
A oltre dieci anni dal debutto originale, The Witcher 3: Wild Hunt continua ancora a sorprendere. La nuova espansione Songs of the Past, prevista nel corso del 2027, non rappresenterà infatti soltanto un ritorno nel mondo di Geralt, ma anche il risultato diretto del lavoro tecnico svolto sulla recente versione Remastered.
A spiegarlo è stato Jakub Rokosz di Fool’s Theory, studio coinvolto nello sviluppo insieme a CD PROJEKT RED. Secondo il director, alcune delle idee alla base dell’espansione semplicemente non sarebbero state realizzabili con la vecchia versione tecnologica di The Witcher 3.
Il problema non riguardava soltanto una grafica più moderna. Vegetazione, spazi aperti, spostamenti a cavallo e struttura della nuova regione avrebbero richiesto interventi molto più profondi.
Songs of the Past aveva bisogno di un The Witcher 3 diverso
Quando Fool’s Theory ha iniziato a lavorare sui primi prototipi della nuova area, il team si sarebbe scontrato rapidamente con i limiti dell’infrastruttura originale.
Uno degli esempi più significativi riguarda Letten, una delle nuove aree legate all’espansione. Gli sviluppatori volevano creare ambientazioni caratterizzate da vegetazione particolarmente fitta e grandi spazi esplorabili, mantenendo però la libertà di movimento che ci si aspetta da The Witcher 3.
Ed è proprio qui che sarebbero iniziati i problemi.
Durante le prime prove, attraversare determinate zone utilizzando Rutilia risultava estremamente complicato, al punto che alcune sezioni non potevano essere percorse correttamente a cavallo.
Non era quindi sufficiente costruire nuovi scenari: era necessario cambiare il modo in cui il gioco gestiva quegli scenari.
La Remastered non serve soltanto a rendere il gioco più bello
È probabilmente questo l’aspetto più interessante della vicenda.
Quando si parla di una versione Remastered, il pensiero va immediatamente a texture migliori, illuminazione aggiornata, risoluzione superiore e prestazioni più moderne.
Nel caso di The Witcher 3, però, gli interventi effettuati hanno avuto conseguenze anche sul gameplay e sulla capacità stessa degli sviluppatori di costruire nuovi contenuti.
Le modifiche alla gestione del movimento a cavallo, all’engine e alla complessità degli ambienti avrebbero infatti consentito a Fool’s Theory e CD PROJEKT RED di progettare Songs of the Past con una libertà che la versione originale non avrebbe garantito.
In altre parole, la Remastered non sarebbe soltanto un modo per rendere più moderno un gioco del 2015.
È diventata la base tecnologica necessaria per continuare ad ampliarlo.
Letten potrebbe essere molto diversa dalle regioni che conosciamo
Questa spiegazione lascia inevitabilmente spazio a parecchia curiosità sulla nuova ambientazione.
Se gli sviluppatori hanno avuto bisogno di modificare diversi sistemi proprio per poter realizzare Letten come desideravano, significa che l’area potrebbe essere costruita con una densità e una struttura differenti rispetto alle regioni tradizionali di The Witcher 3.
La presenza di vegetazione più complessa, grandi zone aperte e una maggiore attenzione alla navigazione con Rutilia potrebbe rendere l’esplorazione uno degli elementi centrali dell’espansione.
Non sappiamo ancora quanto sarà grande la nuova area né quanto tempo servirà per completare Songs of the Past, ma le parole degli sviluppatori suggeriscono chiaramente che non ci troviamo davanti a un’aggiunta realizzata semplicemente riutilizzando ciò che esisteva già.
Geralt torna con una vera terza espansione
Songs of the Past rappresenterà ufficialmente la terza grande espansione di The Witcher 3, arrivando dopo Hearts of Stone e Blood and Wine.
Ed è già un evento particolare.
Per anni, l’avventura principale di Geralt sembrava essersi conclusa definitivamente con Blood and Wine. CD PROJEKT RED aveva spostato progressivamente l’attenzione verso nuovi progetti della saga, mentre The Witcher 3 continuava a essere aggiornato soprattutto dal punto di vista tecnico.
Songs of the Past cambia questa situazione.
Geralt tornerà con nuovi contenuti narrativi, costruiti sfruttando proprio le possibilità offerte dall’evoluzione tecnica del gioco.
Il progetto viene sviluppato insieme a Fool’s Theory, studio che conosce molto bene l’universo di The Witcher e che continua ad assumere un ruolo sempre più importante nei progetti legati al franchise.
Il paradosso di The Witcher 3: la Remastered prepara contenuti completamente nuovi
La situazione è quasi paradossale.
Normalmente una remaster arriva quando un gioco ha ormai concluso il proprio ciclo produttivo. Serve a conservarlo, migliorarne la presentazione e riportarlo davanti a una nuova generazione di giocatori.
Con The Witcher 3 sta accadendo qualcosa di diverso.
La modernizzazione del gioco sta diventando uno strumento per continuare a svilupparlo.
Le ottimizzazioni introdotte non guardano quindi soltanto al passato, ma anche al futuro di un titolo che nel 2027 riceverà ancora una nuova espansione.
Ed è proprio questo a rendere Songs of the Past particolarmente interessante: sarà contemporaneamente un ritorno a uno dei giochi più importanti di CD PROJEKT RED e una dimostrazione concreta di quanto sia cambiato tecnicamente negli ultimi anni.
The Witcher 3 sembra non voler finire mai
Quando The Witcher 3 arrivò sul mercato, probabilmente nessuno avrebbe immaginato che più di un decennio dopo si sarebbe ancora parlato di nuove regioni, nuove storie e importanti interventi tecnologici.
Eppure Geralt continua a tornare.
Songs of the Past arriverà nel 2027 e, stando alle parole di chi lo sta realizzando, la sua esistenza nella forma attuale è legata direttamente ai cambiamenti introdotti dalla Remastered.
Questa volta, quindi, il rifacimento tecnico non è soltanto un modo per rivendere un grande classico.
È ciò che ha permesso agli sviluppatori di costruire qualcosa che prima non riuscivano nemmeno a realizzare.
E adesso resta una domanda: se è servito modificare così profondamente The Witcher 3 per dare vita a Songs of the Past, quanto sarà davvero ambiziosa questa nuova espansione?










