Little Nightmares 2 – Recensione (PS4): Un horror eccezionale

Little Nightmares 2

Una città morta, dai palazzi deformi, silenziosi, che si chinano e si piegano per osservare il nostro passaggio, come ci spiassero. Edifici vuoti, fatiscenti, abitati da fantasmi privi di ogni coscienza, ormai intrappolati di fronte a quel televisore che dà loro tutto ciò di cui hanno bisogno. In Little Nightmares 2, nei panni di due bambini indifesi, dovremo sconfiggere la metropoli senza vita. Ma non è Silent Hill, non è Resident Evil e, per assurdo, non è neanche Little Nightmares. È qualcosa di diverso da qualunque altra cosa abbiamo mai visto.

Così come le Fauci nel primo episodio, l’enorme ristorante galleggiante in cui eravamo noi la portata principale, la Città Pallida è simbolo e croce di tutto ciò in cui ci ritroveremo catapultati. La vera protagonista di un incubo che di piccolo, ve lo assicuriamo, non ha proprio nulla.

La critica sociale è ancora una volta forte e chiara: una torre radio ha preso possesso dell’anima e della mente di ogni cittadino. Persone con una propria vita, una propria quotidianità, sono ora dei gusci imbambolati di fronte al tubo catodico: catatonici, spenti, violentissimi.

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Little Nightmares 2 – Piccoli incubi, non così piccoli

La luce degli schermi buca la notte, proiettando ombre mostruose all’angolo di ogni vicolo, oltre le finestre di ogni abitazione. Per Mono e Six (vecchia conoscenza) non sarà affatto facile raggiungere la torre radio e adempiere al loro destino.

Non tutti gli abitanti della Città Pallida sono bambole inermi: qualcuno ha deciso di lottare, di ribellarsi, e di ritagliarsi un orrore tutto suo. E noi saremo le vittime, ancora una volta, di questo orrore. Allacciate le cinture perché, da semplice esperimento narrativo, Little Nightmares 2 si è prepotentemente accollato un fardello ben più pesante: tracciare la nuova strada dell’horror, e riscriverne la storia.

La base è comunque la medesima: con chiare ispirazioni a Limbo e a Inside, a questo giro più forti che mai, l’obiettivo di fondo è quello di superare in sicurezza luoghi mortali e costellati di trappole di ogni tipo. Che siano enigmi ambientali, fasi platforming o stealth ansiogeno, lo scopo è sempre quello di raggiungere l’altro lato indenni. La differenza però sta nei ritmi: Little Nightmares 2 ci mette davvero pochi minuti a ingranare, e da allora non vi lascia più.

Se la durata, ahinoi, non si discosta molto dalle cinque ore del predecessore, la densità delle situazioni fa sembrare questo seguito quantomeno raddoppiato nei contenuti. È un ottovolante dell’orrore, un corridoio dello spavento che esplora tutte le tipologie di paura: dal jumpscare improvviso all’ansia del pericolo sempre dietro l’angolo, dal ragionamento lampo in fughe rocambolesche alle infiltrazioni silenziose alle spalle di mostri ispiratissimi.

La vera arte dell’orrore

Il modo in cui Little Nightmares 2 schiaccia il piede sull’acceleratore, senza però mai risultare pacchiano o perdere in coerenza e terrore psicologico, è da studiare sui di . Dove non riesce a imprimersi con il gameplay (sempliciotto come nel primo, ma molto più fantasioso) lo fa sicuramente con la direzione artistica.

Abbandonate le ambientazioni industriali delle Fauci, ciò che vediamo in Little Nightmares 2 è arte in movimento, e continuamente mutevole. E sappiamo benissimo quanto abusato sia questo termine, oggigiorno: di giochi artisticamente ispirati ne vediamo uno alla settimana, vero, ma come Little Nightmares 2, se tutto va bene, un paio di volte a generazione.

Il gioco targato Tarsier Studios è perfetto in ogni inquadratura, in ogni scelta di luce, in ogni composizione, in ogni tonalità. Ogni stanza, ogni nemico, incornicia magistralmente un quadro dove ogni elemento è sempre al posto giusto. Accompagnamenti visivi e sonori sono tutt’uno con ciò che accade a schermo, e il risultato è una sinfonia dell’orrore più unica che rara, dove ogni passaggio lascia a bocca aperta.

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Un’oretta in particolare verso la metà, ambientata in un manicomio abbandonato, è da vera e propria antologia dell’orrore. E l’utilizzo della luce dinamica, anche a livello di gameplay, è assolutamente magistrale. Con le mani sudate e il cuore a mille, ci siamo ritrovati ai titoli di coda di Little Nightmares 2 con alle spalle ogni tipo di emozione: sgomento, paura, ma anche tristezza, malinconia e sorpresa. Uno di quei classici giochi che vorresti non finisse mai, e che scorre via più in fretta di quanto la mente (e la voglia di vedere altro) possa mai metabolizzare.

Perché essere perfetto, quando puoi essere indimenticabile?

Peccato davvero che Little Nightmares 2 caschi in alcuni errori di ingenuità strettamente correlati al primo. Le interazioni con gli oggetti sono a volte un po’ goffe e la prospettiva da “casa delle bambole” rende difficili i salti in profondità. Alcuni strani picchi di difficoltà nelle fasi iniziali, tra l’altro, danno quasi l’impressione che un paio di passaggi non siano stati ripuliti a dovere; niente che una patch non possa risolvere, in ogni caso, e nulla che rovini chissà quanto l’esperienza finale.

I problemi ci sono, ma son troppo pochi e troppo saltuari perché possano pesare su tutto ciò che di buono c’è attorno. Almeno un paio di volte, Little Nightmares 2 sfiora in scioltezza il capolavoro totale, e non si può far finta di nulla.

Questo è anche grazie ai nemici che popolano la Città Pallida. I cittadini inebetiti sono una cosa, coloro che si sono rinchiusi in luoghi abbandonati per diventarne i re indiscussi, invece, un’altra. La maestra con il collo snodabile, che controlla gli alunni a trecentosessanta gradi infilandosi nei condotti dell’aria, o fin sotto ai tavoli, è un’immagine grottesca che vi popolerà gli incubi per giorni. E lo stesso vale per i manichini che vivono nel buio dell’ospedale, che approfittano delle nostre spalle per lanciarsi in un Un-Due-Tre-Stella da pelle d’oca, o per qualunque altra cosa troverete addentrandovi nella Città. Indimenticabile.

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Non lasciatevi ingannare dalla sua aria “pucciosa” e dalla tenerezza degli attori: Little Nightmares 2 è un acquisto imprescindibile per ogni fan delle avventure bidimensionali, degli enigmi, della narrativa silenziosa e, soprattutto, di tutta quella branchia dell’horror che non si basa solo su spaventi improvvisi e sul sangue. Come cerchi di reinventarsi a ogni nuovo capitolo, tra l’altro, è ciò che veramente lo contraddistingue dal capitolo precedente, che pur nella sua brevità non sempre riusciva a tenere alta l’attenzione e ad essere vario.

Little Nightmares 2: una nuova speranza per l’horror

Little Nightmares 2 ha dimostrato come il team di sviluppo sotto l’ala di Bandai Namco sia un vulcano di idee inesauribile, capace di riuscire anche in una delle imprese storicamente più difficili di tutte: bissare un successo e, allo stesso tempo, superare l’opera originaria. Alla fine della fiera, i due capitoli sono così diversi che non è detto che uno finirà per piacervi più dell’altro.

Ciò che è certo è che il nuovo supera il primo in tutto, entrando di fatto nel podio dei prodotti di punta del genere. Un Little Nightmares 3? Ci metteremmo la firma, ora come ora.

Che tutti gli altri tornino sui banchi e imparino, piuttosto, cosa significa fare del vero horror. In questa generazione si è persa un po’ la retta via, e che sia un semisconosciuto team svedese a illuminare nuovamente il cammino dà sicuramente da pensare. Affamati come la piccola Six che si fa strada a tentoni cibandosi di Nomini… ne vogliamo ancora!