Bioshock Infinite: Burial at Sea Episode II – la recensione

Sentimenti contrastanti mi assalgono nello scrivere questa recensione. Da un lato sono demoralizzata dalla infausta chiusura di Irrational Games, dall’altro lato sono emozionata, perché con Burial at Sea Episode II si è chiusa una saga che ha segnato profondamente il mondo dei videogiochi fin dal suo primo capitolo, così come fece Half-Life undici anni prima.
Sono convinta del fatto che Ken Levine continuerà a raccontare le sue meravigliose storie, e noi saremo lì a “giocarle”, ma chissà se il miracolo di Bioshock si ripeterà in futuro… Intanto lasciamoci coinvolgere nell’ultima (almeno per me) avventura di Rapture.
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Coloro che in passato hanno acquistato Bioshock per le meccaniche da sparatutto rimarranno delusi.

È difficile parlare di questo Burial at Sea senza svelare nulla del primo episodio. Immagino che molti avranno aspettato l’uscita di questo secondo capitolo per giocare l’epilogo tutto d’un fiato, e quindi, per rispettare la loro scelta, cercherò di raccontare il meno possibile della trama.
Burial at Sea Episode II riprende la narrazione esattamente dove l’avevamo lasciata alla fine del primo episodio. Ken Levine sembra finalmente essersi liberato dai pesanti clichè del genere fps e, in queste 5 ore aggiuntive di gioco, fa una serie di scelte coraggiose che è bene spiegare. Coloro che in passato hanno acquistato Bioshock per le meccaniche da sparatutto rimarranno delusi: Burial at Sea è un gioco che può essere completato senza consumare nemmeno una cartuccia. Questa è la prima scelta, dettata non solo dal cambio di protagonista, ma soprattutto dal maggior rilievo dato al racconto degli eventi. Tutto avviene naturalmente, senza alcun traumatico cambio di rotta per il giocatore. Egli è ora chiamato a vestire i panni di Elisabeth (per motivi che non voglio spiegare), una creatura fragile ma dotata di grandi poteri che, cresceranno ancora di più, durante l’evoluzione della storia.
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Burial at Sea è un gioco che può essere completato senza consumare nemmeno una cartuccia.

La nuova protagonista ha imposto agli sviluppatori una serie di modifiche alle meccaniche di gioco che hanno sempre caratterizzato la saga. Le armi da fuoco ci sono, ma il loro utilizzo è assolutamente superfluo. La nostra dolce ragazza non ha di certo le abilità da pistolero del malinconico investigatore privato Booker e nemmeno la sua forza bruta, ed è proprio sulla base di questi due assiomi che sono stati messi a disposizione del giocatore tutta una serie di nuove armi e nuovi plasmidi/vigor. Allo scontro diretto è preferito un approccio più orientato verso meccaniche stealth, che spinge Elisabeth a utilizzare cunicoli e prese d’aria per aggirare i nemici.

Il setting è ancora una volta la meravigliosa Rapture, sempre più misteriosa e decadente, ma non mancheranno sequenze oniriche, come la bellissima apertura del gioco, ripresa anche nel trailer di lancio.

L’arma scelta dai ragazzi di Irrational per supportare la nostra eroina è la balestra, accompagnata da tutta una serie di dardi modificati (da quelli anestetizzanti a quelli rumorosi) che permettono al giocatore di modificare la propria strategia a seconda della situazione. Tra tutti i vigor, il più utile visto in questo Burial at Sea è sicuramente Peepin Tom. Questo particolare potere dona al giocatore sia l’invisibilità sia una comoda vista a raggi X, ideale per passare inosservato anche nelle circostanze più estreme. Inoltre, tornano tutti i grandi classici, dalla Possessione, già indispensabile in Infinite, a Old Man Winter, new entry del primo episodio.
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Il giocatore è ora chiamato a vestire i panni di Elisabeth (per motivi che non voglio spiegare), una creatura fragile ma dotata di grandi poteri che, cresceranno ancora di più, durante l’evoluzione della storia.

Il setting è ancora una volta la meravigliosa Rapture, sempre più misteriosa e decadente, ma non mancheranno sequenze oniriche, come la bellissima apertura del gioco, ripresa anche nel trailer di lancio. Durante la sequenza iniziale, infatti, Elisabeth passeggia in una Parigi dai contorni sfumati. L’attenzione della nostra eroina viene attratta da una bambina, la famosa Sally, che lei e Booker stanno cercando. Inizia un inseguimento, per nulla frenetico ma molto emozionante. Passo dopo passo la Parigi dai colori pastello si trasforma prima in una Columbia devastata e quindi, nell’oscura Rapture. Alla fine del filmato la dolce Sally è ormai una sorellina. Un breve video che tutti conoscono, ma che vi assicuro rappresenta perfettamente il fil rouge emotivo che condurrà il giocatore a scoprire i segreti dietro la triste storia di Rapture; verso un finale che, a mio avviso, rende giustizia a uno dei più grandi narratori dell’industria dei videogiochi.
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Potremmo star qui a discutere sul fatto che oramai il motore grafico del titolo è stato ampiamente superato dalle console next-gen, o che il cambio di meccaniche di gioco è stato un azzardo, ma quando un gioco riesce a emozionarti ha già vinto in partenza, al giocatore non resta altro da fare se non lasciarsi coinvolgere.
Messi insieme, i due episodi di Burial at Sea possono essere considerati come un unico titolo, diversi ma pur sempre complementari, due esperienze di gioco capaci di approfondire e allo stesso tempo concludere un discorso cominciato con il primo Bioshock sette lunghi anni orsono. Non mi resta che ringraziare Irrational Games per questo meraviglioso dono e, con rammarico, dirgli addio.