Killer is Dead

Goichi Suda è sicuramente uno dei fautori principali dell’autorialità che oggi spesso attribuiamo a determinati titoli. Se in passato, infatti, un videogioco era definito o definibile dalla propria stessa e personale identità, dando spesso poca importanza a chi, di fatto, stava dietro le quinte e sviluppava il prodotto finale, ultimamente la paternità di un titolo è diventata una variabile sempre più importante nell’analizzarne la qualità.
Non è regola che vale in ogni caso, ma in quello dell’esuberante Suda51 è esattamente così: ogni nuovo videogioco di Grasshopper Manufacture attrae le attenzioni degli appassionati non tanto per le novità intrinseche che porta con sé, ma per essere, principalmente, “il nuovo Suda51”. Un po’ come succede, quindi, per la cinematografia Tarantiniana, i titoli del visionario sviluppatore giapponese sono attesi con aspettative ben precise di stilemi ricorrenti e tutta una sorta di autoreferenzialità riversata in ogni aspetto del gioco. Killer is Dead non fa eccezione.
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Ecco, veniamo subito al punto cruciale della questione gameplay: finalmente Suda51 raggiunge una certa maturità nelle meccaniche e il sistema di controllo e combattimento risulta molto più disciplinato che in passato.

Derivativo in diversi aspetti nei confronti di tutte le sue produzioni precedenti, a partire da Killer 7, Killer is Dead segue la totale deriva action intrapresa da Suda 51 negli ultimi tempi. Mondo Zappa è un killer su commissione che lavora per l’agenzia di Bryan: curioso individuo mezzo cibernetico che gestisce, per l’appunto, lo sterminio di mostri provenienti dalla luna che affliggono la vita dei cittadini. Il canovaccio narrativo è assolutamente esile, surreale e poco coinvolgente nel suo “intreccio” praticamente inesistente. Come spesso accade nei titoli Grasshopper, infatti, il maggior merito dell’universo creato risiede non tanto nella storia raccontata ma nell’immaginario eccentrico e sopra le righe di personaggi e ambienti, nella genialità delle situazioni, nei dialoghi che nascondono spesso una velata e grottesca ilarità di fondo. Il tutto condito da una matrice nipponica che marchia in profondità l’intero prodotto: amore per il grottesco, per le lame taglienti, per le ragazze succinte, per gli schizzi di sangue, e tutto l’accattivante stile pulp a cui ci ha abituato Suda 51 e che in Killer is Dead è portato all’estremo più che mai.
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Graficamente, Killer is Dead vive di alti e bassi.

Non stupiscano quindi velleità ingenue o magari fuori luogo all’occhio del videogiocatore più  “razionale” Ad esempio le missioni Gigolò con le gentil donzelle del gioco, in cui sbirciare di soppiatto le zone più intime, conquistare la ragazza di turno e vincere la ricompensa prevista. Questi, o altri momenti di gioco “estremi”, che escono di molto dai binari della natura action-stylish del titolo, sono tanto “inutili” quanto indispensabili per apprezzare la verve “genio e sregolatezza” del titolo. In fondo, sono cose che i fan di Suda51 cercano sempre, nelle sue opere.
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Se in Lollipop Chainsaw e ancor di più in No More Heroes tutto appariva più farraginoso e legnoso, finalmente da questo punto di vista è stato fatto un notevole passo avanti.

Ma veniamo alla struttura di gioco, di fatto molto semplice. Dodici livelli a cui corrispondono altrettante ambientazioni, alcune più classiche come giardini zen giapponesi, altre invece assolutamente stravaganti, come un edificio che richiama Alice nel Paese delle Meraviglie o direttamente la Luna. In queste variegate ambientazioni, Mondo Zappa dovrà affrontare i Wide, mostri e creature improbabili da combattere grazie alla fida Katana e al suo braccio cibernetico, capace di sparare diversi tipi di proiettile a seconda dell’upgrade montato su di esso.
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Il canovaccio narrativo è assolutamente esile, surreale e poco coinvolgente nel suo “intreccio” praticamente inesistente.

Ecco, veniamo subito al punto cruciale della questione gameplay: finalmente Suda51 raggiunge una certa maturità nelle meccaniche e il sistema di controllo e combattimento risulta molto più disciplinato che in passato. Se in Lollipop Chainsaw e ancor di più in No More Heroes tutto appariva più farraginoso e legnoso, finalmente da questo punto di vista è stato fatto un notevole passo avanti. Le risorse di Mondo in termini di move-set sono versatili e numerose e rendono gli scontri molto più appaganti e stimolanti. Schivate e contromosse sono due dinamiche essenziali in qualsiasi action che voglia seriamente definirsi tale (soprattutto se fa parte della scuola giapponese) e in Killer is Dead trovano finalmente il loro senso nell’economia dei combattimenti.
In termini ludici, è una fortuna che le fasi action abbiano una fruizione finalmente gratificante, del resto, perché il contorno, diciamocelo, è poca cosa. L’esplorazione è inesistente, e le rare varianti di gameplay costituite da corse in moto o sporadici momenti shooter dove sputare fuoco contro tutto quello che si muove non sono certo memorabili. Ci pensano però le favolose boss fight alla fine di ogni livello a risollevare la situazione, e sostanzialmente, le (poche) ore di gioco necessarie a terminare il titolo filano con un discreto ritmo.
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Schivate e contromosse sono due dinamiche essenziali in qualsiasi action che voglia seriamente definirsi tale.

Graficamente, Killer is Dead vive di alti e bassi. Lo stile particolare che esaspera i contrasti di colore e ombre è gradevole, ma la differenza tra la cura riposta per le animazioni e la complessità dei personaggi rispetto a quella degli ambienti è a volte spiazzante. Questi ultimi, infatti, risultano a volte davvero poveri  quando non proprio mal realizzati, difetti che gli espedienti artistici scelti non riescono a nascondere degnamente. Inoltre, il titolo è afflitto da problemi di tearing e frame rate che in un action assumono un peso abbastanza consistente, anche se non determinante. In ogni caso, Killer is Dead è un titolo assolutamente valido, non solo in grado di accontentare i fan dell’estetica e filosofia “Sudiane”, ma anche, e forse per la prima volta, tutti gli amanti degli action profondi e frenetici.