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Saber non arretra dopo la bufera sull’IA: “Non cambieremo, saranno i giochi a parlare”

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Le polemiche sull’uso dell’intelligenza artificiale nell’industria videoludica continuano a dividere sviluppatori e giocatori, ma Saber Interactive non sembra intenzionata a cambiare rotta sul piano della comunicazione. A dirlo è stato Tim Willits, Chief Creative Officer dello studio, che ha spiegato come le recenti controversie non abbiano spinto l’azienda a rivedere il proprio approccio pubblico.

Le sue parole arrivano dopo settimane particolarmente complicate per Saber, finite al centro dell’attenzione per il caso legato a Rideshare “Stimulator”, progetto che utilizza strumenti di IA generativa e che ha riacceso il dibattito su quanto queste tecnologie debbano entrare nei processi creativi. Willits, però, ha scelto una linea molto semplice: secondo lui, le polemiche fanno parte del settore e alla fine saranno i giochi stessi a determinare il giudizio del pubblico.

Il caso Rideshare “Stimulator” ha acceso una discussione enorme

La vicenda è esplosa dopo le dichiarazioni dell’ex lead writer Stella Sacco, che ha sostenuto di essere stata sostituita da ChatGPT durante lo sviluppo del progetto. Saber Interactive ha contestato questa ricostruzione, negando che degli sceneggiatori siano stati rimpiazzati dall’intelligenza artificiale, e proprio per questo è importante distinguere ciò che è stato confermato da ciò che resta oggetto di versioni contrastanti.

Una cosa, però, è certa: Rideshare “Stimulator” utilizza effettivamente IA generativa. Gli strumenti vengono impiegati in alcune componenti del gioco, tra cui la generazione delle voci, parte della localizzazione, alcune missioni legate alla modalità Free Ride e una parte dei contenuti musicali delle radio. La campagna principale e i dialoghi principali, invece, vengono indicati come scritti da autori umani.

Il caso è quindi diventato rapidamente un nuovo simbolo del confronto tra creatività tradizionale e strumenti automatizzati, soprattutto in un momento in cui sempre più studi stanno sperimentando soluzioni basate sull’IA.

Le parole del CEO hanno reso tutto ancora più pesante

La situazione si è complicata ulteriormente dopo l’intervento del CEO Matthew Karch, che aveva risposto alle accuse negando la sostituzione della sceneggiatrice, ma utilizzando allo stesso tempo parole molto dure sulla possibilità di affidarsi all’intelligenza artificiale.

Quelle dichiarazioni hanno attirato ulteriori critiche e hanno contribuito a trasformare una controversia interna in un vero caso pubblico. Karch ha successivamente chiesto scusa privatamente a Sacco per il modo in cui aveva parlato della vicenda.

Ed è proprio dopo questo clima che Willits è stato interrogato sulla possibilità che Saber cambiasse strategia comunicativa.

Saber tira dritto: nessun cambio di strategia

La risposta del dirigente è stata netta: no, Saber non intende cambiare il proprio modo di comunicare. Willits ha sottolineato come nel settore videoludico emergano continuamente discussioni, critiche e controversie, e che l’azienda preferisca continuare a concentrarsi soprattutto sui propri prodotti.

Il concetto espresso è chiaro: alla fine saranno i giochi a parlare.

È una posizione destinata inevitabilmente a far discutere, perché arriva proprio mentre l’industria sta cercando di capire quale spazio debba essere concesso all’intelligenza artificiale all’interno della produzione creativa. Da una parte ci sono studi che vedono questi strumenti come un modo per accelerare alcune fasi dello sviluppo; dall’altra ci sono autori, artisti e giocatori preoccupati per il possibile impatto sul lavoro umano.

Saber, almeno per il momento, non sembra voler arretrare né cambiare il proprio atteggiamento pubblico.

Il vero problema ormai va oltre un singolo gioco

La vicenda legata a Rideshare “Stimulator” è soltanto uno dei tanti esempi di un dibattito che nei prossimi anni diventerà probabilmente ancora più centrale. L’IA generativa sta entrando sempre più rapidamente nello sviluppo dei videogiochi, ma il confine tra supporto produttivo e sostituzione del lavoro creativo resta uno dei temi più delicati del settore.

Nel caso di Saber, il punto non è quindi soltanto capire quanto venga utilizzata l’intelligenza artificiale, ma anche osservare come l’azienda decide di rispondere alle critiche.

Tim Willits ha scelto una posizione molto chiara: nessun cambio di comunicazione, nessuna retromarcia pubblica. La strategia rimane quella di concentrarsi sui giochi e lasciare che siano i risultati finali a determinare il giudizio della community.

Resta da capire se questa linea sarà sufficiente a chiudere la polemica oppure se, al contrario, ogni futuro progetto Saber che farà uso di strumenti IA finirà inevitabilmente sotto una lente d’ingrandimento ancora più forte.

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