Quantum Break – la recensione

Quantum Break è sicuramente il frutto di una grande ambizione: raccontare una storia, in mezzo a un mercato dove questa viene sempre più relegata a margine  o confinata in esperimenti praticamente privi di gameplay. Da questo punto di vista, il gioco di Remedy recupera l’eredità di Metal Gear Solid, proponendo una forte componente di gameplay ma allo stesso tempo indulgendo in lunghe digressioni non interattive. In realtà Remedy è andata ancora oltre, intervallando le porzioni di gameplay con quattro intermezzi live-action, della durata di mezz’ora ciascuno. Sulla validità della formula ci sarebbe da parlare molto, ma credo che a prescindere non si possa né condannare né lodare: è il contenuto che conta, secondo me, e non la forma in cui viene presentato. E di contenuto ce n’è davvero tanto in Quantum Break, nonostante molte ombre qua e là, compensate da una presentazione e un carisma che non possono lasciare proprio indifferenti.

La premessa della storia è affascinante: Jack viene invitato dal suo amico Paul, un geniale scienziato, ad assistere al collaudo della prima macchina del tempo. Qualcosa va storto, tuttavia, e sia Jack che Paul ottengono la facoltà di manipolare il tempo. Paul, tuttavia, avendo visto il futuro userà i suoi poteri per instaurare una dittatura, e toccherà a Jack cercare di fermarlo. Dopo Max Payne e Alan Wake, Remedy si conferma ancora una volta in grado di creare setting che rimangono a lungo nella mente del giocatore, con una qualità della messinscena che ha davvero pochi eguali nel settore dei videogiochi. C’è da dire che Quantum Break colpisce più a livello stilistico e di qualità della confezione, piuttosto che di scrittura vera e propria. È una debolezza comune a molti giochi fortemente narrativi, da Heavy Rain fino a Life is Strange, opere dall’indubbio impatto emotivo, ma che non hanno l’intensità “letteraria” di un The Walking Dead, per intenderci. Quantum Break quindi è spettacolare e incisivo, grazie a una direzione artistica magistrale e, va detto, a un comparto tecnico di tutto rispetto.

Remedy si conferma ancora una volta in grado di creare setting che rimangono a lungo nella mente del giocatore.

Il gioco sfrutta davvero appieno l’hardware di Xbox One (mentre la versione PC ha ancora dei problemi non indifferenti), soprattutto per quanto riguarda la resa dei personaggi, delle ambientazioni e delle illuminazioni. Il mondo futuristico di Quantum Break è una gioia per gli occhi, così come lo sono le soluzioni grafiche adottate per mostrare i poteri del protagonista. Le battaglie, che occupano uno spazio assai rilevante nell’economia del gioco, sono veramente spettacolari, tanto da vedere che da giocare. Assistiamo a un’ideale linea di continuità che collega il primo Max Payne a Quantum Break e ridefinisce il concetto di combattimento stylish all’interno di un videogioco. Potrete quindi velocizzare i movimenti di Jack, rallentare i combattimenti, creare degli scudi che bloccano i proiettili o scagliare delle bombe temporali che paralizzano gli avversari.

Ben presto imparerete che queste abilità possono funzionare in concerto e danzerete da un potere all’altro con impareggiabile maestria. Da notare anche che le abilità hanno un tempo di cooldown da rispettare, per cui non potrete usarle a ripetizione ma dovrete elaborare sul momento una strategia d’attacco. Le abilità possono inoltre salire di livello attraverso un apposito sistema di progressione. A fare da contraltare alla leggiadria del combat system, ci pensa il gunplay, piuttosto pesante e legnoso, ma piacevolmente fisico. Le battaglie sono rese ancora più spettacolari dalla parziale distruttibilità degli ambienti, la quale impone un ritmo sincopato all’azione, costringendovi a passare rapidamente da una copertura all’altra. Ci sono alcune scelte quanto meno bizzarre, come il fatto che non possiate sparare mentre siete accucciati, a testimonianza del fatto che le vere protagoniste sono le abilità di manipolazione del tempo.

Il mondo futuristico di Quantum Break è una gioia per gli occhi, così come lo sono le soluzioni grafiche adottate per mostrare i poteri del protagonista.

La natura narrativa del gioco ha imposto una certa linearità nel level design: Quantum Break è una divertente “ride”, dove raramente avrete modo di esplorare a piacimento un’ambientazione. A rendere le cose più interessanti ci dovrebbero pensare delle sezioni di platforming, ma la rigidità del personaggio trasforma questi frangenti in una piccola tortura. Neanche le scelte morali aiutano il gioco ad assumere maggiore varietà: a differenza dei giochi Telltale, non avrete la sensazione di modificare effettivamente l’andamento della narrazione, ma piuttosto vi ritroverete a prendere decisioni in pochi, isolati momenti cruciali.

La storia è interessante e ha delle tematiche che vale la pena esplorare. Lo stesso discorso vale anche per la serie televisiva che intervalla il gameplay, caratterizzata da bravi attori e da una regia di ottima caratura (peccato per qualche sbavatura che tradisce una produzione inferiore a, per dire, quella delle serie HBO, come l’uso ripetuto delle stesse macchine di scena). I consumatori abituali di serie TV, tuttavia, noteranno una certa sciatteria nei dialoghi: la sensazione di trovarsi di fronte al “solito videogioco” è, purtroppo, molto forte. È quindi paradossalmente proprio la storia l’anello debole della catena, di un gioco che tuttavia scorre molto veloce e ha un suo fascino, nonché una buona dose di colpi di scena. Se siete disposti a passare sopra a qualche ingenuità a livello di sceneggiatura, Quantum Break è un titolo divertente, che dà il meglio di sé in un combat system originale e complesso. E che, incidentalmente, racconta anche una storia che non è per niente da buttare.

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