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Abbiamo davvero bisogno di nuove console?

PlayStation Xbox Nintendo Nuove Console editoriale

Per decenni il concetto di videogioco domestico è stato inseparabile da quello di console. Ogni nuova generazione coincideva con una rottura tecnologica ben riconoscibile che, accompagnata da una ritualità collettiva, conferiva al lancio di un nuovo sistema connotati epocali. Ad oggi, quel paradigma può dirsi sostanzialmente superato: sebbene Nintendo abbia già battezzato Switch 2 e sia Sony che Microsoft inizino a sbottonarsi sulle caratteristiche delle nuove macchine, il settore ha infatti certificato il passaggio ad un modello in cui la centralità dell’hardware è stata sostituita da ecosistemi liquidi e trasversali. Ce lo dicono i numeri macinati dal mercato del digitale rispetto a quello fisico e lo ribadisce a chiare lettere la progressiva migrazione dell’utenza verso servizi streaming sincronizzabili a dispositivi differenti. Che ci piaccia o meno riconoscerlo, l’esperienza videoludica si è in tal senso smaterializzata, in virtù di fattori che l’utente contemporaneo trova più rilevanti come quell’accessibilità immediata ai contenuti che gli permette di consumare film, musica e serie televisive senza dispositivi intermediari.

L’alterazione delle esigenze dei consumatori ha logicamente influenzato anche le politiche marketing dei brand più in vista, molti dei quali puntano a derubricare l’acquisto di una device come obiettivo primario, onde promuovere strategie di fidelizzazione volte a trasformare l’acquirente di un tempo nel membro di un club. Se il progetto XBOX pare già ampiamente avviato verso questo tipo di fluidificazione e Nintendo ha ormai scelto di viaggiare su un binario parallelo, Sony continua ad apparire titubante: pur riconoscendo gli inequivocabili segnali provenienti dal mercato, i rispettivi dirigenti sono infatti determinati a preservare l’identità esclusiva del marchio Playstation nella sua declinazione più conservativa affidando a PS6 il ruolo di asset primario. Ed è stata proprio questa decisione in controtendenza che ci spinge a chiederci se abbia davvero senso affidare il proprio futuro al varo di una decima generazione di console. Nel momento in cui la performance dell’hardware costituisce un elemento periferico rispetto alla capacità di costruire una piattaforma contenuti stabile e onnipresente, viene oggettivamente facile attribuire a questa visione connotati sconvenienti. Di fronte alla globalizzazione videoludica promossa da una Microsoft che, grazie a Game Pass, ha già accumulato un certo vantaggio territoriale, l’idea di far quadrato intorno alle proprie esclusive non risulta però così inappropriata. A ben vedere, la capacità di proteggere la propria individualità produttiva da ogni contaminazione si è del resto rivelata vincente già in casa Nintendo. Ne deriva l’ipotesi che una decima generazione di console possa servire principalmente a Playstation per consolidare la propria posizione sul mercato delineandosi come l’unica device su cui sarà possibile giocare a serie come Uncharted, God of War, Spiderman e simili. Beninteso, questa soluzione resterebbe comunque un palliativo per guadagnare tempo e pianificare per bene la transizione tra cultura del possesso a quella dell’accesso. Guai tuttavia a credere che PS6 possa bastare a invertire il trend, viceversa lo svantaggio accumulato rispetto ai competitor rischierebbe di diventare realmente incolmabile.

Stabiliti gli estremi della situazione, vale forse la pena di chiedersi anche cosa ne sarà del concetto di console negli anni a venire. Finiranno davvero per sparire del tutto? A nostro avviso, lo scenario che va delineandosi non dovrebbe portare ad una definitiva estinzione del modello fisico chiuso. Come dimostrato proprio nelle ultime settimane dal clamore suscitato dal ritorno in scena del Neo-Geo AES, esiste ancora una componente simbolica ed emotiva tale da spingere molti appassionati a investire ad inquadrare la console come una soluzione più semplice, immediata e “rassicurante” rispetto al gaming liquido. È dunque probabile che l’hardware dedicato continuerà a rappresentare un punto di riferimento per una nicchia periferica di aficionado che avranno non solo la passione, ma anche le tasche per poterselo permettere.

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