
Una delle vicende più delicate che coinvolgono Rockstar Games è entrata nella sua fase decisiva. In Scozia è infatti iniziata l’udienza finale davanti al Glasgow Employment Tribunal relativa al licenziamento di 31 lavoratori britannici, molti dei quali coinvolti nello sviluppo di Grand Theft Auto VI.
Il caso nasce dai licenziamenti avvenuti nell’ottobre 2025 e vede contrapposte due ricostruzioni completamente diverse. Da una parte, gli ex dipendenti e il sindacato IWGB sostengono che i provvedimenti siano stati collegati all’attività sindacale e parlano anche di possibili pratiche di blacklisting. Dall’altra, Rockstar respinge queste accuse e afferma che i licenziamenti siano stati motivati da gravi violazioni delle regole interne e della riservatezza.
La questione è quindi tutt’altro che chiusa, e sarà proprio il tribunale a stabilire quale delle due versioni sia supportata dai fatti.
31 ex lavoratori contro Rockstar
Al centro della controversia ci sono 31 ex dipendenti britannici di Rockstar Games, alcuni dei quali lavoravano direttamente su GTA VI.
Secondo la loro ricostruzione, i licenziamenti sarebbero avvenuti in un contesto legato all’organizzazione sindacale e senza un procedimento disciplinare considerato adeguato. Il sindacato che li rappresenta sostiene inoltre che alcuni lavoratori sarebbero stati penalizzati proprio per la loro partecipazione alle attività collettive.
Rockstar, però, nega completamente questa interpretazione.
La società sostiene che le decisioni siano state prese per gross misconduct, cioè per una condotta considerata sufficientemente grave da giustificare il licenziamento. In particolare, l’azienda fa riferimento alla presunta condivisione di informazioni riservate all’interno di un server Discord privato.
Due versioni quindi profondamente diverse, che ora verranno analizzate nel merito.
Il tribunale aveva già permesso al caso di andare avanti
La vicenda non arriva all’udienza finale senza precedenti.
Nei mesi scorsi Rockstar aveva tentato di ottenere l’esclusione anticipata di alcune accuse, in particolare quelle relative al blacklisting, ma il tribunale aveva deciso di non chiudere il caso in quella fase.
Questo dettaglio è importante perché non significa che Rockstar sia già stata giudicata responsabile.
La decisione precedente ha semplicemente permesso alle accuse di arrivare alla fase finale e di essere valutate attraverso testimonianze, documenti e altre prove.
Ed è proprio adesso che il confronto entra nella parte più importante.
GTA VI resta sullo sfondo, ma il peso mediatico è enorme
La presenza di diversi lavoratori coinvolti nello sviluppo di Grand Theft Auto VI rende inevitabilmente il caso ancora più visibile.
GTA VI è uno dei progetti più attesi dell’intera industria e qualsiasi vicenda riguardante Rockstar tende già di per sé ad attirare enorme attenzione. In questo caso, però, il tema va ben oltre il videogioco: si parla di diritti dei lavoratori, attività sindacale, tutela delle informazioni riservate e correttezza dei licenziamenti.
È quindi importante non trasformare il caso in una semplice polemica legata al gioco.
Al momento non ci sono elementi per dire che l’udienza avrà conseguenze dirette sullo sviluppo o sulla pubblicazione di GTA VI, e sarebbe sbagliato collegare automaticamente la vertenza a eventuali ritardi o problemi produttivi.
Il punto centrale resta un altro: stabilire se Rockstar abbia agito correttamente nei confronti dei dipendenti licenziati.
Rockstar respinge le accuse di union busting
Uno dei termini più pesanti emersi attorno alla vicenda è quello di union busting, cioè l’insieme di pratiche volte a ostacolare o scoraggiare l’organizzazione sindacale dei lavoratori.
Il sindacato IWGB sostiene che i licenziamenti facciano parte di questo quadro. Rockstar, invece, respinge nettamente questa lettura e continua a sostenere che i provvedimenti fossero legati a comportamenti incompatibili con gli obblighi professionali dei dipendenti.
Ed è proprio qui che il tribunale dovrà entrare nel dettaglio.
Non basta infatti stabilire che esistessero informazioni riservate o che i lavoratori partecipassero a un’attività sindacale: sarà necessario capire quale sia stata la reale motivazione dietro ai licenziamenti e se le procedure adottate abbiano rispettato la normativa.
La battaglia potrebbe durare ancora settimane
L’udienza finale è prevista per proseguire per diverse settimane, fino a metà ottobre.
Durante questo periodo verranno ascoltate le parti e valutato il materiale presentato. Gli ex lavoratori chiedono il reintegro oppure un risarcimento, oltre al riconoscimento dell’eventuale illegittimità dei licenziamenti.
La sentenza potrebbe quindi avere conseguenze importanti non soltanto per i 31 ricorrenti, ma anche per il modo in cui casi simili verranno osservati all’interno dell’industria videoludica britannica.
Una vicenda che va molto oltre GTA VI
Per Rockstar il momento è particolarmente delicato.
Da una parte c’è uno dei lanci videoludici più importanti mai affrontati dall’azienda. Dall’altra, una vertenza lavorativa che mette sotto esame decisioni interne, rapporti sindacali e gestione delle informazioni riservate.
Per ora, però, non esiste alcun verdetto.
Le accuse degli ex dipendenti restano accuse da dimostrare, così come la versione fornita da Rockstar dovrà essere valutata sulla base delle prove.
L’unica certezza è che il caso è ormai arrivato al suo passaggio più importante.
E nelle prossime settimane capiremo se questa vicenda resterà una controversia interna oppure diventerà uno dei casi sindacali più rilevanti mai esplosi attorno a un grande studio videoludico.








