Activision Blizzard: il CEO Bobby Kotick ha chiesto 375 milioni di dollari di buonuscita!

Bobby kotick Activision Blizzard

Prima dell’acquisizione di Activision Blizzard da parte di Microsoft, il CEO del noto publisher aveva dovuto affrontare le di chi reputava la sua gestione degli scandali sessuali totalmente insufficiente. Con l’offerta da parte di Phil Spencer, Bobby Kotick potrebbe togliersi dalle scene con un buono uscita di circa 375 milioni di dollari.

Al centro del caos trovavamo, e troviamo anche adesso, proprio il 58enne a capo del colosso di sviluppo e pubblicazione di titoli come Diablo, Warcraft, Overwatch e Call of Duty, che nel corso degli anni ha portato l’azienda a raggiungere numeri da capogiro.

Pur raggiungendo però le quote previste, e intascando così premi sempre più importanti, la sua figura è stata messa in forte discussione, considerando la cattiva gestione degli scandali esplosi nelle mura dell’azienda.

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Altra fonte di asprissime è anche stata la questione dei dipendenti spesso mandati a casa con ondate di licenziamenti improvvisi. Insomma, il CEO non ha attirato la benevolenza dei propri dipendenti, tanto che a novembre si era già parlato di una petizione per mandarlo a casa.

Nonostante tutto, e nonostante le durissime critiche fatte proprio da Phil Spencer, Bobby Kotick potrebbe levare le tende con un bel malloppo. L’attuale CEO di Activision Blizzard ha infatti chiesto una buonuscita di ben 375 milioni di dollari, secondo Bloomberg, nel caso Microsoft volesse sostituirlo.

Microsoft, difatti, starebbe pensando proprio questo. Sostituire la sua figura non appena l’accordo per l’acquisizione si concluderà, ciò nonostante i comunicati ufficiali non lo accennino. In modo tale da avviare una nuova gestione più virtuosa del publisher.

Nonostante il malcontento, Bobby Kotick possiede comunque un gran numero di dell’azienda, e il suo ruolo chiave a capo di Activision per oltre 30 anni, rende la sua posizione granitica. Una scelta quasi obbligata quindi, per rimuovere un personaggio scomodo che potrebbe danneggiare la reputazione di Microsoft, quest’ultima sempre più alla ricerca della tutela dei suoi dipendenti.

Fonte: Bloomberg