Control: AWE – Recensione (PS4) del DLC sull’incontro con Alan Wake

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Control si aggiorna col suo secondo e ultimo DLC narrativo: AWE. Sigla che, come ci ha insegnato il gioco stesso, significa Altered World Event (in italiano EMA: evento del mondo alterato), ma che in molti amano pensare valga anche, tra le righe, per Alan Wake Experience. Gioco di parole che, purtroppo, si va ovviamente a perdere nella traduzione italiana.

Sappiamo già bene infatti che sia Jesse Faden, rossa protagonista di Control, sia Alan Wake condividono lo stesso universo narrativo. E i più attenti a lore e collezionabili sapranno che pure Quantum Break (penultimo titolo di Remedy) si svolge nel medesimo, bizzarro mondo. AWE celebra finalmente l’incontro ufficiale tra due delle storie scritte da Sam Lake, director/writer che abbiamo imparato ad amare sin dai tempi di Max Payne, al quale aveva prestato anche il volto.

L’incontro avviene quasi dal nulla, mentre ci accingiamo a entrare nell’ormai familiare ascensore del Settore Esecutivo, praticamente l’hub centrale di Control. La sagoma sfumata di Alan ci appare davanti mentre sulla sua macchina da scrivere sembra narrare proprio le azioni di Jesse. Curioso vero? Anzi, weird.

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Non ci resta quindi che fare chiarezza addentrandoci nel Settore Investigativo, zona della Oldest House chiusa da anni in seguito a un certo incidente, e nuova mappa esplorabile del DLC.

Control: AWE 1

“Fare chiarezza” non è solo un modo di dire stavolta, perché sarà anche lo scopo principale dell’espansione.

Il Settore Investigativo è infatti avvolto da una spaventosa oscurità, all’interno della quale si cela una terribile minaccia (un nome noto per i fan di Alan Wake, ma non vi diremo oltre). Il villain principale di Control: AWE infatti è una creatura immortale nelle tenebre, ma estremamente vulnerabile alla luce.

Gli enigmi ambientali del gioco quindi verteranno principalmente sulla riattivazione del sistema di illuminazione del settore, tramite gli ormai ben noti power core da inserire nei generatori; oppure sulla rimozione di alcuni ammassi di melma oscura, che potremo distruggere puntando loro contro torce o fari. Il tutto, ovviamente, aiutati dai poteri telecinetici della nostra eroina.

Purtroppo, AWE non ci è parsa un’espansione particolarmente ispirata, né dal punto di vista delle meccaniche aggiuntive né da quello del level design o della cura per la realizzazione. L’avventura è infatti abbastanza corta, circa quattro ore scarse, e oltre alla missione principale troveremo solo sei brevissime missioni secondarie (buona metà delle quali palesemente di riempitivo). Un passo indietro insomma rispetto a quanto visto nel primo DLC, Foundation.

Control: AWE 2

Inoltre, Control: AWE si svolge interamente in un Settore Investigativo che offre davvero poca varietà o novità rispetto alle Fondamenta della scorsa espansione. Anche l’assenza di nuovi poteri si fa sentire; e Adesione, nuova variante dell’Arma di Servizio chiaramente ispirata a un lanciagranate, non può fare molto per migliorare la situazione.

Manca insomma quell’idea capace di rinfrescare un po’ il gameplay che è stata in parte Forma/Frattura, il nuovo set di poteri limitati alle zone di Foundation.

Gradita invece la presenza di SHÜM 1 e 2, cabinati arcade dai quali si potranno affrontare alcune sfida di resistenza e, soprattutto, rigiocare le boss fight della campagna principale. Sì, esatto: finalmente potremo rigiocare l’amatissimo Labirinto del Posacenere senza dover passare dalla pessima selezione dei capitoli (che sovrascriveva brutalmente i progressi, costringendoci ogni volta a “proteggere” il save archiviandolo sul cloud o su una memoria esterna).

Control: AWE 3

Chiedere a AWE una completa ricalibratura dei livelli di potenza delle armi, o una ruota da cui sceglierle (grave assenza, e oltretutto ingiustificata dal game design) sarebbe stato troppo per una semplice espansione, e ormai troppo tardi. Questi difetti atavici del titolo ormai ce li dobbiamo tenere.

Aspettarsi di chiudere col botto il capitolo Control invece, viste anche le premesse, era sicuramente lecito. Sfortunatamente però AWE ci è parso meno riuscito anche rispetto a Foundation, più ricco e ispirato. La Alan Wake Experience insomma è stata più un pretesto per l’incontro tra i due protagonisti che un’espansione con qualcosa di concreto da offrire a livello di idee.

Un incontro fumoso, misterioso e tutto sommato abbastanza inconcludente (proprio come la trama principale della campagna), ma molto affascinante, e che lancia più di un indizio sui progetti futuri di Remedy riguardo al suo universo narrativo condiviso. Ma su questo, non vi diciamo altro.

RASSEGNA PANORAMICA
Voto
6