Teenage Mutant Ninja Turtles: The Cowabunga Collection Recensione (PS5)

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La nostra recensione di Teenage Mutant Ninja Turtles: The Cowabunga Collection.

Ultimamente fa un po’ strano ritrovarsi a recensire un videogioco targato Konami che non sia un Pes (anzi scusate, ) o uno Yu-Gi-Oh. La casa giapponese infatti, da diversi anni a questa parte, ha tirato i remi in barca per quanto riguarda lo sviluppo di nuovi videogiochi, preferendo concentrarsi solo sui due brand più remunerativi e relegando le sue storiche IP ad “altro” (leggasi pachinko, merchandising eccetera). Una fine abbastanza triste per quella che è stata una delle house più amate della storia, ma è andata così, lo sappiamo.

Questo discorso non vale però per le riedizioni dei suoi titoli classici: difatti negli ultimi tempi abbiamo avuto modo di recuperare anche sulle console della ormai scorsa generazione le saghe quasi complete (e imprescindibili) dei Contra e dei Castlevania, con raccolte molto curate e piene di extra.

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Da oggi non fa eccezione nemmeno il fortunato filone dei videogiochi su licenza delle Tartarughe Ninja, che hanno vissuto il loro periodo d’oro nella prima metà degli anni ’90, tra fumose sale giochi e console a 8 o 16 bit. Ben tredici sono i giochi presenti nella Cowabunga Collection, tutti usciti in un periodo compreso tra il 1989 e il 1994, e se alcuni sono delle vecchie conoscenze molto amate, altri sono decisamente meno popolari. E meno riusciti, bisogna ammetterlo.

Ma andiamo con ordine, anche perché i titoli sono molto simili tra loro (non ludicamente, proprio come “nome del gioco”) e di alcuni sono presenti più versioni. Fin troppo facile confondersi insomma, complice pure il ricordo annebbiato da trent’anni di distanza.

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Il primo titolo presente è uno dei più famosi: Teenage Mutant Ninja Turtles in versione arcade, datato 1989.

Se avete un’età ragguardevole è difficile credere che non abbiate mai messo un gettone in questo beat’em up a scorrimento. TMNT infatti era un sogno che si avverava: finalmente un videogioco su licenza fatto come si deve, divertente da giocare e fedele nell’aspetto visivo e sonoro al franchise di partenza. Con in più la possibilità di giocare in quattro contemporaneamente.

Certo, il titolo era anche di una difficoltà sovrumana e faceva di tutto per svantaggiare il giocatore rispetto ai vari scagnozzi di Shredder e Krang, divorando monetine su monetine specie nelle fasi avanzate di gioco. Ma sappiamo bene che all’epoca le cose funzionavano così, e in ogni caso non è più un problema, dato che nella Cowabunga Collection possiamo aggiungere crediti con la semplice pressione di un tasto, e non più attingendo alla pensione del nonno.

Del gioco è presente pure la riuscita conversione per NES, del 1990. Certo, la scarsa potenza dell’8 bit Nintendo si faceva sentire sia nella grafica che nella precisione delle hitbox e dello scrolling (e si poteva giocare al massimo in due), ma l’aggiunta di due nuovi livelli valeva il prezzo del biglietto. Molto simile anche l’altissima difficoltà.

Curiosamente il titolo occidentale della conversione NES era Teenage Mutant Ninja Turtles II – The Arcade Game, perché l’anno precedente era già uscito un Teenage Mutant Ninja Turtles, ma si trattava di un gioco di tutt’altro genere.

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Teenage Mutant Ninja Turtles in versione arcade (a sinistra) e la sua bella conversione NES (a destra).

Il primo Teenage Mutant Ninja Turtles per NES fu una delusione cocente per moltissimi di noi. Se sulla carta il gioco poteva pure funzionare, con quella alternanza tra fasi action a scorrimento e fasi più esplorative con vista dall’alto, l’esecuzione lasciava invece perplessi.

I controlli non erano piacevolissimi pad alla mano, e il level design sicuramente discutibile, ma quello che più mancava era forse l’atmosfera del cartone, la mancanza di quel ritmo che tutti si sarebbero aspettati, e di quel “cool fine 80/inizi 90” da teppistello alla Bart Simpson che avrebbe caratterizzato i prodotti per pre-adolescenti del periodo. TMNT per NES era poco “radical” insomma, come si sarebbe detto all’epoca oltreoceano.

L’eccessiva difficoltà poi, dovuta anche a scelte di design molto opinabili (tanti ancora ricordano nei loro incubi il livello subacqueo) fece il resto, rendendo questa primissima incursione delle Turtles nei videogiochi un mezzo passo falso nonostante il grande successo commerciale ottenuto.

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Il primo, amato e odiato, Teenage Mutant Ninja Turtles per NES.

Molto meglio invece il terzo episodio per NES, nuovamente un beat’em up a scorrimento: Teenage Mutant Ninja Turtles III – The Manhattan Project, di fine 1991.

Quella volta Konami fece centro, andando a migliorare tutto quello che si poteva migliorare rispetto a TMNT II. In Manhattan Project c’erano più mosse, più inventiva, più varietà nei livelli, e tecnicamente il titolo era un significativo passo avanti. L’unico difetto davvero grave era l’eccessiva quantità di vita dei boss, che li rendeva più estenuanti che realmente avvincenti da sconfiggere.

Con ogni probabilità comunque ci troviamo di fronte al secondo miglior beat’em up mai uscito per l’8 bit Nintendo, dietro giusto all’inarrivabile River City Ransom di Technos (che al contrario di Manhattan Project è divertente ancora oggi). Peccato solo che non uscì mai in Europa, ma pure questo succedeva abbastanza spesso in quegli anni parecchio difficili per i videogiocatori.

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Teenage Mutant Ninja Turtles III – The Manhattan Project prevedeva anche una mossa per lanciare via i nemici, proprio come in TMNT versione arcade.

Ovviamente non mancarono titoli dedicati alle tartarughe per la portatile Nintendo. Nella Cowabunga Collection possiamo trovarli tutti e tre: TMNT – Fall of the Foot Clan (1990), TMNT II – Back from the Sewers (1991) e TMNT III – Radical Rescue (1993).

I primi due sono degli action abbastanza standard per l’epoca, il terzo invece provava ad addentrarsi nel difficile terreno dei giochi ispirati a Metroid (ora diremmo Metroidvania, ma all’epoca il termine non era ancora stato coniato), proponendo una progressione non lineare all’interno di una mappa interconnessa. Un esperimento sicuramente interessante, ma eseguito in maniera tutt’altro che memorabile, con una mappa poco leggibile e navigabile.

Al contrario di tanti tie-in dell’epoca non ci troviamo di fronte a sudiciume digitale, ma è innegabile che i titoli portatili delle Turtles non erano questi grandi capolavori manco all’epoca, figuriamoci adesso. In ogni caso fa piacere che ci siano stati riproposti, fosse anche soltanto per averli salvati dall’oblio che nessun videogioco merita. O quasi.

Teenage Mutant Ninja Turtles – Fall of the Foot Clan, primo della trilogia per Game Boy.

Parlando di titoli anch’essi molto lontani dal capolavoro presenti nella collection segnaliamo la presenza di ben tre versioni dedicate a TMNT – Tournament Fighters: SNES (1993), Megadrive/Genesis (sempre 1993) e ancora NES (addirittura 1994).

Non c’è molto da dire: Konami stessa, al contrario dei “cugini” di Capcom e SNK, sui picchiaduro a incontri non ha mai avuto molto da dire, e infatti il gioco non riesce ad andare oltre al decente clone di II nella sua versione più riuscita, quella per il 16 bit Nintendo.

Quella Megadrive invece aveva e ha ancora un brutto feeling pad alla mano (gli americani lo definirebbero “sluggish”, che rende proprio l’idea), mentre quella per l’8 bit è impresentabile come ogni tentativo di beat’em up a incontri per la console, semplicemente troppo poco prestante per un genere così tecnico e complesso.

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La versione SNES di TMNT – Tournament Fighters, sicuramente la migliore realizzata, ma comunque niente di eccezionale.

A chiudere la collection però ci sono altri tre titoli, i più riusciti: Teenage Mutant Ninja Turtles – Turtles in Time (uscito in sala nel 1991), la sua conversione per SNES (1992 e col suffisso IV, in segno di continuità coi precedenti per NES) e TMNT – Hyperstone Heist per Megadrive/Genesis (fine 1992).

Il primo è il sequel diretto dell’arcade del 1989, ed è senza mezzi termini un capolavoro di genere, roba da Top5 di sempre. Il già ottimo precedente coin-op veniva infatti surclassato sotto ogni aspetto: grafica, musiche, animazioni, varietà, divertimento, feeling dei colpi sui nemici. Nonostante la difficoltà rimanesse alta, il gioco era anche più corretto (per esempio non considerava sistematicamente gli attacchi del giocatore in svantaggio di frame rispetto a quelli dei nemici).

Ancora migliore la miracolosa conversione per SNES, che non prestava nemmeno troppo il fianco a downgrade tecnici e anzi aggiungeva varietà a boss e livelli, grazie al generoso utilizzo del tanto pubblicizzato Mode 7, che permetteva rotazioni degli sfondi mai viste prima. Memorabili per esempio lo scontro con Shredder visto dalla prospettiva del cattivone stesso, mentre lanciamo contro lo schermo (e quindi contro di lui) i nemici per danneggiarlo; oppure il livello a bordo di un hovercraft futuristico prima dello scontro con Krang.

Molto bello, come detto, anche TMNT – Hyperstone Heist, che però non poteva avvalersi né delle finezze tecniche né della assoluta figaggine (eccolo il “radical” di cui si parlava prima) dei viaggi nel tempo di Turtles in Time. Il motivo per cui non si sia optato per una diretta trasposizione di quest’ultimo pure per la console Sega, invece di fare un mix di ambientazioni tra tutti gli altri giochi della serie, ci è ancora ignoto.

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Come se non fosse già abbastanza bello, in TMNT – Turtles in Time si viaggia pure nel tempo, tra dinosauri, pirati e far west.

Tutti i titoli della collezione sono stati ovviamente adattati alla risoluzione degli schermi odierni, e riproposti sia in versione occidentale che orientale, con la possibilità di aggiungere tre tipi di filtro all’immagine per renderla più simile a quella dell’epoca. Per i titoli NES si possono eliminare lo sfarfallio tipico di quando su schermo c’erano troppi sprite e gli immancabili rallentamenti. Presente chiaramente anche la possibilità di giocare online con gli amici.

Ampissimo il ventaglio di possibilità per quanto riguarda la selezione della difficoltà, del livello di partenza o del numero di vite disponibili. La brutalità tipica del videogioco anni ’90 è qui mitigata inoltre dalla presenza del salvataggio libero e dell’ormai immancabile riavvolgimento del tempo. Volendo strafare in alcuni dei giochi della collezione si può pure attivare l’invincibilità. E nessuno di questi accorgimenti vi priverà di trofei o achievements. Potrete barare bassamente per ottenere il platino insomma, esattamente come gli sviluppatori baravano per infilarsi nelle vostre tasche trent’anni fa. D’altronde la vendetta si serve fredda.

Completa il pacchetto un sacco di materiale promozionale, riguardante non solo i videogiochi ma tutto l’universo delle Tartarughe Ninja, dagli anime ai manga. Potrete inoltre ascoltare le colonne sonore o visionare gli storyboard e i bozzetti d’epoca. Addirittura sono presenti i manuali completi di ogni gioco, sia in versione occidentale che orientale, nonché alcune brevi guide strategiche dove sono elencati segreti, mosse e curiosità. Non manca davvero nulla insomma, forse giusto qualche intervista ai creativi, dato che nelle precedenti collection di Contra e Castlevania erano presenti e molto interessanti. Ma non ci possiamo davvero lamentare, anzi.

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TMNT – Hyperstone Heist per Megadrive. Radical. Un po’ meno di Turtles in Time, ma radical.

In definitiva, Teenage Mutant Ninja Turtles: The Cowabunga Collection è una raccolta realizzata in maniera impeccabile. Certo, non tutti i giochi al suo interno sono capolavori, anzi, ed è questo il suo più grosso problema.

Al contrario che in altre collection, semplicemente più significative per la storia del videogioco, o magari meno circoscritte dal fatto di concentrarsi su una singola serie di tie-in, i giochi di Cowabunga ancora genuinamente divertenti da giocare nel 2022 non sono poi tantissimi: il primo arcade, le due versioni (peraltro molto simili) di Turtles in Time e infine Hyperstone Heist. Tutti gli altri invece hanno subito in maniera pesante il passare del tempo, complice il fatto che nemmeno all’epoca fossero giochi straordinari. Trovare un motivo per rigiocare i titoli per Game Boy o il dimenticabile Tournament Fighters insomma, ci viene davvero difficile.

Messo in conto questo però non possiamo che promuovere a pieni voti l’operazione di Konami, fosse anche solo per una questione di riscoperta, di studio e di archiviazione di una serie di titoli appartenenti a un’epoca sì lontana, ma da non dimenticare. E poi oh, c’è Turtles in Time.

RASSEGNA PANORAMICA
Voto
7.5
teenage-mutant-ninja-turtles-the-cowabunga-collection-recensione-ps5Teenage Mutant Ninja Turtles: The Cowabunga Collection è una raccolta realizzata in maniera eccellente. L'emulazione è perfetta, la selezione di materiali extra enciclopedica, le opzioni per personalizzare e facilitare l'esperienza ricchissime. L'unico reale problema è che, al netto di un paio di capolavori di genere, al suo interno sono contenuti molti titoli di qualità standard, se non mediocre, pure per l'epoca. Figurarsi a trent'anni di distanza. L'operazione quindi è da promuovere a pieni voti, ma assicuratevi che la preservazione, la collezione e l'interesse storico per i videogiochi d'epoca siano una delle motivazioni che vi spingono all'acquisto.