Nier Replicant – Recensione (PS5) del “remake” di un gioco di culto

Recensire Replicant (ignoreremo il suffisso ver. 1.22474487139) si è rivelato un esercizio analitico molto interessante.

Di fatto, l’IP in questione si è consegnata alla memoria dei videogiocatori come uno degli insuccessi commerciali più di successo nella storia dei videogiochi.

Una circostanza che ha estremamente polarizzato il pubblico videoludico: da una parte si hanno i fan, vecchi e nuovi, che vogliono sapere della bontà di questo remake, dall’altra abbiamo invece i giocatori che non hanno mai avuto l’occasione di conoscere il titolo e vorrebbero sapere a cosa vanno incontro.

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Nier Replicant 1

Partiamo dalle basi. Il gioco originale, uscito nel lontano 2010, aveva due versioni: quella destinata al mercato orientale, denominata Replicant, e quella occidentale, chiamata Gestalt.

Le due versioni non presentavano differenze sostanziali, se non nell’aspetto esteriore del protagonista principale, . Allora, la scelta di Square fu determinata dalla convinzione che avere un eroe incarnato in un imberbe adolescente fosse non compatibile con i gusti del pubblico al di là del Sol Levante.

Il gioco, di per sé, era afflitto da molteplici problemi tecnici e strutturali che non contribuirono a far iscrivere le vicende di Nier tra i maggiori successi di quell’anno, anzi. Anche la critica specializzata non lo giudicò positivamente ma, nella maggior parte dei casi, ne elogiò la sceneggiatura e la colonna sonora, a scapito di una realizzazione tecnica che faceva acqua da tutte le parti.

Nier Replicant 2

Ciononostante Nier divenne una sorta di cult tra gli appassionati, che stimarono l’eclettismo del direttore creativo dell’opera, ovvero Yoko Taro. Tra le fila dei fan si annoveravano anche alcuni sviluppatori di Platinum Games, ed è grazie a loro che il geniale autore poté pubblicare nel 2017 Nier Automata, una delle più interessanti produzioni della passata generazione.

Con il successo mondiale delle vicende della fascinosa 2B e del coraggioso 9S, l’interesse per le creazioni di Taro crebbe così tanto da convincere Square Enix ad annunciare il remake di Nier Replicant. E oggi, dopo un decennio, le avventure di Nier, Kainé ed Emil tornano grazie a in un’edizione definita “Version Up”: una sorta di remake shot-for-shot con un netto miglioramento del comparto tecnico e qualche importante aggiunta narrativa.

Nier Replicant 3

L’incipit del gioco è semplicissimo: il protagonista, Nier, vuole salvare la sorella Yonah da una misteriosa malattia da cui è affetta, la Necrografia.

Da qui, il giocatore verrà immerso in una trama particolarissima e stratificata che dovrà ripercorrere più volte per comprenderne appieno tutti i retroscena. In questo rifacimento nulla è stato modificato rispetto all’originale, tranne per qualche nuovo ed importantissimo elemento che non vogliamo però assolutamente spoilerarvi.

Sfortunatamente, rimangono alcune ingenuità di scrittura originali, che non vanno però ad inficiare la qualità complessiva della composita sceneggiatura. Oltre alla modalità di esposizione assolutamente atipica, la messa in scena continua ad offrire molteplici livelli d’interpretazione, sebbene non si arrivi alla complessità simbolica presente in Nier Automata.

Nier Replicant 4

A livello strutturale il gioco resta lo stesso, con i suoi atavici difetti: permangono per esempio i numerosi caricamenti (ridotti su PlayStation5) tra uno scenario e l’altro che, uniti ad una pessima gestione delle quest, arrivavano a snervare anche il più paziente dei videogiocatori. Pure il contenuto delle missioni secondarie è rimasto immutato: consigliamo quindi ai veterani di Nier di riesumare le vecchie canne da pesca.

Il contributo più importante di al titolo è sicuramente il rifacimento del comparto tecnico: la grafica rispetta l’estetica sfumata e quasi color seppia dell’originale, ma viene riproposta con una qualità delle texture migliorata ed effetti rinnovati, seppur con qualche trascurabile inciampo.

Anche i modelli dei personaggi sono stati rifatti, e il doppiaggio è stato messo a nuovo senza venire modificato né nelle battute (le imprecazioni di Kainé son tutte lì) né nelle voci originali protagoniste. Finalmente però sono presenti i sottotitoli in italiano.

Nier Replicant 5

Un discorso a parte merita la colonna sonora, che vanta tra le migliori che il videoludico ricordi. Keiiki Okabe, vecchio compagno di studi di Taro, riuscì a comporre musiche così belle e coinvolgenti che, se non ci fosse stato quell’accompagnamento sonoro, probabilmente molti avrebbero gettato la spugna nel continuare a giocare a Nier.

Un lavoro originale incredibile che è stato solo leggermente riarrangiato dai Toylogic, e inserito in questo remake insieme alla possibilità di ascoltare le musiche di Nier Automata, selezionandole dal menù.

Se i hanno proceduto con estrema cautela nel metter mano alla struttura generale e alla trama, nei confronti del gameplay sono intervenuti invece con estrema fermezza: hanno fortunatamente mantenuto gli elementi caratterizzanti del titolo, come i cambi repentini di genere ludico, ma hanno usato la mano pesante sul combat system.

Questo si è in parte adeguato a quello visto in Nier Automata (grazie alla supervisione di Takahisa Taura di Platinum), regalando al personaggio di Nier un’agilità, una responsività durante il combattimento e una precisione nel lancio delle magie che nell’originale non erano minimamente ipotizzabili.

Un lavoro che ha comportato un generale abbassamento della difficoltà, ma ha reso gli scontri molto più godibili e divertenti. Tutte le boss fight che ricordiamo sono nuovamente presenti, e migliorate nella resa grafica e tecnica. Gli sviluppatori hanno inoltre previsto tre differenti livelli di difficoltà: facile (con la possibilità di combattimento automatico), normale e difficile (consigliata ai veterani del titolo).

In conclusione troviamo l’operazione Nier Replicant (ver. 1.22474487139) ben riuscita e realizzata: pad alla mano il lavoro appare più come un restauro semi-conservativo che una mera riproposizione nuda e cruda di una vecchia IP. La visione di un autore sui generis come Yoko Taro sta tutta lì, anche nei difetti più manifesti, e finalmente tutti i videogiocatori sono messi nelle condizioni di godere in modo appropriato di una esperienza di gioco particolarissima ed avvincente.

Ciononostante, pur comprendendo le motivazioni di limitare la propria azione ad alcuni specifici comparti dell’originale (come il combat system), alcuni elementi di gioco potevano essere ritoccati maggiormente. Per esempio avremmo gradito un accorciamento della terza run, e magari una diversa gestione delle missioni secondarie.

In buona sostanza, pur apprezzando il risultato finale e la ventata di freschezza apportata, Nier Replicant sembra voler languire ancora un po’ troppo nel porto sicuro dei fan, e non ci pare del tutto aperto all’arrivo dei nuovi giocatori attirati dal rinnovato interesse sul titolo.