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Scalebound si rifiuta di morire: dopo quasi 10 anni Hideki Kamiya chiama di nuovo XBOX, «Sono serio al 100%»

Scalebound ritorno XBOX

Ci sono videogiochi che vengono cancellati e, dopo qualche mese, finiscono inevitabilmente nel grande archivio dei progetti mai arrivati sul mercato. Scalebound non è mai riuscito a farlo. Sono passati quasi dieci anni dalla cancellazione dell’ambizioso action RPG destinato a XBOX, eppure il suo nome continua periodicamente a riemergere. Questa volta, però, non siamo davanti all’ennesimo rumor su un fantomatico ritorno: a riaccendere direttamente la speranza è Hideki Kamiya, che continua a desiderare di completare il gioco e ha lanciato un nuovo messaggio a Microsoft. Il director non sembra avere alcuna intenzione di scherzare sull’argomento e lo ha chiarito senza troppi giri di parole: «Sono serio al 100%».

Attenzione, però, perché questo non significa che Scalebound sia tornato in sviluppo. XBOX non ha annunciato nulla, non esiste al momento un revival confermato e Kamiya stesso ha ammesso di non aver ancora discusso concretamente il progetto con la nuova leadership XBOX. Quello che esiste è qualcosa di diverso, ma comunque significativo: quasi un decennio dopo, l’uomo che avrebbe dovuto portare Scalebound sul mercato vuole ancora finire ciò che aveva iniziato.

Scalebound è morto nel 2017, ma Kamiya non sembra averlo mai veramente abbandonato

Per capire perché queste nuove dichiarazioni abbiano un peso particolare bisogna tornare indietro di parecchi anni. Scalebound era uno dei progetti più ambiziosi della collaborazione tra Microsoft e PlatinumGames: un action RPG costruito attorno al rapporto tra il protagonista Drew e il gigantesco drago Thuban, con combattimenti, esplorazione e una componente cooperativa che avrebbe permesso a più giocatori di affrontare insieme alcune delle creature più imponenti del gioco.

Era stato presentato come una delle produzioni di punta dell’allora ecosistema XBOX, ma il suo sviluppo si rivelò estremamente complicato. Dopo anni di lavorazione e diverse apparizioni pubbliche, Microsoft annunciò ufficialmente la cancellazione di Scalebound nel gennaio 2017.

Da quel momento il progetto è diventato quasi una leggenda del gaming moderno: uno di quei videogiochi che abbiamo visto abbastanza da immaginare cosa avrebbero potuto essere, ma mai abbastanza da poterli realmente giocare.

E Kamiya, evidentemente, non ha dimenticato.

«Se vogliono farlo, facciamolo»

Nella nuova intervista, a Kamiya è stato chiesto se avesse già provato a parlare con la nuova leadership XBOX della possibilità di recuperare Scalebound. La risposta è stata negativa: non c’è stato ancora quel confronto.

Ma il director ha immediatamente trasformato la domanda in un nuovo invito pubblico a Microsoft: se XBOX vuole farlo, allora facciamolo.

Non solo. Kamiya ha spiegato che anche Kento Koyama, presidente e CEO di CLOVERS, sarebbe favorevole all’idea, pur riconoscendo che lo studio non si trova necessariamente nelle condizioni per iniziare domani mattina una produzione di queste dimensioni.

La frase più significativa arriva poco dopo. Parlando del proprio desiderio di riuscire finalmente a completare Scalebound, Kamiya precisa di essere «serio al 100%».

Ed è una precisazione importante perché non è la prima volta che il director parla pubblicamente del gioco. La differenza è che, dopo tanti anni, potrebbe essere facile interpretare questi continui riferimenti come semplici battute rivolte ai fan.

Kamiya vuole invece far capire esattamente il contrario.

Non è nostalgia: Kamiya continua davvero a voler finire quel gioco

Il legame con Scalebound sembra essere rimasto molto più personale di quanto si potrebbe immaginare.

Kamiya ha raccontato di aver recentemente cenato con alcune persone che avevano lavorato al progetto originale e che, inevitabilmente, durante la serata Scalebound è tornato più volte nelle conversazioni. Nonostante le difficoltà incontrate durante lo sviluppo, diversi membri del vecchio team conserverebbero ancora ricordi positivi di quell’esperienza.

Ed è forse proprio qui che si capisce perché Kamiya continui a tornare sull’argomento.

Scalebound non rappresenta soltanto un vecchio marchio da recuperare perché internet continua a parlarne. È un progetto incompiuto sul quale il director e molti sviluppatori investirono anni della propria carriera senza poter vedere il risultato finale arrivare nelle mani dei giocatori.

Dopo quasi dieci anni, quella porta sembra essere rimasta mentalmente aperta.

Ma oggi Kamiya non è più l’uomo di PlatinumGames

Ed è qui che un eventuale ritorno diventerebbe particolarmente interessante.

Hideki Kamiya ha lasciato PlatinumGames e oggi guida CLOVERS, il nuovo studio impegnato nel ritorno di Okami insieme a Capcom. Un eventuale Scalebound moderno nascerebbe quindi in condizioni completamente differenti rispetto al progetto originale.

Non sappiamo quale forma potrebbe assumere, quanto del vecchio lavoro sarebbe recuperabile e nemmeno se Microsoft sarebbe interessata a riaprire il progetto.

Anzi, al momento non sappiamo neppure se esista una conversazione concreta tra le parti.

Kamiya stesso ammette che CLOVERS non sarebbe necessariamente nella posizione di mettersi immediatamente al lavoro su Scalebound. Lo studio ha già altri impegni e riportare in vita una produzione di questa portata richiederebbe inevitabilmente un accordo importante con XBOX.

Però oggi Kamiya ha qualcosa che nel 2017 non aveva: la dimostrazione personale che anche un progetto apparentemente impossibile da recuperare può realmente tornare.

Okami potrebbe essere il motivo per cui Kamiya continua a crederci

Per anni anche un nuovo Okami sembrava appartenere alla stessa categoria dei desideri impossibili.

Kamiya non ha mai nascosto quanto avrebbe voluto tornare su quella serie e, dopo moltissimo tempo, l’opportunità si è concretizzata davvero. Oggi CLOVERS sta lavorando insieme a Capcom proprio al ritorno di Okami.

È anche attraverso questa esperienza che Kamiya guarda a Scalebound.

Il ragionamento del director è semplice: un progetto che oggi sembra impossibile non deve necessariamente esserlo per sempre. Cambiano gli studi, cambiano le persone, cambiano le strategie aziendali e, soprattutto, possono cambiare le condizioni che avevano reso impraticabile un gioco dieci anni prima.

Questo naturalmente non rende Scalebound improvvisamente probabile.

Ma rende la richiesta di Kamiya molto meno assurda.

Se è riuscito a tornare a Okami dopo anni, perché escludere completamente che un giorno possa succedere qualcosa di simile con Scalebound?

Kamiya aveva già bussato alla porta di Phil Spencer

La cosa divertente è che Microsoft conosce perfettamente questo desiderio.

Kamiya aveva già lanciato pubblicamente diversi appelli negli anni precedenti, rivolgendosi direttamente anche a Phil Spencer. Già nel 2022 aveva assicurato di essere totalmente serio sulla possibilità di recuperare Scalebound e successivamente era tornato nuovamente sull’argomento.

Quindi non siamo davanti a un’improvvisa nostalgia del 2026.

Kamiya lo chiede da anni.

A cambiare, semmai, è XBOX stessa. Microsoft sta attraversando una trasformazione profonda della propria strategia gaming e anche la leadership si è evoluta. Ecco perché la domanda sul possibile confronto con Asha Sharma assume oggi un significato particolare.

Kamiya non le ha ancora sottoposto personalmente la questione, ma il messaggio pubblico è arrivato forte e chiaro.

La palla, almeno idealmente, è nuovamente nel campo di XBOX.

Ma non chiamatelo ancora “Scalebound Revival”

È probabilmente la precisazione più importante di tutta questa storia.

Scalebound non è tornato.

Microsoft non ha annunciato il progetto. CLOVERS non ha annunciato di essere al lavoro sul gioco. Non è stata confermata una trattativa e non esiste una finestra di lancio. Non abbiamo nemmeno la certezza che un eventuale ritorno riprenderebbe realmente la stessa struttura del titolo cancellato nel 2017.

Abbiamo però il suo director originale che, quasi dieci anni dopo, continua pubblicamente a dire:

voglio finirlo.

Ed è difficile non chiedersi cosa potrebbe diventare oggi Scalebound.

Tecnologia, hardware e strumenti di sviluppo sono enormemente cambiati rispetto all’epoca di XBOX One. Anche la stessa Microsoft non è più l’azienda che concepiva le proprie produzioni soltanto attorno alla vendita di una singola console: il suo ecosistema comprende PC, cloud, Game Pass e una strategia multipiattaforma molto più ampia.

Un eventuale Scalebound del futuro potrebbe quindi nascere in un’industria completamente diversa da quella che lo aveva visto morire.

XBOX ha tra le mani uno dei suoi più grandi “e se?”

Ed è forse questo il motivo per cui, dopo quasi dieci anni, basta pronunciare il nome Scalebound per far ripartire immediatamente la discussione.

Il gioco non è mai uscito, eppure possiede ancora un’identità riconoscibile. Il ragazzo con le cuffie, il gigantesco drago al suo fianco, l’idea di combattere creature enormi insieme a Thuban: sono immagini rimaste impresse nella memoria di una generazione XBOX nonostante nessuno abbia mai potuto acquistare il prodotto finale.

Microsoft non ha alcun obbligo di recuperarlo e potrebbero esistere ottime ragioni produttive, economiche o creative per lasciarlo nel passato.

Ma oggi la situazione presenta un paradosso affascinante.

Il pubblico continua a ricordarlo. Il suo director continua a volerlo. E quasi dieci anni non sono bastati a farlo sparire dalla conversazione.

Forse Scalebound resterà per sempre uno dei più grandi videogiochi che non abbiamo mai potuto giocare.

Oppure tra qualche anno riguarderemo quelle immagini del 2017 pensando a quanto fosse strano che un progetto simile fosse riuscito davvero a tornare.

Perché se c’è una cosa che Hideki Kamiya sta cercando di far capire a XBOX è questa:

Scalebound è stato cancellato. Ma almeno per il suo creatore, non è mai veramente morto.

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