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Addio ai dischi PlayStation, ma giochi più economici? Un ex Square Enix spiega perché potrebbe succedere

PlayStation 5 affiancata a custodie Blu-ray in frantumi e a una libreria digitale di videogiochi, simbolo del passaggio al mercato digitale.

Un futuro completamente digitale per PlayStation significherebbe necessariamente giochi più costosi? Non secondo Jacob Navok. L’ex dirigente di Square Enix ha riacceso una delle discussioni più controverse dell’industria sostenendo che l’eventuale eliminazione dei supporti fisici potrebbe, paradossalmente, contribuire a rendere più economici i giochi venduti attraverso il PlayStation Store.

Una posizione destinata inevitabilmente a dividere i giocatori, soprattutto considerando quanto il mercato fisico, l’usato e la concorrenza tra rivenditori abbiano storicamente permesso di acquistare videogiochi a prezzi inferiori rispetto ai listini ufficiali.

Ma il ragionamento di Navok parte da un presupposto differente: la vera competizione non sarebbe tra negozi, bensì tra i videogiochi che cercano di conquistare i soldi e il tempo degli stessi utenti.

Un PlayStation completamente digitale potrebbe abbassare i prezzi?

Secondo Jacob Navok, ex Director of Business Development di Square Enix, eliminare progressivamente il supporto fisico non significherebbe automaticamente consegnare a Sony il potere di mantenere artificialmente elevati i prezzi.

Navok sostiene infatti che publisher e sviluppatori continuerebbero a competere tra loro all’interno del PlayStation Store.

Ogni settimana vengono pubblicati numerosi videogiochi e tutti devono convincere gli utenti a spendere una quantità limitata di denaro. Se un titolo rimane troppo costoso mentre altri vengono proposti in promozione, il consumatore potrebbe semplicemente scegliere qualcos’altro.

Da qui nasce la sua convinzione: anche in un ecosistema completamente digitale continuerebbe a esistere una forte pressione competitiva sui prezzi.

Meno copie fisiche, maggiore libertà nelle promozioni?

Il ragionamento dell’ex Square Enix riguarda anche il rapporto tra mercato digitale e distribuzione tradizionale.

Quando un publisher vende contemporaneamente copie fisiche e digitali deve considerare diversi fattori: produzione dei dischi, distribuzione, scorte nei negozi e rapporti commerciali con i retailer.

In un mercato esclusivamente digitale, parte di queste dinamiche scomparirebbe.

Secondo Navok, questo potrebbe concedere ai publisher maggiore libertà nel modificare rapidamente il prezzo dei propri giochi, introducendo sconti e promozioni senza doversi preoccupare allo stesso modo delle copie fisiche ancora presenti nei magazzini dei rivenditori.

Ed è qui che entra in gioco uno degli esempi più importanti citati nel dibattito.

Il modello Steam dimostra che il digitale può diventare aggressivo sui prezzi

Navok guarda soprattutto al mercato PC e a Steam, dove la distribuzione è ormai fortemente concentrata sul digitale ma i publisher continuano a competere attraverso promozioni, saldi stagionali e riduzioni permanenti dei prezzi.

Il punto della sua argomentazione è semplice: assenza del disco non significa necessariamente assenza di concorrenza.

Un videogioco pubblicato a prezzo pieno deve comunque competere contro decine o centinaia di alternative, alcune delle quali potrebbero essere vendute con fortissimi sconti.

Per un publisher, quindi, mantenere indefinitamente un prezzo elevato potrebbe semplicemente significare vendere meno copie.

Ma c’è un enorme problema: senza dischi scompare la concorrenza dei negozi

La teoria ha però un’altra faccia che non può essere ignorata.

Oggi un possessore di PS5 con lettore può scegliere tra PlayStation Store, Amazon, grandi catene, piccoli rivenditori, copie usate e mercato tra privati.

Un giocatore completamente digitale non dispone della stessa libertà.

Per acquistare un gioco digitale destinato a PlayStation deve necessariamente passare attraverso l’ecosistema controllato da Sony, anche quando il prezzo effettivo viene deciso dal publisher.

Ed eliminando il disco sparirebbero contemporaneamente la possibilità di rivendere il gioco, acquistarlo usato, prestarlo fisicamente oppure approfittare delle offerte applicate autonomamente dai retailer.

È proprio questo uno dei principali argomenti utilizzati da chi ritiene che un mercato completamente digitale possa produrre l’effetto opposto rispetto a quello ipotizzato da Navok.

PS5 mostra già due filosofie differenti

L’attuale generazione PlayStation rappresenta perfettamente questa transizione.

Sony commercializza PS5 attraverso configurazioni che permettono di utilizzare il supporto fisico e altre orientate completamente verso il digitale, mentre PS5 Pro è stata progettata senza lettore integrato, lasciando la possibilità di acquistare separatamente l’unità disco compatibile.

Il messaggio dell’industria appare ormai evidente: il digitale sta assumendo un peso sempre maggiore.

Questo, però, non significa che Sony abbia annunciato la fine dei giochi fisici PlayStation.

Ed è fondamentale sottolinearlo: non esiste alcun annuncio di Sony secondo cui PlayStation abbandonerà i dischi né tantomeno una promessa che un simile passaggio comporterebbe prezzi inferiori sul PlayStation Store.

Quella di Navok rimane una previsione sul possibile funzionamento economico di un futuro mercato completamente digitale.

Giochi digitali più economici o maggiore controllo sui prezzi?

La questione, quindi, è molto più complessa di un semplice confronto tra disco e download.

Da una parte, un mercato digitale permette ai publisher di modificare rapidamente i prezzi, organizzare promozioni frequenti ed eliminare una serie di costi e vincoli collegati alla produzione e distribuzione fisica.

Dall’altra, la scomparsa dei dischi toglierebbe ai consumatori alcune delle forme di concorrenza più importanti attualmente disponibili.

Ed è proprio questo che rende le dichiarazioni dell’ex Square Enix così interessanti.

La domanda non è soltanto se i giochi digitali possano costare meno.

La vera domanda è: chi avrebbe il potere di decidere quanto paghiamo una volta scomparsa completamente l’alternativa fisica?

Per Navok, la competizione tra publisher sarebbe sufficiente a mantenere vivo il mercato e spingere i prezzi verso il basso.

Per molti giocatori, invece, rinunciare definitivamente al disco significherebbe rinunciare anche a una parte fondamentale della propria libertà d’acquisto.

E probabilmente sarà proprio questo uno dei grandi dibattiti della prossima generazione di console.

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