Dying Light 2: crunch, management tossico e morale a terra alla base dei ritardi?

dying light

Era il 2018 quando Techland annunciò lo sviluppo di Dying Light 2, il sequel del noto survival horror. Il gioco previsto per la primavera del 2020 venne rimandato in maniera indefinita, senza alcun chiarimento in merito ad una data o una finestra di lancio qualsiasi che non fosse un generico gennaio 2020. Ormai sepolto sotto una coltre di silenzio da un anno, il destino di Dying Light 2 sembra avvolto da un mistero relativo, a questo punto, sui problemi innegabili che lo sviluppo effettivamente sta avendo.

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In un report a cura del capo redattore di The Gamer, Kirk McKeand, paiono esserci le risposte giuste a far luce sull’attuale situazione in Techland. L’approfondimento comprende una di interviste anonime, 10 per la precisione, a dipendenti sia fissi che temporanei dello di sviluppo polacco. Gli intervistati descrivono una realtà fatta di “un management autocratico, una scarsa capacità organizzativa e una cultura del tossica che emana fin dai piani alti dell’azienda”. Ad aggravare un contesto già di per sé non facile, il gruppo dirigente ha un impatto estremamente negativo sul morale e sullo svolgimento corretto delle attività dei dipendenti, situazione che, ovviamente, non fa che scaricarsi sullo sviluppo del titolo.

La fonte principale dei tanti problemi esposti dai dipendenti sembra essere proprio la dirigenza, tra cui il CEO Pawel Marchewka stesso: sia lui che gli altri manager rifiutano qualunque suggerimento dai veterani dello studio e questo, di conseguenza, causa blocchi nello sviluppo. “Ogni volta che qualche veterano inizia con dare consigli che non siano in linea con l’agenda del consiglio d’amministrazione, viene lentamente isolato dal progetto e dalle responsabilità” e “Questo li porta a stressarsi tantissimo o a venir licenziati. Per fare carriera in Techland, devi essere sottomesso”.

Tant’è che dopo aver assunto Marc Albinet, ex game director Ubisoft, per migliorare i processi produttivi dello studio, egli non è riuscito a far approvare nessuna delle sue proposte in sede di Consiglio d’amministrazione. Parliamo di un professionista serio con trent’anni di servizio sulle spalle.

Sempre secondo questo report, almeno 20 impiegati hanno lasciato la software house e, proprio per colpa di questo via vai continuo, la sceneggiatura di Dying Light 2 è stata riscritta “6 volte o giù di lì”. Una situazione talmente paradossale che gli stessi testimoni non hanno idea di come sarà gioco finito. Ovviamente, il Ceo di Techland Marchewka ha voluto rispondere alle accuse difendendo la sua società: “fare giochi è molto duro ed è normale che si voglia cambiare posto di lavoro e cercare nuove sfide. Mi dispiace molto che alcuni nostri dipendenti ci abbiano lasciato e abbiano deciso di lavorare altrove ma auguro sempre il meglio per loro”.

Se volete approfondire ulteriormente la situazione circa lo sviluppo di Dying Light vi lasciamo il link dell’inchiesta completo qui.

Fonte: The Gamer