Pirateria: Italia al top per numero di download illegali, secondo un report

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Una ricerca condotta da Time2Play svela che in Italia, gli utenti dediti alla pirateria sono molti più di quanto immaginiamo. Lo studio, condotto su un campione composto da 1.120 utenti che utilizzano regolarmente strumenti informatici, parla chiaro. Ben due utenti su tre (il 63,8% del totale) ricorrono alla tecnologia torrent per il download di file (come film e videogiochi) o a piattaforme IPTV irregolari per fruire di contenuti streaming normalmente disponibili in abbonamento.

I risultati della ricerca sulla pirateria

Lo studio, oltre a rivelare i numeri della pirateria, prova ad indagarne anche le dinamiche alla base. Gli studiosi hanno provato ad interrogarsi su quali motivazioni spingano il quasi 64% di intervistati a ricorrere a certi mezzi. Tra le giustificazioni più utilizzate risultano la non disponibilità dei contenuti desiderati sulle piattaforme regolari. Ad esempio, film molto vecchi o di cui i diritti sono andati perduti in un dedalo burocratico. Insomma, tutte quelle situazioni in cui la situazione più comoda praticabile per fruire di un contenuto richiede di indossare una benda sull’occhio.

Sebbene questa possa ancora apparire come una giustificazione lecita – pensiamo al software retro o ai film di cui è quasi impossibile reperire un supporto fisico – lo stesso non può essere detto per le risposte successive. Secondo alcuni, la giustificazione dietro il comportamento è identificabile con una eccessiva frammentazione dei contenuti tra varie piattaforme.

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Pensiamo al calcio dove le piattaforme come Sky, DAZN o Mediaset Premium si spartiscono i diritti di trasmettere diverse competizioni internazionali. Stesso discorso, forse ancor più amplificato, per i cataloghi di film e serie TV: Netflix, Amazon Prime Video, Disney Plus sono le piattaforme maggiori cui vanno aggiunte altre realtà come Paramount, Discovery Channel, HBO Max che offrono contenuti a pagamento non disponibili altrove. Tale frammentazione costringerebbe gli utenti a sottoscrivere un numero eccessivo di abbonamenti per poter fruire di tutto legalmente.

Proprio la scorsa settimana la Guardia di Finanza ha gestito una finta IPTV in occasione dell’ultima giornata di Serie A beccando migliaia di furbetti.

Perché pagare se posso scaricare?

Non fanno eccezione i videogiochi e gli applicativi PC. Per le componenti software infatti, secondo gli italiani, la pirateria è giustificabile con una frase: “perché pagare se posso avere tutto gratis?”. Quest’ultima risposta è stata fornita da 3 persone su 4 tra quelle interrogate sui fattori socio-culturali che spingono alla pirateria. Di poco sotto (71% dei rispondenti) si è giustificato adducendo come ragione il reddito basso. Qualcuno, infine, ha fornito una ragione più particolare: la volontà di avere a disposizione una copia di backup sia dei software sia dei film e delle serie tv.

A detta di queste persone, infatti, la pirateria è la necessaria soluzione al problema della volatilità dei cataloghi delle piattaforme in continuo aggiornamento. Basti pensare agli abbonati Netflix che, per continuare a fruire delle Marvel dovranno sottoscrivere un abbonamento a Disney Plus. A proposito di Netflix, sono tantissimi gli utenti che hanno ammesso di condividere con terzi la loro password e che non pagherebbero eventuali multe comminate dalla piattaforma.

Quale che sia la ragione, rimane il dato sconcertante. Una recente operazione condotta dalla Guardia di Finanza potrebbe mettere spalle al muro migliaia di utenti pirata. I rappresentanti delle Forze dell’Ordine hanno preso segretamente il controllo di una famosa piattaforma utilizzata per lo streaming illegale utilizzandola come esca per cogliere sul fatto tantissimi utenti. Già nel 2020 si era proceduto ad un maxi-sequestro.

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Gli utenti beccati dalla Finanza a usufruire di contenuti in modo illegale

A proposito di software, già altre rivelazioni avevano lasciato intendere che il fenomeno fosse molto diffuso, anche a livello globale. C’è chi si ingegna come può facendo in modo che i giochi scaricati senza permesso si comportino in maniera insolita e fastidiosa.

Purtroppo il fenomeno, benché noto, non sembra destinato a trovare facile risoluzione. Nel corso del periodo di Lockdown è stato stimato che sono sì cresciuti gli abbonati regolari ai vari servizi ma anche, contestualmente, i pirati non disposti a pagare.

Insomma, si ripete un pattern già evidenziato anche a livello accademico.

Fonte: Time2Play