
Blizzard ha deciso di riportare StarCraft al centro della scena, ma lo farà nel modo più sorprendente possibile. Il nuovo progetto dedicato alla storica saga fantascientifica non sarà un RTS e non sarà StarCraft III: sarà un open-world shooter, con uscita prevista per la primavera del 2030.
L’annuncio è arrivato alla BlizzCon 2026, dove Blizzard ha confermato ufficialmente il progetto e la volontà di costruire una nuova esperienza ambientata ancora nel settore Koprulu. Una scelta che rompe completamente con il passato della serie e che, proprio per questo, rischia di dividere i fan storici.
La vera curiosità, però, riguarda la data. Parlare apertamente del 2030 significa annunciare un gioco con anni di anticipo, ma il team ha spiegato di avere grande fiducia nella finestra scelta.
StarCraft non sarà più solo strategia
Per oltre vent’anni, StarCraft è stato sinonimo di strategia in tempo reale.
Terran, Protoss e Zerg hanno costruito una delle identità più forti mai viste nel genere RTS, e proprio per questo il passaggio a un open-world shooter rappresenta un cambio di direzione enorme.
Blizzard non sembra voler cancellare ciò che StarCraft è stato, ma piuttosto utilizzare il suo universo per costruire qualcosa di completamente diverso.
Il settore Koprulu offre del resto materiale più che sufficiente: pianeti ostili, guerre tra fazioni, tecnologia militare, creature aliene e una quantità enorme di elementi narrativi che possono essere reinterpretati attraverso una struttura open world.
Il punto sarà capire quanto del DNA originale riuscirà davvero a sopravvivere in questa nuova formula.
Dan Hay guida il progetto
Alla guida troviamo Dan Hay, figura con grande esperienza negli open world e già legata in passato alla serie Far Cry.
È una scelta che lascia intuire chiaramente la direzione del progetto.
Blizzard non sta semplicemente trasformando StarCraft in uno shooter lineare, ma sembra voler costruire un’esperienza ampia, esplorabile e strutturata attorno alla libertà del giocatore.
Per ora, però, non sappiamo ancora quanto sarà grande l’open world, se sarà composto da un’unica mappa oppure da più pianeti, né quale ruolo avranno missioni secondarie, progressione e combattimento.
Tutto questo resta ancora da scoprire.
Il 2030 è lontano, ma Blizzard si dice sicura
Uno degli elementi che ha fatto più discutere è proprio la finestra di lancio.
Primavera 2030 significa aspettare ancora diversi anni, ma il team ha spiegato di voler essere trasparente fin dall’inizio e di avere molta fiducia nel calendario indicato.
Questo non significa naturalmente che un rinvio sia impossibile. In uno sviluppo così lungo possono cambiare tecnologie, priorità e perfino piattaforme.
Ma Blizzard sembra voler mandare un messaggio preciso: StarCraft è tornato davvero e il progetto non è soltanto un’idea preliminare.
Per ora solo cinematic, niente gameplay
Chi sperava di vedere subito il gioco in azione dovrà però aspettare.
Blizzard ha mostrato un cinematic trailer, ma non ancora una vera sequenza di gameplay.
Di conseguenza, al momento non sappiamo ancora:
che prospettiva adotterà il gioco, se prima o terza persona;
come funzionerà la progressione;
se ci saranno elementi RPG;
quanto peso avrà il multiplayer;
quali saranno le piattaforme definitive.
Sono tutti aspetti centrali che verranno probabilmente chiariti nei prossimi anni.
Il rischio è enorme: convincere sia i fan di StarCraft sia chi non ha mai giocato un RTS
È proprio qui che si giocherà gran parte della partita.
Blizzard deve riuscire a creare un gioco capace di rispettare l’identità di StarCraft senza limitarsi a copiarne il passato, ma allo stesso tempo deve convincere un pubblico che potrebbe non avere alcun legame con gli RTS.
Un open-world shooter può sicuramente ampliare enormemente il bacino di giocatori.
Ma può anche creare resistenze tra chi aspettava da anni un vero seguito strategico.
Il nuovo StarCraft dovrà quindi trovare un equilibrio molto delicato: essere abbastanza nuovo da giustificare il cambio di genere, ma abbastanza riconoscibile da meritare quel nome.
StarCraft entra in una nuova era
La cosa più interessante dell’annuncio non è quindi soltanto che StarCraft tornerà.
È come tornerà.
Blizzard sta prendendo uno dei suoi franchise più storici e lo sta spingendo in una direzione completamente diversa, affidandolo a un team con esperienza negli open world e fissando una finestra molto lontana ma già dichiarata pubblicamente.
Il 2030 sembra ancora distante.
Ma se Blizzard riuscirà davvero a trasformare il settore Koprulu in un grande mondo esplorabile senza perdere l’identità della saga, potremmo trovarci davanti a uno dei cambiamenti più radicali mai affrontati da StarCraft.
E la domanda adesso è inevitabile: voi volevate davvero uno shooter open world o avreste preferito StarCraft III?










