Metroid Dread provato: il ritorno perfetto per l’upgrade Nintendo Switch OLED perfetto (Anteprima)

Swich_MetroidDread
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Dopo aver avuto la fortuna di provare Nintendo Switch OLED a porte chiuse, è arrivato ora il momento di mettere le mani sul gioco che la accompagnerà. Metroid Dread è atteso per l’8 ottobre, così come la versione migliorata della console, e abbiamo potuto già dargli un primo, lunghissimo sguardo prima dell’effettiva uscita. La vera esistenza di questo gioco è una sorpresa , soprattutto per i fan di vecchia data. Era da tanto che non si vedeva un capitolo della saga completamente bidimensionale. Metroid aveva preso strade differenti già molto tempo fa, e l’annuncio di un ritorno alle origini ha elettrizzato l’intero internet. Internet che ha infine ricordato come Nintendo non si lascia mai alle spalle il passato troppo a lungo, e che bei ricordi e un lucente futuro possono effettivamente germogliare sotto un’unica bandiera.

Se i fan più nuovi sono ancora lì in attesa che le avventure di Samus Aran tornino nella bellezza delle tre dimensioni, Metroid Dread ripesca la formula più antica che ha poi dato il via a un intero filone. Metà del merito della nascita dei “metroidvania”, come dice il nome stesso, dipende chiaramente da lui. Senza Metroid, non avremmo avuto Symphony of the Night, né Hollow Knight o Guacamelee. Ritrovarsi di fronte a Switch OLED, con il suo schermo ingrandito e la qualità brillante dei colori, è un piccolo colpo al cuore.

Ve ne abbiamo già parlato nel nostro completissimo reportage sulla console, e non finiremo mai di ripetere quanto il monitor migliore valorizzi ogni singola cosa si muova a schermo. Potervi raccontare in anteprima le prime ore del gioco completo – e non una semplice demo – ci ricorda il fardello che questo ‘seguito parallelo’ porta con sé. Rivitalizzare la saga passando per le sue radici. Ci incamminiamo così per Milano, mangiando e scherzando con persone meravigliose, per poter raggiungere la sala in cui Metroid Dread ci aspetta. E non potete neanche immaginare quanto ci sia piaciuto.

L’avventura inizia con Samus appena sbarcata – o dovremmo dire “schiantata?” – sul pianeta ZDR. Per quanto la trama non sembri essere chissà quanto centrale all’esperienza, la volontà di raccontarla tramite un buon numero di filmati – a metà strada tra 2D e 3D, tutti splendidamente realizzati – fa capire quanta cura Metroid Dread abbia anche sotto un aspetto non così scontato. I primi passi, però, son quelli davvero indimenticabili. Soli in un luogo sconosciuto, forme aliene di ogni forma e tipologia che cercano di farci la pelle e dei soldati robot (teoricamente alleati) che ci si son rivoltati contro. Fin dagli istanti iniziali, Dread palesa già tutta la sua capacità di racchiudere i pilastri cardine di ogni buon Metroid: senso di progressione incontrastato, esplorazione libera come non mai e tantissime creature da evitare nel miglior modo possibile.

Di base, è facile riconoscere fin da subito alcuni capisaldi. Samus può sparare con l’arma di base o switchare ai missili, può saltare di parete in parete e raccogliere energia dai nemici caduti. Quello che invece suona come totalmente nuovo, è un’impronta più mercata sul corpo a corpo: la protagonista può difendersi anche da distanza ravvicinata e, col giusto tempismo, può persino far saltare le difese nemiche con un parry fulminio seguito da un colpo di grazia. Questa strategia premia il rischio con ricompense extra, e con la giusta pratica può diventare addirittura vitale contro gli avversari più ostici e veloci. Prendere la mira non è mai stato così comodo, grazie a un sistema di puntamento libero che permette di bersagliare nemici a ogni altezza. Per il resto, aspettatevi un metroidvania con tutti i crismi. Si va in giro per migliaia di corridoi, ci si perde e si utilizzano nuovi poteri esplorativi per raggiungere zone normalmente irraggiungibili.

I nemici sono tutti differenziati, e nel paio d’ore in cui abbiamo proseguito abbiamo notato una grandissima varietà di flora, fauna e ambientazioni. Metroid Dread varia alla velocità della luce, non sta mai un attimo fermo, e per questo motivo offre variazioni più o meno grandi ogni manciata di stanze. Si passa da zone industriali a caverne umide e pozzi di lava in uno schiocco di dita: in questo senso, Dread non porta affatto per mano. Non c’è un obiettivo, non c’è una direzione precisa, non c’è un minimo indizio: si è totalmente liberi di andare dove si vuole, a rischio anche di finire in zone troppo pericolose per l’equipaggiamento attuale.

Porte chiuse e corridoi bloccati ci sono, ma altrettante strade sono aperte ed è davvero liberatorio non avere un continuo segnalino a dirci come e dove proseguire. Dopo aver sbloccato varie abilità – come un’invisibilità che permette di superare trappole e avversari completamente illesi, o un magnetismo per attaccarsi alle pareti – possiamo dire di essere rimasti sorpresi dalle zone E.M.M.I., robot della federazione galattica che ora popolano le zone per sterminare ogni essere ancora in vita. Sono sostanzialmente immortali e sconfiggerli si tramuta presto in enigmi ambientali: la maggior parte delle volte, però, l’obiettivo è quello di nascondersi, girare loro intorno e raggiungere l’uscita senza mai farsi afferrare. Questi stalker invincibili, che quasi ricordano il Nemesis di Resident Evil, diventano ben presto degli incubi ambulanti. E, sicuramente, rappresentano alcune delle sezioni più difficili in cui siamo incappati. Non si può sbagliare, e cercare di risolvere rompicapi ambientali con dei killer alle calcagna è un cambio di ritmo davvero interessante.

Ma più in generale, Metroid Dread ci è apparso davvero come un gioco senza pietà. Ogni nemico, anche quelli iniziali, svuotano la barra vitale con pochissimi colpi. Ci siam ritrovati a morire così tante volte che quasi ci siam vergognati, di fronte agli occhi vigili di Nintendo che ci guidava. Ma la verità è che Dread non concede spazio a moltissimi errori e, pur essendo gentile coi checkpoint, capiterà spessissimo di ritrovarsi di fronte alla schermata di Game Over. È bello notare come in un’epoca in cui i giochi cercano di aprirsi a un pubblico sempre più ampio, notare come pochi baluardi puntino a un’effettiva esperienza hardcore. Metroid Dread ha sorpreso sia per la difficoltà delle battaglie sia per il grande spaesamento in fase di esplorazione. Sotto questo aspetto, non vediamo l’ora di provare la versione definitiva per capire quanto ancora abbia da offrire, sia in termini di varietà che di longevità.

Promosso anche il comparto tecnico e le colonne sonore. Difficilmente da qui fino all’uscita vedremo dei grossi cambiamenti: il gioco è ormai finito e la versione che abbiamo provato noi è indubbiamente molto vicina a quella che raggiungerà gli scaffali dei negozi. Ma, a dirla tutta, non abbiamo praticamente nulla di cui lamentarci. Graficamente è forse una delle cose più stilose e solide che Nintendo Switch abbia mai visto, sia nelle scene 2D che in quelle tridimensionali. Merito, probabilmente, anche del fantastico schermo della Nintendo Switch OLED e di come valorizza tutto ciò che trasmette. Per ora, siamo rimasti piacevolmente colpiti da Metroid Dread. Un sistema di mira inizialmente difficile da padroneggiare lascia presto lo spazio a un piacere della scoperta e della battaglia dal retrogusto di vecchio Metroid, seppur con qualche pesantissima novità. Le zone E.M.M.I in primis, che già prevediamo diventare il simbolo di questo nuovo corso. Appuntamento tra qualche giorno per la recensione completa.