“Videogiochi colpevoli di omicidio”, prosegue la disinformazione sull’argomento

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A distanza di un mese non si placa la eco della tragica vicenda che ha avuto per protagonisti due giovani di Ferrara, di appena sedici e diciassette anni, arrestati per l’omicidio dei genitori di uno dei due. A far notizia è la rivista “Oggi” , che la scorsa settimana ha nuovamente posto l’accento sulla presunta colpevolezza dei videogame.

Nell’articolo riportato in calce a questa news, il giornalista Giuseppe Fumagalli ha deciso di soffermarsi, in particolar modo, su una delle dichiarazioni rilasciate dal padre del ragazzo che ha aiutato l’amico in questo efferato gesto. Cercando di giustificare lo scellerato gesto, l’uomo ha dichiarato che suo figlio avrebbe avuto “troppa libertà”.
“La discoteca, le morose, gli amici, era sempre in giro e non studiava mai. Alla fine ha sempre fatto quel che voleva, ma rimaneva un bravo ragazzo: non beveva, non si drogava. Se penso a quello che può avergli fatto davvero male, dico che è stata quella robaccia qua“.
A chiarire il reale significato ’espressione “quella robaccia qua” è, palesemente, il titolo del pezzo: “La rovina di nostro figlio sono stati i videogame” (con tanto di colore rosso a enfatizzare il colpevole); più chiaro di così non si può e, come purtroppo sempre più spesso accade, a finire sul banco degli imputati sono i videogiochi.
Come riporta anche il quotidiano “Il Giornale”, la madre di Manuel è ovviamente d’accordo con la teoria di suo marito: “Di notte lo sentivamo urlare. Si collegava con altre persone, giocava con loro, discutevano per battere gli avversari. Mi alzavo e gli chiedevo di smettere. Ma non ascoltava, era nel suo “.
Questi, ovviamente, sono solamente due dei tanti articoli (o addirittura speciali al TG, come molti di voi avranno notato in questi ultimi 30 giorni) che sembrano avere come unico scopo quello di cavalcare l’onda dello sdegno, indirizzandolo verso un fin troppo “facile” capro espiatorio.
Da videogiocatori e da giornalisti che quotidianamente raccontano il mondo dei videogiochi ci sentiamo ovviamente chiamati in causa. Lasciateci quindi chiarire alcuni punti riguardo al reale impatto del videogame sul comportamento delle persone. E per farlo attingeremo a uno studio effettuato dal dottor Christopher Ferguson, psicologo e docente di psicologia presso Stetson University. Secondo Ferguson è ormai appurato come il rapporto tra gli atti criminali  e i vari media (non solo videogiochi ma anche cinema e televisione) sia completamente assente. Anzi la violenza nei media aumenta con il diminuire di quella nella società. Ferguson, inoltre, ritiene che i videogame e le altre forme di intrattenimento multimediale siano, anzi, un mezzo per distrarre l’opinione pubblica dai veri problemi e non la causa dei problemi. Un parere un po’ diverso rispetto a quello delle “giurie popolari”, non trovate?

Se voleste maggiori informazioni sul complesso argomento, vi consigliamo questo articolo presente sul sito di AESVI, l’Associazione Editori e Sviluppatori Videogiochi Italiani, che da tempo si impegna ad informare sul tema, riportando fatti, fonti e studi autorevoli del fenomeno e sottolineando anche l’importante del bollino PEGI, troppo spesso sottovalutata dai genitori e dai gamer.

Ricordate: i videogiochi sono una forma di narrazione e intrattenimento, dalle potenzialità incredibili. Non uno strumento per manipolare le coscienze. Quel ruolo semmai è insito in certe forme di “giornalismo”. Da cui è facile tutelarsi: basta tenersi alla larga da chi se ne fa promotore!

Ringraziamo il GameTimer Pietro Martina per la sottostante fotografia!