Tom Clancy’s Ghost Recon: Wildlands – Hands-on

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Tengo cuore italiano

Appare quasi scontato che, un gioco vasto come ’s Ghost Recon – Wildlands, abbia richiesto la concertazione di più studi di sviluppo (da Parigi all’est Europa). Il team italiano non è però rimasto marginale e può anzi fregiarsi di aver contribuito alla realizzazione di alcuni degli aspetti più importanti.
Anzitutto, batte bandiera italica la gestione dell’ per ciò che concerne il traffico dei veicoli. Parliamo di una rete di strade, autostrade e mulattiere lunga circa 800 km, che, a detta della Associate Producer, Cristina Nava “copre la mappa più grande mai realizzata fino a oggi da Ubisoft”. Anche se la Bolivia (Paese in cui sarà ambientato il gioco) non è in scala 1:1, l’intera nazione è stata comunque riprodotta fedelmente su schermo, con tutte le sue 21 regioni impreziosite da 11 ecosistemi differenti. Numeri che vi fanno intuire l’importanza dei veicoli all’interno dell’economia di gioco. Del resto, il gameplay ora vi lascia totale libertà d’azione, dunque durante le vostre peregrinazioni vi troverete spesso nella necessità di bloccare un mezzo per impossessarvene così da sfuggire alla polizia o raggiungere più velocemente la vostra prossima meta. In questi frangenti, potrete apprezzare la meticolosità del lavoro svolto dal team italiano, nella gestione e realizzazione dei più disparati autoveicoli – e non solo! – che sfrecciano nel gioco. In tutto sono 60 e vanno da normali utilitarie fino ad arrivare a possenti blindati. Senza dimenticare, poi, quelli più in sintonia con il territorio: furgoncini sporchi di fango, tir imponenti e pullman mezzi scassati. Chiudono la rassegna i velivoli e i mezzi acquatici, perché la mappa di Tom Clancy’s Ghost Recon – Wildlands può essere sorvolata persino in elicottero e si spinge fino ad alcune remote isolette sulle quali, immancabilmente, troverete delle raffinerie della droga difese come Fort Knox.

Un altro aspetto curato da Ubisoft Milan riguarda la routine dei numerosissimi personaggi non giocanti. L’ultima fatica della software house di Rayman vi sprona a immergervi nella cultura boliviana, con le sue contraddizioni, i suoi colori, le sue tradizioni. Capiterà spesso di imbattervi – sia perché lo richiede la trama, sia in modo del tutto casuale – in festività locali, oppure di assistere a spettacoli canori, o a cerimonie religiose o, ancora, di dovervi muovere lungo fiere affollate e caotici mercati rionali. Ecco, se tutto questo vi piace, lo si deve alla cura dei dettagli riversata nel prodotto dagli sviluppatori italiani. “Di giorno le donne escono di casa per andare a fare compere alle bancarelle” – ci ha detto Cristina, con gli occhi che le brillavano per l’entusiasmo di consegnare alla stampa qualcosa che ormai avverte come parte di sé “mentre di notte gli uomini frequentano i bar o posti peggiori. Noi abbiamo curato questi aspetti per fare in modo che il mondo di gioco fosse pulsante e vivo”. Gli animatori italiani hanno sfruttato la tecnica del motion capture per fare in modo che gli NPC risultassero molto realistici. Di solito si ricorre al motion per animare l’eroe e i suoi comprimari, quindi è apprezzabile notare che la cura per i dettagli risulti estremamente alta anche per ciò che è destinato a fare solo sfondo alle nostre imprese.

L’ultima fatica della software house di Rayman vi sprona a immergervi nella cultura boliviana, con le sue contraddizioni, i suoi colori, le sue tradizioni.

L’ultimo aspetto di Tom Clancy’s Ghost Recon – Wildlands a potersi fregiare del tricolore è l’interfaccia utente. Il titolo, com’è noto, permette al pari di un The Elder Scrolls qualsiasi, di creare da zero il proprio alter ego. Ogni pagina del menu dedicata all’eroe, al suo equipaggiamento e alle armi è stata pensata, disegnata e sviluppata da Ubisoft Milan. Pensateci, mentre vi ci avventurate.

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