Home News Un anno fa Druckmann diceva «potrebbe finire qui», oggi cambia tutto: «Non...

Un anno fa Druckmann diceva «potrebbe finire qui», oggi cambia tutto: «Non abbiamo finito con The Last of Us»

Per mesi il futuro di The Last of Us è sembrato avvolto da un’incertezza quasi totale. Naughty Dog ha spostato gran parte della propria attenzione su Intergalactic: The Heretic Prophet, The Last of Us Online è stato cancellato e lo stesso Neil Druckmann aveva invitato i giocatori a non dare per scontato l’arrivo di un terzo capitolo. Adesso, però, il presidente di Naughty Dog ha utilizzato parole decisamente differenti: «Non abbiamo finito con The Last of Us». E non si è fermato qui, perché ha rivelato che esistono già «un paio di progetti» legati alla proprietà intellettuale in lavorazione.

Non significa che The Last of Us Part III sia stato annunciato. Non lo è. Druckmann non ha confermato il terzo capitolo, non ha parlato di una storia con Ellie, non ha indicato piattaforme o finestre di lancio e non sappiamo nemmeno se entrambi i misteriosi progetti siano videogiochi. Ma rispetto alle dichiarazioni molto più fredde del passato, una cosa sembra essere cambiata: The Last of Us continuerà in qualche forma e Naughty Dog sta già lavorando al suo futuro.

«Non abbiamo finito con The Last of Us»

Le nuove dichiarazioni arrivano direttamente da Neil Druckmann, che parlando del futuro della saga ha ribadito il ruolo di Naughty Dog come custode della proprietà intellettuale. Ed è proprio durante questa discussione che è arrivata la frase destinata inevitabilmente a riaccendere le speranze dei fan.

«Non abbiamo finito con The Last of Us».

Una frase già importante da sola, ma accompagnata da un dettaglio ancora più interessante. Druckmann ha spiegato che ci sono un paio di progetti in lavorazione e che non vede l’ora di poterne parlare quando arriverà il momento.

Questo significa che non siamo semplicemente davanti alla classica porta lasciata socchiusa con un generico “mai dire mai”. Qualcosa legato a The Last of Us esiste già dietro le quinte.

Il problema è capire cosa.

The Last of Us Part III? È la prima cosa a cui pensiamo, ma non corriamo troppo

È inevitabile.

Dite a milioni di giocatori che Naughty Dog non ha finito con The Last of Us e che ci sono due progetti in lavorazione, e il primo pensiero sarà immediatamente The Last of Us Part III.

Ma proprio qui bisogna separare ciò che vorremmo sapere da ciò che Druckmann ha realmente detto.

The Last of Us Part III non è stato annunciato.

Non sappiamo se uno dei due progetti citati corrisponda al terzo capitolo. Non sappiamo nemmeno se la definizione di “progetti” indichi necessariamente due nuovi videogiochi AAA: The Last of Us è ormai una proprietà che si estende oltre il gaming e può comprendere iniziative di natura differente.

Quindi sì, Part III rimane inevitabilmente tra le possibilità che alimenteranno la discussione, ma trasformarlo oggi in un gioco ufficialmente in sviluppo significherebbe andare oltre le parole di Druckmann.

E non ce n’è nemmeno bisogno, perché quello che ha detto è già abbastanza interessante.

Perché soltanto un anno fa Druckmann diceva praticamente il contrario

Il vero elemento che rende queste dichiarazioni particolarmente significative è il confronto con il passato recente.

Nel 2025 Druckmann aveva assunto un tono decisamente più prudente quando gli era stato chiesto se il pubblico avrebbe dovuto aspettarsi ancora qualcosa dopo The Last of Us Part II. Il suo messaggio era stato sostanzialmente quello di non scommetterci troppo, arrivando ad aggiungere:

«Potrebbe finire qui».

Una dichiarazione che aveva inevitabilmente raffreddato le speranze di chi considerava Part III soltanto una questione di tempo.

Adesso il linguaggio è completamente differente.

Prima: «Potrebbe finire qui».

Oggi: «Non abbiamo finito con The Last of Us».

E soprattutto: «Abbiamo un paio di progetti in lavorazione».

Non significa necessariamente che Naughty Dog abbia approvato Part III nell’intervallo tra le due dichiarazioni. Potrebbero esserci mille spiegazioni differenti. Ma è difficile ignorare quanto sia cambiato il messaggio pubblico.

Nel 2025 Druckmann chiedeva praticamente ai giocatori di prepararsi alla possibilità che quella storia fosse conclusa.

Nel 2026 ci sta dicendo esplicitamente che la proprietà intellettuale ha ancora un futuro.

C’è però un enorme Intergalactic nel mezzo

Prima di immaginare Naughty Dog impegnata contemporaneamente su tre produzioni gigantesche, bisogna ricordare quale sia oggi la priorità dello studio.

Intergalactic: The Heretic Prophet rappresenta la nuova grande IP di Naughty Dog e il progetto sul quale lo studio sta costruendo il proprio futuro immediato. È una produzione enorme, in sviluppo da anni, e proprio per questo sarebbe prematuro immaginare automaticamente un The Last of Us Part III già entrato nella piena produzione.

Due progetti possono trovarsi in stadi completamente diversi.

Uno potrebbe essere ancora nella fase concettuale mentre un altro potrebbe avere già una squadra dedicata. Potrebbero essere videogiochi di dimensioni differenti oppure iniziative completamente diverse.

Finché Naughty Dog non sarà pronta a parlarne, qualsiasi ricostruzione più precisa sarebbe speculazione.

Ma c’è comunque un dettaglio affascinante: per anni Naughty Dog è stata identificata quasi completamente con The Last of Us. Adesso deve gestire contemporaneamente la volontà di costruire qualcosa di nuovo con Intergalactic e il peso di una delle proprietà PlayStation più importanti degli ultimi quindici anni.

Abbandonare completamente una delle due strade, evidentemente, non sembra essere il piano.

E no, questo non significa che The Last of Us Online sia improvvisamente risorto

Un’altra possibilità da eliminare immediatamente riguarda The Last of Us Online.

Il gigantesco multiplayer di Naughty Dog è stato ufficialmente cancellato. Lo studio spiegò che sostenere nel tempo un progetto live service di quelle dimensioni avrebbe richiesto una quantità tale di risorse da rischiare di trasformare Naughty Dog in uno studio dedicato quasi esclusivamente al supporto multiplayer.

La decisione fu quindi quella di preservare la capacità di continuare a realizzare le grandi esperienze single-player che hanno definito lo studio.

Le nuove parole di Druckmann non indicano che quel progetto sia stato recuperato.

Anzi, se guardiamo a quanto accaduto negli ultimi anni, la cancellazione di The Last of Us Online rappresenta probabilmente uno dei momenti più importanti per capire la Naughty Dog attuale: lo studio ha scelto quale tipo di sviluppatore voleva continuare a essere.

E adesso sappiamo che, all’interno di quel futuro, The Last of Us non è stato cancellato dall’equazione.

Ma cosa potrebbe raccontare davvero Part III?

Ed è qui che inevitabilmente iniziano le domande.

The Last of Us Part II ha lasciato il proprio universo in una situazione nella quale una continuazione è possibile, ma non obbligatoria. Ellie è sopravvissuta, ma il suo percorso ha raggiunto un punto che può essere interpretato contemporaneamente come una conclusione e come l’inizio di qualcosa di completamente diverso.

Ed è probabilmente questo il motivo per cui Naughty Dog non può limitarsi a realizzare Part III semplicemente perché il pubblico lo vuole.

The Last of Us non è mai stata una serie costruita attorno alla necessità di produrre episodi a intervalli regolari. Se un terzo capitolo esisterà, avrà bisogno di una ragione narrativa sufficientemente forte per giustificare il ritorno.

Lo stesso Druckmann aveva già lasciato intendere in passato di avere riflettuto su possibili idee legate al futuro dell’universo. Ma tra avere un concetto e trasformarlo in una produzione completa esiste un’enorme differenza.

Ed è proprio quel confine che oggi rimane completamente nascosto.

The Last of Us è ormai troppo grande per essere soltanto una serie di videogiochi

C’è inoltre un altro fattore da considerare.

Quando uscì il primo The Last of Us nel 2013, stavamo parlando principalmente di un videogioco Naughty Dog. Oggi The Last of Us è diventato un franchise molto più ampio, capace di vivere attraverso media e prodotti differenti.

Questo rende volutamente ambigua la definizione di quei misteriosi “progetti”.

Potrebbero esserci videogiochi. Potrebbero esserci iniziative collaterali. Potrebbero esserci progetti dei quali oggi non abbiamo nemmeno gli strumenti per intuire la natura.

Ecco perché la frase più importante pronunciata da Druckmann non è necessariamente “abbiamo due progetti”.

È quella precedente:

«Non abbiamo finito con The Last of Us».

Perché indipendentemente dalla forma che assumeranno quei progetti, quella frase elimina almeno un dubbio: Naughty Dog non considera il franchise qualcosa da lasciare definitivamente nel passato.

Part III resta un mistero, ma adesso la porta è molto più aperta

Ed eccoci al punto.

Oggi non possiamo scrivere che The Last of Us Part III è ufficialmente in sviluppo, perché sarebbe semplicemente falso.

Possiamo però dire qualcosa che fino a poco tempo fa era molto meno scontato: Naughty Dog sta lavorando al futuro di The Last of Us.

E considerando il cambio di tono di Neil Druckmann, è difficile non domandarsi cosa sia successo dietro le quinte.

Un anno fa ci diceva di non dare per scontato un seguito.

Oggi ci dice che non hanno finito.

Un anno fa «potrebbe finire qui».

Oggi esistono «un paio di progetti in lavorazione».

Forse nessuno dei due si chiamerà The Last of Us Part III.

Forse uno di loro sì.

Per scoprirlo dovremo aspettare Naughty Dog.

Ma una cosa possiamo finalmente smettere di chiederci: The Last of Us è finito?

A quanto pare, no.

La domanda adesso è molto più interessante:

che cosa sta preparando Naughty Dog mentre tutti guardano Intergalactic?

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here