
Non importa quante volte ci abbiamo sbattuto il muso, a quanto pare non riusciamo proprio a resistere al fascino compulsivo dell’acquisto al Day One. Fomentati ad arte roboanti campagne promozionali espressamente concepite per trasformare l’impazienza in un vettore commerciale, milioni di gamer seguitano difatti a vuotare il portafogli ogni qualvolta il titolo più atteso arrivi negli store. E poco importa se quella comperata si rivelerà la peggiore versione possibile del prodotto in questione: l’unica cosa che sembra contare è poter gridare “mio” prima degli altri.
Laddove un automobilista troverebbe assurdo acquistare un veicolo privo di fari e un cinefilo si rifiuterebbe categoricamente di pagare biglietto pieno per assistere alla proiezione di un film cui non fosse stata già integrata l’effettistica, il gamer continua in effetti a mostrarsi fin troppo indulgente… Tanto da ritenere che sia accettabile sganciare cifra tonda per portarsi a casa un titolo che verrà completato solo mesi dopo mediante il rilascio di patch, aggiornamenti, hotfix, correzioni e ottimizzazioni varie.
Per quanto possa risultare imbarazzate, occorre in tal senso ribadire che tutto ciò non è affatto normale e che pagare il prezzo massimo per investire in un cantiere aperto costituisca un corto circuito dai contorni paradossali.
Ma allora perché continuiamo a insistere?
È opinione diffusa che la risposta vanti carattere prevalentemente emotivo. Logorato da un attesa spasmodica, l’utente medio non sarebbe in grado di resistere all’impulso di accomodarsi in prima fila, avere diritto di prelazione in ambito critico e partecipare al dibattito da una posizione privilegiata. A tutto ciò andrebbe poi aggiungendosi il timore degli spoiler e l’intima necessità di non rimanere “esclusi” dall’evento: come se il lancio di un videogame consistesse di una celebrazione collettiva alla quale ogni appassionato abbia l’obbligo morale di prendere parte.Caso vuole che il momento storico in cui ci troviamo offra un esempio straordinario: l’isteria di massa che si è generata intorno ai pre-order di GTA VI fotografa infatti al microscopio tutte le dinamiche del fenomeno in questione. Pur essendo assolutamente consci del fatto che il codice su cui metteranno le mani il 19 novembre prossimo sarà ben lungi dall’offrire le prestazioni che ci si potrà aspettare tra sei mesi, milioni e milioni di utenti si sono già assicurati la propria copia a suon di bigliettoni.
Onde evitare fastidiosi equivoci, precisiamo che nessuno qui ritenga che il nuovo classico Rockstar Games non meriti l’acquisto. Ci mancherebbe. Viste le colossali ambizioni del progetto è tuttavia ragionevole immaginare che i suoi autori continueranno a lavorarci per molti mesi a venire, levigandone la forma a cadenza periodica fino a quando e ben oltre il momento in cui il prezzo di listino calerà fisiologicamente. Posto che GTA VI farà senz’altro la sua bella figura al Day One, occorrerebbe chiedersi se non valga la pena attendere qualche settimana in più: dopo circa 13 anni, cosa volete del resto che sia lasciar passare qualche mese in più? A questo punto, molti staranno scuotendo la testa in segno di disapprovazione e per certi versi c’è anche da capirli: se l’industria moderna dei videogame ci ha insegnato qualcosa è che potremmo oggettivamente rischiare di avere la versione definitiva di GTA VI solo tra qualche anno, quando sistemi più potenti ospiteranno le sue inevitabili remastered. Per quanto possa essere eccessivo pretendere tanta pazienza, un minimo di cautela potrebbe non guastare: si pensi, ad esempio, ai progressi registrati negli ultimi mesi da Crimson Desert il cui prezzo è sceso a 55 Euro proprio in questi giorni.
Disgraziatamente, i signori del Marketing hanno una contromossa preziosa per stanare anche i gamer più prudenti. Nel momento in cui trailer e demo spacca mascella non dovessero riuscire a fare il proprio lavoro, arrivano infatti le sirene della Collector’s Edition, meglio identificabile come il trappolone per antonomasia. La comune narrativa ci racconta da anni che quella scatola speciale rappresenti il modo definitivo per celebrare il nostro rapporto con il videogioco e il rispettivo sotto testo suggerisce che tutti i gadget a supporto alimenteranno nel tempo il valore collezionistico dell’affare. Anni di speculazioni fallite rimarcano però che quella paccottiglia non costituisca necessariamente un investimento vantaggioso. Basta osservare il mercato dell’usato per accorgersi di quante Collector’s Edition, rimaste invendute o ricomparse anni dopo, vengano proposte a cifre tutt’altro che memorabili. Il semplice fatto di possedere una limited edition non garantisce pertanto alcuna rivalutazione futura. Anche perché la stragrande maggioranza degli oggetti prodotti in massa come portachiavi, statuette, mappe e card deck non invecchiano esattamente come il vino.
Anche in questo caso, ci ritroviamo dunque coinvolti in un rischioso garbuglio commerciale: quel sibillino compra adesso, perché domani potrebbe non esserci più che fa firma con gioca subito, perché tutti ne stanno parlando. Vi trovate? Oh.
Ora è pacifico che sconsigliare l’acquisto al Day One non rappresenti un invito al boicottaggio. Se un videogioco vi interessa davvero e volete essere tra i primi a giocarlo, non c’è nulla di male nel farlo. Il problema nasce quando questa possibilità viene trasformata in un’abitudine irrazionale, quasi fosse necessario dimostrare il proprio amore per un gioco acquistandolo nel momento esatto in cui è più costoso e meno rifinito. Vale dunque la pena ricordare che il tempo lavora quasi sempre a nostro favore. Dopo qualche mese dal lancio i prezzi calano, le patch hanno corretto buona parte dei problemi, gli aggiornamenti hanno migliorato l’esperienza e la comunità ha già fatto emergere gli eventuali difetti che la campagna promozionale aveva accuratamente evitato di mostrare.
Piuttosto che pagare di più per avere di meno seguendo i criteri di una futile corsa a chi arriva primo, potremmo magari provare a prolungare l’attesa e pagare di meno per avere di più. Sebbene vogliano farvi credere il contrario, GTA VI o qualsiasi altro titolo di grido non svaniranno infatti d’incanto dopo il Day One, ma saranno sempre lì ad attendervi per decenni.











