatto al trasporto del forziere è probabilmente John, data la sua grande resistenza fisica, che gli consente di assorbire una grande quantità di danni. Ad assistere la squadra in ogni situazione invece c’è Took, il monaco, la cui abilità speciale gli consente di curare i suoi alleati, e può anche tenere a bada i nemici dalla media distanza con la sua arma a catena.

I personaggi quindi sono quattro, e le squadre si compongono proprio di quattro elementi. È ovvio che Robin, Marianne, John e Took siano stati pensati per essere giocati insieme, sinergicamente, di modo che ognuno abbia le caratteristiche necessarie ad assolvere uno specifico compito all’interno del match.

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E allora perché dare la possibilità ad una squadra di giocare con personaggi doppi, tripli o addirittura quadrupli? Da una parte è ottimo che si lascino aperte più possibilità di gameplay ai team, che possono organizzarsi attorno ad una strategia originale e pianificata accuratamente per funzionare con una composizione bizzarra; ma dall’altra traspare una certa incoerenza, che potrebbe creare ulteriore confusione in una player base che, al momento, sta giocando Hood: Outlaws & Legends come fosse un deathmatch di Unreal, ignorando completamente l’elemento e facendo scattare gli allarmi ogni volta che può.

Se verremo individuati, infatti, un allarme allerterà guardie e giocatori avversari, e scatenerà delle sessioni di combattimento che, come vedremo, non funzionano granché bene. Siamo fiduciosi che con il passare del tempo i giocatori capiranno l’essenza del gioco e impareranno ad affrontarlo nella maniera giusta, ma per ora preparatevi a partite quantomeno caotiche.

Il gioco non incoraggia lo scontro aperto, ma ci invita allo stealth, un po’ come accade in Hunt: Showdown. E certo, nascondersi non è sempre facile, ma Hood: Outlaws & Legends ci rende il compito più abbordabile, non mostrando cursori o nomi sopra le teste dei giocatori avversari. Il che è sì delizia ma anche croce, poiché risulta difficile distinguere i giocatori avversari dalle guardie controllate dall’IA, anche a causa della scarsa illuminazione.

Se venissimo identificati dagli avversari potremmo essere pingati, e tutti potranno vedere dove ci troviamo. Inoltre, se saremo in possesso della chiave, comparirà un ulteriore indicatore sulla nostra posizione. A questo punto potremo scegliere se continuare a scappare o se appoggiare il forziere a terra e combattere fianco a fianco con i nostri alleati, per difenderci dagli assalti dei giocatori e da quelli delle guardie. Morire significa lasciare il forziere in mano agli avversari, che potranno a loro volta dirigersi verso un punto di estrazione per tentare di scappare con il bottino.

Quando riusciremo a posizionare il forziere nel punto di estrazione dovremo difenderlo dagli attacchi nemici, mentre uno o due alleati provvederanno ad azionare il meccanismo di estrazione. Specialmente in quest’ultima fase (ma può succedere in qualsiasi momento) si scateneranno dei combattimenti decisamente caotici, che rendono evidenti i limiti del combat system, specialmente una volta che si esce dai binari dello stealth. Le hitbox sono palesemente sbagliate e le animazioni macchinose e legnose. Combattere corpo a corpo è davvero una brutta esperienza, purtroppo. Specialmente con Robin, al quale stranamente manca un tasto per agganciare il bersaglio.

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Un’altra considerazione va fatta riguardo l’IA delle guardie: sono davvero troppo facili da aggirare o eliminare. Vero che, in situazioni PVP, sarebbe forse troppo difficile gestire tutte quelle guardie insieme agli altri giocatori, se fossero pure guardie intelligenti. Una soluzione potrebbe essere quella di diminuire il numero di guardie, ma renderle più reattive.

Il matchmaking è un altro elemento problematico: infatti, già a livello 2, ci si può trovare a dover giocare con giocatori di livello 20, 60, addirittura 90. Se i giocatori di alto livello finiranno nella vostra squadra preparatevi a non far nulla e a sentirvi inutili per tutta la partita. Se invece saranno nella squadra avversaria perderete malamente, continuando a non capire molto di come funzioni il gioco.

Il matchmaking dovrebbe, almeno in parte, tener conto del livello dei giocatori. Non farlo peggiora notevolmente l’esperienza di gioco, ma questa è una mancanza alla quale si potrà facilmente rimediare con delle patch di aggiornamento.

Tra una partita e l’altra visiteremo il nascondiglio, una base che potremo potenziare, proprio come il nostro personaggio. Elemento, questo, che inserisce una componente di progressione molto interessante, e che può essere soddisfacente a lungo termine.

Le mappe sono varie e ben strutturate, e l’ambientazione medievale è un tocco sicuramente originale per un multiplayer cooperativo. Inoltre il gioco è graficamente piacevole e, sebbene non sia paragonabile ad un titolo tripla A, gira tranquillamente a 4k e 60 fps su PS5.

Un’ultima pecca è la mancanza di una campagna single player, alla quale si presterebbe molto bene un gioco come questo, che trae ispirazione dalla leggenda di Robin Hood. In alternativa un’altra modalità di gioco, come ad esempio un deathmatch vero e proprio, aiuterebbe a mitigare la sensazione di ripetitività che emerge dopo qualche partita di seguito.

Insomma, Hood: Outlaws & Legends è un gioco che si basa su delle belle intuizioni, che però non vengono sviluppate in maniera ottimale. Si tratta sicuramente di un titolo divertente se giocato con un gruppo di amici, ma che risente di un matchmaking non proprio equilibrato e di alcuni problemi nel combat system.

Ad ogni modo, ricordiamo che stiamo parlando di un multiplayer online, che verrà sicuramente aggiornato nel tempo. Queste impressioni, dunque, non sono da considerarsi definitive, e speriamo che nelle prossime patch il gioco verrà migliorato.