Biomutant – Recensione (PS5): Una grande attesa delusa

Era il 2017 quando Biomutant di Experiment 101 esordì con un trailer coloratissimo e accattivante sul palco della Gamescom. In particolare, a catturare l’attenzione del pubblico fu la natura particolarissima della produzione in questione: THQ Nordic era infatti in procinto di pubblicare un action/gdr open world sviluppato da un piccolissimo team di sole venti persone, e con un budget piuttosto risicato. Un genere da sempre conosciuto per i suoi esosi costi di produzione e che, proprio per questo, è solitamente restato chiuso nel recinto delle produzioni tripla A.

Va da sé inoltre che dopo i grandi successi di titoli a basso budget come i vari Hollow Knight, Disco Elysium e Hades, la voglia dei videogiocatori di mettere le mani su un gioco del genere non poteva che essere altissima. Anche noi di GameTime non vedevamo l’ora di provare questo particolarissimo esperimento videoludico ma, dopo averlo fatto, ne siamo rimasti delusi.

Biomutant 1

La nostra analisi parte da una domanda: cosa può davvero offrire un piccolo studio con pochi soldi? Il cuore dell’essere uno sviluppatore a basso budget è fondamentalmente lo stesso degli indipendenti: dare la priorità a una caratterizzazione profondamente autoriale o originale del proprio progetto. La creazione di meccaniche nuove, l’elaborazione di storie complesse e il cercare modalità di narrazione alternative diventa prioritario quando si decide di fare, per esempio, un nuovo It Takes Two (giocatelo! QUI trovate la nostra recensione, a cura di Alessio Filippelli).

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Cosa che evidentemente deve essere sfuggita al team di Experiment 101, perché Biomutant è a tutti gli effetti un action/gdr open world assolutamente aderente allo stilema classico del genere, senza guizzi particolari: le avventure del nostro procione procedono allo stesso modo di quelle di un Eivor o di un Geralt qualunque, nel bene e nel male.

È noto al pubblico che Experiment 101 abbia tratto ispirazione da moltissime produzioni maggiori, da Zelda Breath of the Wild a Devil May Cry, e quindi ritrovare qualche suggestione qua e là in Biomutant era assolutamente preventivabile. Non sono neanche i soli o i primi: per esempio Hollow Knight è chiaramente ispirato a Dark Souls nella meccanica delle anime da recuperare, e Disco Elysium prende a piene mani da Planescape: Torment per la complessità dei dialoghi, ma in questo caso l’avvicendarsi di così tante ispirazioni agli altrui lavori è tale che ci siamo chiesti :“Ma Biomutant, dove sta?”

Biomutant 2

La trama di Biomutant è incentrata sul tema dell’ecologia (tema attualissimo), ed è narrata attraverso le strutture della favola. Conseguentemente a un’apocalisse ecologica l’umanità si è estinta, e sono sopravvissuti solo gli animali che sono riusciti a evolversi in un contesto ambientale devastato. Con il tempo, essi hanno incominciato ad assumere comportamenti antropomorfizzati e organizzarsi in società tribali.

Il protagonista è un procione addestrato alle arti marziali che ha perso la memoria e, per ritrovare le proprie origini, si ritroverà a dover salvare il mondo in cui vive. Tutta la narrazione è affidata alla voce piuttosto piatta di un narratore esterno che ci accompagnerà per tutta la run. Esso ci tradurrà i dialoghi animaleschi dei personaggi e non mancherà di commentare ogni singolo evento. Sebbene sia in linea con lo stile di narrazione scelto, il narratore risulta essere piuttosto pedante e fastidioso dato il ripetersi continuo delle frasi recitate e la loro frequenza. È comunque possibile scegliere di ridurre se non addirittura di azzerare questa feature, quasi a sconfessarla.

Le parti di racconto dedicate al passato del protagonista sono affidate a una serie di cutscene di qualità discutibile, che non rendono al meglio la drammaticità degli eventi occorsi al nostro eroe. In generale le scene di intermezzo, oltre a non essere tecnicamente adeguate, spesso vengono tagliate da neri improvvisi che interrompono il dialogo in corso a favore del gioco. La qualità della scrittura poi è piuttosto elementare e indugia sia nell’infantilismo che nel didascalico spinto. Le battute dei personaggi risultano essere ripetitive e banali nel contenuto, e questo, unito alla lentezza della traduzione del narratore esterno, rende tutto il racconto noioso e poco interessante.

Biomutant 3

Sorprendentemente la mappa presenta un’ampiezza di tutto rispetto, e la resa estetica è assolutamente apprezzabile. Il mondo di Biomutant offre una buona varietà di biomi ben caratterizzati e che si armonizzano tra di loro: si passa da centri cittadini in rovina, lussureggianti foreste e aree devastate dall’inquinamento con una discreta continuità visiva. Percorrendo la mappa capita spesso di imbattersi in scorci che rimandano alle strade di Days Gone, Fallout o The Last of Us quasi in automatico. Come in tanti esponenti del genere anche in Biomutant l’interazione col mondo è piuttosto limitata, se si esclude la possibilità di depredare i luoghi visitati e, occasionalmente, di catturare qualche animaletto.

La prima ora di gioco è un lunghissimo tutorial guidato (molto vecchia scuola) che potrebbe portare alcuni videogiocatori ad abbandonare il titolo ancora prima di iniziare. Una scelta piuttosto incomprensibile dato che molti membri di Experiment 101, tra cui lo stesso director, provengono da un’esperienza decennale presso Avalanche Studios e potevano sicuramente prevedere un’introduzione più al passo con i tempi.

La struttura di gioco generale di Biomutant non presenta quelle soluzioni particolari che ci si sarebbe aspettato da una produzione di questo tipo e che si presupponeva essere sperimentale nelle intenzioni. Sono presenti diverse missioni principali, svariate missioni secondarie e più segreti sparsi per la mappa. Come da tradizione le quest sono in numero considerevole, ma cadono spesso nella ripetitività e nella banalità.

Le stesse missioni principali vengono allungate con richieste di vario genere, manco a dirlo, piazzate strategicamente agli antipodi della mappa (come la missione per costruire l’arma subacquea contro uno dei Mangiamondo). Stessa situazione per gli assalti ai forti, già di per sé ripetitivi, che vengono ulteriormente appesantiti da altri compiti da svolgere (come il recuperare un elmetto o riparare una sorta di sparafrecce); tant’è che gli sviluppatori stessi hanno previsto la possibilità di chiudere i conflitti tribali in anticipo rispetto al completamento per intero della conquista dei territori.

Biomutant 4

Un elemento mutuato dalla serie Fable è la moralità (Oscurità e Luce), che viene gestita in modo più libero rispetto alla tradizione gdr: si può infatti passare facilmente da una tendenza all’altra grazie alla libertà che gli sviluppatori hanno voluto implementare nel sistema di karma. La scelta iniziale della tribù a cui appartenere non è vincolante, e potremo oscillare tra il bene e il male come più ci aggrada, a scapito però di una valenza ludica di questa caratteristica molto più sfumata. La scelta di assottigliare la portata di questo elemento si è riversata anche sulla strutturazione generale del gioco, dato che non esiste una diversificazione delle missioni da compiere in base alla moralità che abbiamo scelto di perseguire.

Anche il sistema di customizzazione del personaggio è meno vincolante di quanto si è abituati a vedere in altri titoli: razza, caratteristiche e classe sono in buona sostanza solo dei preset iniziali che potremo modificare durante la run in base ai nostri gusti, data anche la facilità nell’acquisire abilità che ci sono precluse inizialmente. Ottimo invece è il sistema di personalizzazione dell’equipaggiamento: curatissimo e dettagliato nei minimi particolari, ci permette di sbizzarrirci nel creare nuove armi e armature per il nostro procione, sebbene la difficoltà di gioco non sia tale da necessitare una ricerca disperata di potenziamenti particolarmente efficaci contro i nemici.

La mappa di Biomutant è disseminata di oggetti per il crafting, alcuni dei quali sono veri e propri tesori nascosti da sbloccare tramite dialoghi con gli NPC. Le boss fight contro i Mangiamondo sono ben caratterizzate ma, anche in questo caso, non sono particolarmente ostiche. Al contrario lo scontro finale con la nemesi del nostro eroe risulta essere più soddisfacente in termini di combattimento puro.

Biomutant 5

Il combat system è una sorta di amalgama tra un Batman Arkham e un Devil May Cry, che permette al nostro personaggio di compiere una serie di scenografiche acrobazie e conferendogli la possibilità di passare da un’arma o potere all’altro con estrema facilità e velocità.

Un sistema che decisamente punta più all’intrattenimento che alla sfida, ma che risulta inficiato da una rozzezza generalizzata ravvisabile in una non puntuale risposta dei comandi, un feedback dei colpi inesistente e un lock-on non del tutto calibrato, tanto per citare alcuni dei difetti più vistosi.

Abbiamo giocato Biomutant in retrocompatibilità su PlayStation 5, e tecnicamente parlando non abbiamo riscontrato alcun problema se non qualche sporadico e brevissimo rallentamento. Da segnalare la gradita presenza di alcune opzioni di accessibilità per chi ha difficoltà visive o motorie, nonostante il basso budget a disposizione degli sviluppatori.

Insomma, Biomutant è un titolo che ripresenta lo stesso schema ludico di un qualunque appartenente al genere a cui fa riferimento, ma senza avere né le possibilità delle grandi produzioni né alcuno dei guizzi di creatività che ci saremmo aspettati da un prodotto che, visti i limiti di budget, avrebbe dovuto puntare proprio su quelli.

Al contrario, il lavoro di Experiment 101 attinge a piene mani dalle produzioni maggiori ma senza una concreta rielaborazione originale, artistica e tecnica. Il combat system, che rimane uno degli aspetti più piacevoli del gioco, è di fatto un’operazione derivativa tra due colossi dell’action tripla A; e dove Biomutant mette del suo, come nel sistema morale, risulta carente e non incisivo ai fini del gioco di ruolo.

Il look gradevole, la trama leggera, un gameplay molto permissivo e una durata non particolarmente eccessiva potrebbero però soddisfare quei giocatori in cerca di un open world da giocare in tutta scioltezza e senza dovergli dedicare troppo tempo o impegno.