Resident Evil 7: Biohazard – Recensione

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“Una famiglia è per sempre!”

Il nome Resident Evil evoca ricordi di ore passate dentro una casa, tra enigmi da risolvere, stanze da esplorare e zombie da sconfiggere a colpi di Magnum. Ma sono passati tanti anni dall’ultimo capitolo capace di lasciare veramente il segno, se escludiamo le apprezzabili parentesi dei Revelations. Bisogna procedere a ritroso di oltre 12 anni, fino al 2004 e a quel Resident Evil 4, con la firma di Shinji Mikami… A cui sono seguiti un capitolo forse non memorabile, ma ampiamente sottovalutato. E un capitolo invece tanto ambizioso quanto inconsistente. Insieme a vari spin-off, tutti decisamente dimenticabili. Insomma, per questa serie così amata i tempi gloriosi erano un lontano ricordo!

Arriviamo quindi a Resident Evil 7, che a dispetto del titolo è l’undicesimo capitolo della serie principale. Con cui Capcom si è ripromessa di tornare alle “radici dell’orrore”. Il suo sviluppo è iniziato circa 3 anni fa, nel 2014. Un gestazione tutto sommato breve per un titolo di simili ambizioni. E tuttavia con una strada che si presentava tutta in salita, con scelte di design che non hanno incontrato i favori dei fan della serie classica, già rimasti scottati dal sesto insipido capitolo.

Cosa vi aspetta dunque con questo Resident Evil 7? Sarà un altro flop? Oppure sarà…

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RASSEGNA PANORAMICA
Voto:
9.5
<b>PRO</b><br> - Il survival horror più terrificante di sempre!<br> - Trama eccezionale<br> - Ambientazione coinvolgente<br> - Varietà del gameplay<br> - Si può giocare anche in VR!<br> - E’ in tutto e per tutto Resident Evil<br> <b>CONTRO</b><br> - Alcune sbavature sul fronte della grafica<br> - Avremmo gradito più opzioni “furtive”, in stile Outlast<br>Roberto Buffaresident-evil-7-biohazard-recensione