Borealis: un computer quantistico che può risolvere in 36 millisecondi un problema che avrebbe richiesto 9.000 anni di calcoli

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Rivoluzionario, a dir poco. L’esperimento è stato portato a termine dalla startup canadese Xanadu. A loro si deve il perfezionamento del processore fotonico programmabile Borealis. Si tratta, in sostanza, di un computer quantistico. I risultati sono stati poi pubblicati dalla rivista nature.

Secondo gli esperti, Xanadu è stata in grado di semplificare molto le tecnologie alla base di questi strumenti. Borealis, si legge su Nature, sarebbe molto più potente dei computer a superconduttori presentati da Google nemmeno troppo tempo fa. Mentre il supercomputer realizzato a Mountain View richiede, ad esempio, di operare a temperature prossime allo zero assoluto (-270°C), Borealis riesce nelle sue imprese anche a temperatura ambiente.

C’è di più. Per fare un confronto in potenza tra il computer quantistico di Xanadu e un normale PC, è stato sottoposto un problema che, normalmente, richiederebbe 9.000 anni di calcoli. Borealis, sfruttando i fotoni, ci ha messo circa 36 millisecondi. Il processore si basa sulla manipolazione e la gestione dell’ingresso dei fotoni nel chip. Le particelle luminose vengono generate e “sparate” verso il chip. Regolando il loro flusso è possibile generare una potenza di calcolo infinitamente maggiore rispetto a qualsiasi altro computer mai creato.

Diversi esperti del campo hanno definito il risultato come straordinario e come punto di partenza per una nuova generazione tecnologica. Possiamo solo immaginare cosa ci riservi il futuro con queste nuove conquiste. Ovvio, le applicazioni per un computer quantistico sono limitate al mondo scientifico, accademico e -forse – militare.

Ma una volta che la tecnologia verrà consolidata e sarà più facile replicarla, perché non immaginare anche possibili risvolti commerciali? Immaginate non dover più avere il problema di quale processore o quale scheda grafica sia la migliore per la vostra configurazione hardware e software. Al momento, anche Meta sembra intenzionata a realizzare un suo supercomputer.

Vi rimandiamo al link di Nature dove potrete trovare tutti i dettagli.

Fonte: Nature