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Onimusha: Way of the Sword ci ha conquistati: tre ore con la lama di Musashi – Anteprima

Protagonista di Onimusha Way of the Sword con katana sguainata davanti a un demone nel Giappone feudale.

Tra le strade di una Kyoto divorata dalle tenebre e il clangore di lame che non concedono esitazioni, Onimusha: Way of the Sword riporta finalmente sotto i riflettori una delle saghe più amate di Capcom. Il Giappone storico è diventato negli ultimi anni un’ambientazione sempre più ricorrente nel panorama videoludico, ma la nuova produzione della casa di Osaka sembra avere carattere, identità e brutalità sufficienti per non confondersi tra le tante.

Abbiamo avuto l’opportunità di raggiungere gli uffici milanesi di Plaion e provare il gioco per circa tre ore. Un assaggio decisamente sostanzioso, durante il quale abbiamo potuto approfondire il sistema di combattimento, l’esplorazione, la progressione di Musashi e diversi scontri con i boss.

Le prime sensazioni sono molto positive: Onimusha: Way of the Sword potrebbe rappresentare la ciliegina sulla torta di un 2026 già straordinario per Capcom.

Un altro anno impressionante per Capcom

Il 2026 ha già visto Capcom pubblicare due produzioni estremamente importanti come Resident Evil Requiem e Pragmata, titoli molto diversi tra loro ma accomunati dalla volontà di proporre esperienze riconoscibili, curate e dotate di una forte identità.

Resident Evil Requiem ha riportato sotto i riflettori uno dei franchise più importanti della compagnia, mentre Pragmata ha mostrato il volto più sperimentale di Capcom attraverso un sistema di combattimento costruito intorno alla collaborazione tra Hugh e Diana. Due produzioni che, ciascuna a modo proprio, hanno confermato l’ottimo momento creativo attraversato dal publisher giapponese.

Adesso è il turno di Onimusha: Way of the Sword, atteso per il 4 settembre 2026 su PlayStation 5, XBOX Series X|S e PC. Dopo averlo provato con mano, definirlo semplicemente come il ritorno di una vecchia saga rischierebbe però di essere riduttivo.

Il nuovo capitolo non sembra voler vivere soltanto di nostalgia. Al contrario, Capcom ha recuperato alcuni degli elementi più riconoscibili della serie, aggiornandoli attraverso un sistema di combattimento moderno, brutale e immediatamente gratificante.

Il ritorno di Onimusha passa attraverso Miyamoto Musashi

Il protagonista di questa nuova avventura è Miyamoto Musashi, una delle figure più celebri della storia giapponese. Way of the Sword non rappresenta la sua prima apparizione assoluta all’interno del franchise, ma è la prima volta che il leggendario spadaccino assume il ruolo principale in un capitolo centrale della saga.

Una precisazione necessaria: il protagonista del primo Onimusha era infatti Samanosuke Akechi, mentre Musashi era apparso come personaggio sbloccabile nello spin-off Onimusha: Blade Warriors.

In Way of the Sword ci troviamo davanti a una reinterpretazione giovane, ruvida e molto più irriverente del celebre samurai. Durante la nostra prova abbiamo apprezzato soprattutto la sua ironia tagliente, utilizzata dagli sviluppatori per alleggerire alcuni momenti senza compromettere l’atmosfera oscura dell’avventura.

Musashi non è un protagonista silenzioso né un semplice contenitore attraverso il quale osservare il mondo di gioco. Ha una personalità ben definita, reagisce agli eventi, commenta ciò che accade e riesce a imporsi sulla scena anche al di fuori dei combattimenti.

Per chi scrive, appassionato del Giappone storico e lettore di Vagabond, vestire i panni di Miyamoto Musashi rappresentava già un motivo sufficiente per avvicinarsi al progetto. Il personaggio costruito da Capcom, tuttavia, sembra possedere il carisma necessario per conquistare anche chi non conosce la figura storica o le sue numerose reinterpretazioni.

Una Kyoto trasformata in un incubo

Gli eventi di Onimusha: Way of the Sword sono ambientati nella Kyoto del primo periodo Edo, reinterpretata attraverso una marcata componente dark fantasy.

Le strade, i templi e gli edifici della città sono stati invasi dai Genma, creature demoniache che trasformano ogni ambiente in uno scenario inquietante. L’atmosfera alterna luoghi apparentemente tranquilli a improvvise manifestazioni sovrannaturali, mantenendo costante una sensazione di pericolo.

Il risultato è un’ambientazione che riesce a sfruttare il fascino del Giappone storico senza limitarsi a riprodurlo passivamente. La Kyoto di Onimusha è sporca, violenta e deformata dalla presenza dei demoni, con scorci suggestivi che vengono frequentemente interrotti da immagini grottesche e combattimenti brutali.

Il comparto artistico sembra quindi rappresentare uno dei principali punti di forza della produzione. Gli ambienti non sono enormi, ma risultano sufficientemente dettagliati e caratterizzati da trasmettere una precisa identità.

La lama di Musashi è brutale e precisa

Il cuore dell’esperienza è naturalmente rappresentato dal sistema di combattimento. Da questo punto di vista, Onimusha: Way of the Sword ci è sembrato tecnico, spettacolare e sorprendentemente accessibile.

Musashi può utilizzare attacchi rapidi per concatenare diverse combo, affiancandoli a colpi più pesanti in grado di danneggiare la resistenza e la postura degli avversari. Una volta spezzate le loro difese, il protagonista può eseguire attacchi devastanti capaci di eliminare rapidamente i nemici comuni o infliggere danni considerevoli ai boss.

Alla base del combat system troviamo inoltre parate, deviazioni, contrattacchi e il ritorno dell’Issen, la tecnica simbolo della serie. Eseguire una risposta perfetta al momento giusto permette di ribaltare immediatamente uno scontro, premiando il giocatore con un attacco rapido e particolarmente violento.

Il paragone con Sekiro: Shadows Die Twice nasce quasi spontaneamente, ma le due esperienze seguono filosofie differenti. Il titolo di FromSoftware costruiva gran parte della propria difficoltà sulla precisione delle deviazioni e sulla pressione costante esercitata dal nemico. Onimusha utilizza parate e contrattacchi all’interno di un sistema più permissivo e leggibile, senza però rinunciare alla profondità.

Non basta premere ripetutamente il pulsante di attacco per avere la meglio. Occorre osservare i movimenti degli avversari, riconoscere gli attacchi, scegliere quando difendersi e capire quando sfruttare le aperture.

Due difficoltà per esperienze differenti

Durante la prova abbiamo potuto selezionare due livelli di difficoltà: Storia e Azione.

La modalità Storia è pensata per chi desidera concentrarsi sull’avventura e sull’atmosfera, offrendo combattimenti più permissivi. La modalità Azione rappresenta invece l’esperienza consigliata a chi cerca avversari più aggressivi e scontri maggiormente impegnativi.

Abbiamo provato entrambe e la differenza si percepisce soprattutto durante le battaglie più avanzate. Nella modalità Azione gli errori vengono puniti con maggiore severità e diventa fondamentale utilizzare correttamente parate, schivate e tecniche speciali.

Questo non trasforma il gioco in un soulslike. Onimusha: Way of the Sword vuole essere un action incentrato sulla padronanza della lama, non un’esperienza costruita deliberatamente per ostacolare il giocatore.

La profondità sembra comunque esserci e, considerando che le tre ore provate appartenevano soltanto a una parte dell’avventura, sarà interessante scoprire quanto aumenterà la complessità nelle fasi successive.

Un level design lineare, ma non privo di segreti

Onimusha: Way of the Sword non sembra voler proporre un mondo aperto né ambientazioni dispersive. La struttura appare prevalentemente lineare, con percorsi principali chiaramente riconoscibili e alcune deviazioni dedicate all’esplorazione.

Questa scelta non rappresenta necessariamente un limite. Al contrario, permette al gioco di mantenere un ritmo costante, alternando combattimenti, brevi momenti esplorativi e scontri più impegnativi senza diluire eccessivamente l’esperienza.

Lungo gli scenari è possibile trovare materiali, risorse e passaggi secondari. Alcuni oggetti servono a migliorare l’equipaggiamento di Musashi, mentre altri consentono di sviluppare le capacità legate alla katana, all’armatura e al Guanto Oni.

L’esplorazione non sembra voler diventare un elemento dominante, ma offre comunque ricompense sufficienti per spingere il giocatore a osservare con attenzione gli ambienti prima di proseguire.

Il Guanto Oni e il potere delle anime

Uno degli elementi più iconici della saga è naturalmente il Guanto Oni, un artefatto capace di assorbire le anime rilasciate dai Genma sconfitti.

Le anime permettono di recuperare risorse, alimentare determinate tecniche e migliorare progressivamente le capacità di Musashi. Assorbirle non è però un’azione completamente passiva: il giocatore deve valutare il momento giusto, soprattutto quando si trova circondato da più avversari.

Alcuni nemici possono inoltre interferire con le anime presenti sul campo, trasformando una semplice risorsa in un elemento strategico dello scontro. Eliminare un avversario, dunque, non significa necessariamente aver risolto il problema: attendere troppo prima di assorbirne l’energia potrebbe offrire un vantaggio alle creature ancora in vita.

Il Guanto Oni consente anche di accedere ad abilità particolarmente potenti, capaci di ribaltare gli scontri più affollati. La gestione delle anime diventa quindi parte integrante del ritmo del combattimento e non una semplice meccanica di raccolta.

Tre boss e nessuna voglia di abbassare la guardia

Nel corso delle tre ore trascorse con il gioco abbiamo affrontato tre boss differenti. Non entreremo nei dettagli per evitare anticipazioni, ma possiamo già confermare che gli scontri rappresentano uno degli aspetti più convincenti dell’esperienza.

Ogni avversario richiedeva un approccio preciso. Alcuni attacchi potevano essere parati, altri dovevano essere evitati, mentre determinate aperture consentivano di utilizzare le tecniche più devastanti di Musashi.

I boss colpiscono duramente e, soprattutto nella modalità Azione, sono in grado di punire ogni esitazione. La loro aggressività costringe il giocatore a studiarne i movimenti, evitando di affidarsi esclusivamente alle combo più semplici.

La violenza degli scontri non è soltanto visiva. Il peso dei colpi, le animazioni e il modo in cui le lame si incontrano comunicano una notevole sensazione di fisicità. Ogni deviazione riuscita produce soddisfazione, mentre ogni errore ricorda immediatamente quanto possa essere pericoloso sottovalutare un Genma.

Pur trattandosi di una prova limitata, i tre boss affrontati hanno mostrato una varietà promettente. Il nostro auspicio è che il gioco completo riesca a mantenere questo livello qualitativo, evitando di riciclare eccessivamente strutture e strategie.

Onimusha: Way of the Sword potrebbe essere una delle sorprese del 2026

Dopo circa tre ore di prova, Onimusha: Way of the Sword ci ha lasciato sensazioni estremamente positive.

Il nuovo capitolo non si limita a recuperare una proprietà intellettuale rimasta troppo a lungo lontana dalle scene. Capcom sembra aver compreso quali elementi rendessero riconoscibile la serie, aggiornandoli senza trasformare Onimusha in qualcosa che non gli appartiene.

Il sistema di combattimento è tecnico ma accessibile, Musashi possiede una presenza scenica convincente e l’ambientazione riesce a combinare il fascino della Kyoto storica con una componente demoniaca disturbante. Anche la struttura lineare appare coerente con il ritmo che il gioco vuole mantenere.

Restano naturalmente diversi interrogativi. Dovremo verificare la varietà degli ambienti, la progressione sul lungo periodo, l’evoluzione narrativa e la capacità dei combattimenti di rimanere interessanti per tutta la durata dell’avventura.

Per il momento, però, il responso è chiaro: Onimusha: Way of the Sword possiede tutte le carte in regola per diventare uno degli action più sorprendenti del 2026.

La domanda non è più se Capcom sia riuscita a riportare in vita Onimusha. Dopo questa prova, la vera domanda è un’altra: quanto in alto riuscirà ad arrivare la lama di Miyamoto Musashi?

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