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Rubano i PC agli sviluppatori alla Gamescom: CD Projekt RED apre gli “archivi Arasaka” per aiutarli

Geralt di Rivia in primo piano con uno scenario oscuro e una figura che manipola soldati sullo sfondo.

La Gamescom dovrebbe essere il momento in cui uno sviluppatore porta davanti al pubblico mesi, a volte anni, di lavoro. Per alcuni team presenti all’edizione 2026 di Colonia, però, la fiera si è trasformata in qualcosa di completamente diverso: computer e altro hardware utilizzato direttamente negli stand sono stati rubati, con alcuni dispositivi che contenevano persino build di videogiochi ancora in sviluppo. Una situazione abbastanza grave da richiedere l’intervento della polizia e che ha spinto altri protagonisti dell’industria a offrire il proprio aiuto. Tra questi c’è anche CD Projekt RED, che ha scelto di farlo nel modo più Cyberpunk possibile: andando a controllare gli immaginari “archivi hardware di Arasaka”.

Alla Gamescom non sono spariti semplicemente dei laptop

Diversi sviluppatori ed espositori hanno denunciato pubblicamente furti avvenuti durante la Gamescom 2026. Uno dei casi che ha attirato maggiormente l’attenzione riguarda Ryan Laley, sviluppatore di Mimic, che ha raccontato come i laptop del suo team fossero stati rubati, costringendolo di fatto a terminare anticipatamente la propria presenza alla manifestazione.

Per un grande publisher la perdita di alcuni computer rappresenterebbe già un problema serio. Per un piccolo sviluppatore indipendente, però, può trasformarsi in qualcosa di molto più pesante. Non parliamo soltanto del prezzo dell’hardware, ma degli strumenti utilizzati per lavorare, mostrare il proprio progetto, incontrare stampa e pubblico e cercare opportunità commerciali durante uno degli appuntamenti più importanti dell’anno.

E quello di Mimic non sarebbe stato un episodio isolato.

Sui computer rubati c’erano anche giochi ancora in sviluppo

È probabilmente questo il dettaglio che rende l’intera vicenda ancora più delicata. Tra gli espositori colpiti figura anche iam8bit, che ha segnalato la sparizione di due laptop utilizzati durante la fiera per mostrare build in sviluppo di Petal Runner ed Escape Academy 2.

Non significa automaticamente che quei giochi finiranno online, naturalmente, ma la presenza di software non ancora pubblicato sui dispositivi rende il furto molto diverso dalla semplice sottrazione di materiale informatico. Quando una build di sviluppo esce dal controllo dello studio, entrano in gioco problemi legati alla riservatezza, alla sicurezza e alla possibilità che contenuti non destinati al pubblico possano essere copiati o diffusi.

Anche Tessera Studios ha denunciato la sottrazione di hardware dalla propria postazione, parlando di due laptop e uno Steam Deck. Sui dispositivi era presente materiale legato a The Zibbo Show, compresa la demo utilizzata durante la Gamescom, oltre a dati personali e aziendali.

A quel punto non stiamo più parlando di un singolo sviluppatore particolarmente sfortunato. Stiamo parlando di un problema di sicurezza che ha coinvolto più espositori durante la stessa manifestazione.

Gamescom interviene e la polizia indaga

L’organizzazione della Gamescom ha riconosciuto le segnalazioni relative all’hardware sottratto e i casi sono arrivati alle autorità. Saranno naturalmente le indagini a chiarire se gli episodi siano collegati, come siano avvenuti e soprattutto se sarà possibile recuperare i dispositivi.

La situazione apre però inevitabilmente una discussione sulla sicurezza degli espositori. Durante una manifestazione delle dimensioni della Gamescom vengono movimentati migliaia di dispositivi, prototipi, computer e sistemi contenenti materiale che in alcuni casi non dovrebbe ancora lasciare gli studi di sviluppo.

Un laptop utilizzato per una demo non è necessariamente soltanto “un PC”. Può contenere mesi di lavoro, versioni non pubbliche di un videogioco, strumenti interni e informazioni aziendali.

Ed è proprio per questo che la storia ha rapidamente iniziato a circolare all’interno dell’industria.

Poi arriva CD Projekt RED: “Controlliamo gli archivi hardware di Arasaka”

In mezzo a una situazione decisamente spiacevole è arrivato però uno dei momenti più belli della vicenda. L’account ufficiale di Cyberpunk 2077 ha risposto pubblicamente a Ryan Laley esprimendo solidarietà e facendo sapere che il team avrebbe controllato gli “archivi hardware di Arasaka” per verificare la possibilità di inviargli dell’attrezzatura.

Ovviamente Arasaka non possiede realmente un magazzino dal quale CD Projekt RED può recuperare qualche laptop: è la gigantesca corporazione dell’universo di Cyberpunk. Ma dietro la battuta c’è un’offerta molto concreta.

CD Projekt RED si è proposta di cercare hardware da inviare allo sviluppatore, aggiungendo che nessun “choom” dovrebbe essere costretto a ripartire da zero.

È uno di quei casi in cui il linguaggio social di un’azienda riesce a funzionare perfettamente: una battuta comprensibile immediatamente dai fan di Cyberpunk 2077 utilizzata per comunicare qualcosa di molto più serio.

Anche altri sviluppatori hanno deciso di aiutare

La solidarietà non si è fermata a CD Projekt RED. Anche il team legato a Where Winds Meet si è fatto avanti offrendo supporto, trasformando una storia nata da una serie di furti in una piccola dimostrazione di quanto rapidamente l’industria possa mobilitarsi quando uno sviluppatore si trova improvvisamente in difficoltà.

Ed è forse questo il contrasto più interessante dell’intera vicenda. Da una parte abbiamo persone che avrebbero approfittato di una delle più grandi manifestazioni videoludiche al mondo per sottrarre strumenti di lavoro. Dall’altra abbiamo studi e sviluppatori che, pur non avendo alcun obbligo, hanno deciso di intervenire.

Per un team indipendente, ricevere qualche computer sostitutivo può significare tornare a sviluppare immediatamente invece di dover affrontare settimane di problemi e nuove spese.

Il problema più grande potrebbe arrivare dopo la Gamescom

Ora rimane però una domanda inevitabile: che fine hanno fatto i computer rubati?

Il loro valore economico è soltanto una parte del problema. La presenza di build di sviluppo rende fondamentale capire se i dispositivi siano protetti e se qualcuno possa tentare di estrarne il contenuto. La storia recente dell’industria videoludica ha già dimostrato quanto possa essere dannosa la diffusione prematura di materiale non destinato al pubblico.

Una build incompleta può mostrare elementi destinati a cambiare, contenuti provvisori, problemi tecnici ancora da correggere e parti che uno sviluppatore non avrebbe mai scelto di presentare in quelle condizioni. Se qualcosa proveniente dai dispositivi rubati dovesse apparire online, sarebbe quindi importante ricordare esattamente questo: non sarebbe materiale pubblicato volontariamente dagli sviluppatori.

Per il momento non significa che accadrà. Ma è uno scenario che rende comprensibile la preoccupazione dei team coinvolti.

La Gamescom finisce, ma qualcuno rischia di ricordarla per il motivo peggiore

Per milioni di giocatori la Gamescom 2026 rimarrà associata a trailer, annunci e nuovi videogiochi. Per alcuni piccoli sviluppatori, invece, rischia di essere ricordata come la fiera nella quale sono entrati con i propri giochi e sono usciti senza i computer utilizzati per mostrarli.

Fortunatamente la vicenda ha mostrato anche l’altra faccia dell’industria. Studi molto più grandi hanno visto cosa stava succedendo e hanno deciso di tendere una mano.

E alla fine, in mezzo a denunce, laptop scomparsi e build potenzialmente finite nelle mani sbagliate, probabilmente nessuno avrebbe immaginato che una delle risposte più umane sarebbe arrivata proprio da Night City.

Per una volta, quindi, speriamo davvero che Arasaka abbia qualche PC di troppo in magazzino.

VIAvideo games chronicle

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