Scarlet Nexus – Recensione (PS5) dell’atteso action/rpg Bandai Namco

Uno degli approcci alla comprensione di un racconto è quello di trovarne il fil rouge, ma se c’è un titolo che adotta questo approccio in maniera quasi letterale è sicuramente Scarlet Nexus. Le Red Strings infatti sono sia il cuore della trama che il nome del titolo quando era ancora in fase progettuale, ma in questa sede non vi diremo di più, per lasciare a voi scoprirne le ragioni.

L’ultima fatica di Bandai Namco si presenta come un action/rpg dai toni tipici dell’animazione giapponese, che ci porterà a vestire i panni di Yuito Sumeragi e Kasane Randall, due Guardiani alle prese con la minaccia degli Estranei.

Scarlet Nexus 1

Sotto il profilo narrativo Scarlet Nexus propone una storia principale divisa in capitoli che vedrà i nostri protagonisti crescere, stringere legami e portare alla luce le orride verità che si celano sia nel governo che nelle FSE, le forze speciali in cui i nostri due protagonisti sono arruolati.

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I due personaggi in questione hanno storie parallele che si toccano in più punti a formare un racconto unitario. Tuttavia, sebbene il menu di gioco ci permetta di scegliere con chi cominciare la prima run, suggerendo una relazione paritaria tra i due racconti, è chiaro che la struttura sia stata pensata per essere giocata partendo da Yuito, poiché il facendo il contrario molto dell’intrigo della prima metà del racconto viene meno.

Un altro elemento narrativo è invece costituito dagli eventi legame, che ci permetteranno di approfondire i rapporti con i compagni del nostro plotone. Purtroppo di questi due elementi solo il primo risulta scritto discretamente, con il secondo che, specialmente in alcuni momenti, dà origine a situazioni tragicomiche dove ci sarà possibile andare al bar a chiacchierare con individui che, magari, nella storia principale hanno appena cercato di farci la pelle.

Scarlet Nexus 2

Di altro livello fortunatamente è invece il combat system, che si configura come un frenetico hack ‘n slash arricchito da poteri psionici. Entrambi i protagonisti dispongono infatti del potere della psicocinesi, che permette loro di scaraventare i vari oggetti dello scenario sui nemici che ci sbarreranno la strada.

Questa però non è che una piccola parte del nostro arsenale, infatti tramite il SAS (sistema di allaccio sinaptico) potremo prendere in prestito dai nostri commilitoni i loro poteri e combinarli con il nostro o, una volta acquisita l’abilità da un apposito albero, anche tra di loro, per creare devastanti combinazioni.

Uno tra gli elementi che influenzano il combat system, oltre al succitato albero delle abilità, è il rapporto coi nostri compagni: con il progredire del legame tra i personaggi (mediante eventi, e battaglie) sbloccheremo infatti nuovi effetti e possibilità. Combinare i vari poteri consente di approcciare ogni tipologia di nemico facendo leva sulle sue debolezze, mantenendo però al contempo il ritmo serrato.

Al livello di difficoltà normale la curva di apprendimento è regolare, anche se avremmo gradito una sfida maggiore, che ci avrebbe permesso di apprezzare di più alcune sfumature del combat system anche senza il bisogno di aumentare la difficoltà.

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Poco ispirato è invece il design delle mappe, molto lineari e soprattutto poco integrate con l’uso dei poteri. Questi possono essere sfruttati per azioni ambientali solo in punti prestabiliti, che a volte però non differiscono a livello di design da altri luoghi molto simili, dove invece non è possibile utilizzare i poteri.

Vi sono poi anche delle missioni opzionali che, con nostro rammarico, si riducono purtroppo alla classifica fetch quest, tipologia molto usata e abusata nei titoli di stampo nipponico.

Tutto considerato, se vorrete conoscere a fondo Scarlet Nexus vi ci vorranno tra le 50 e le 60 ore, e vi consigliamo in ogni caso di giocare almeno entrambe le run.

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Sotto il profilo artistico il design dei personaggi risulta ispirato, anche se funzionale a incarnare i trope dello shounen giapponese. Il tutto reso con l’immancabile utilizzo del cel shading.

Molto d’impatto è invece l’apporto del DualSense di PS5, che grazie ai suoi grilletti adattivi riesce a conferire all’uso della psicocinesi una gradita sensazione di sforzo del protagonista e di pesantezza degli oggetti.

Alla prova dei fatti Scarlet Nexus si è rivelato un buon titolo, che purtroppo non riesce ad eccellere a causa di qualche incertezza di troppo sul piano narrativo e ad alcune strutture tipiche delle produzioni nipponiche che paiono congelate nel tempo.

Ed è un vero peccato, perché se ci fosse stata una maggiore cura negli eventi legame, e si fossero usate le secondarie per raccontare il mondo di gioco, le stringhe rosse ci avrebbero legato molto più saldamente ai nostri pad invece di spezzarsi, come è successo, al primo strattone.

In ogni caso ci sentiamo di consigliare Scarlet Nexus agli appassionati di animazione giapponese e a chi voglia provare un frenetico e capace di immedesimare in un uno psionico.