Hideo Kojima ricorda Policenauts: “il materiale per produrlo lo pagai di tasca mia”

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Ricordiamo spesso Hideo Kojima per essere il creatore della Metal Gear Saga e lo celebriamo più di recente per la pubblicazione di Death Stranding. Ma sappiamo benissimo che prima che Metal Gear diventasse “Solid”, facendo raggiungere a Kojima il successo di cui gode ancora oggi e consegnando nelle mani di uno dei più grandi blockbuster della storia dei videogiochi, c’è tutto un passato di videogame che solo in pochi – almeno in Italia – sono riusciti a godersi. Tra questi non possiamo non citare Policenauts.

Uscito nel 1994 originariamente NEC PC-98, poi per Panasonic 3DO, PlayStation e solo alla fine anche per Sega Saturn, il titolo ci mette nei panni di Jonatham Ingram, un Policenauts ovvero un agente di polizia impegnato su Beyond, la prima colonia orbitante attorno al pianeta Terra. Jonathan, a causa di un incidente, viene creduto morto. In realtà la tuta spaziale lo ha protetto ‘ibernandolo’ per 25 anni. Ritrovato e tornato sulla terra, Jonathan trova una realtà profondamente diversa da quella che aveva lasciato.

Il gioco, oltre a diversi elementi sci-fi e qualche rimando alla Metal Gear Saga che ritroveremo diversi anni dopo (Meryl Silverburgh con tanto di tatuaggio dedicato alla Foxhound appare qui per la prima volta, con le dovute differenze rispetto alla “nipote” di Roy Campbell) presenta ovviamente diversi riferimenti culturali del suo tempo (fine anni ’80 e primi ’90). Molte, moltissime le ispirazioni cinematografiche, come sempre. Prima fra tutte, il rimando alla serie Arma Letale con Mel Gibson e Danny Glover. Ma c’è anche una chiara ispirazione dalla leggenda popolare giapponese di Urashima Taro.

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Poi, come in ogni opera di Hideo Kojima, che intanto si prepara a presentare il prossimo gioco, ci sono molti altri riferimenti a eventi e fatti sia reali che immaginari. Mentre il nostro è al lavoro su Death Stranding 2 e un misterioso gioco che secondo i leak si chiama Overdose, su Twitter emergono alcuni dettagli riguardanti la produzione proprio di Policenauts.

Kojima ricostruisce quel periodo ricordando come, all’epoca, data una diffusione di ancora marginale, molto del materiale necessario per documentarsi o dal quale trarre ispirazione, doveva essere recuperato ‘di persona’. “Per poter creare il di gioco di Policenauts ho cercato intensamente libri, materiale visivo, articoli accademici, saggi e giornali scientifici. Ai tempi non era come è oggi. Dunque l’unico modo per procurarseli era comprare o andare in biblioteca. Non avevamo il budget per poterci permettere interviste o materiali aggiuntivo. Ho pagato tutto di tasca mia. La mia paga di allora finì tutta in Policenauts afferma Kojima.

Avevamo bisogno di una ulteriore dimostrazione di quanto Kojima ami il suo lavoro? Eccola servita.

Fonte: Kojima