Call of Duty: Infinite Warfare – recensione

In tempi dove un uomo come Donald Trump può diventare Presidente degli Stati Uniti, non ci stupiamo che Call of Duty possa arrivare nello spazio. In effetti, Call of Duty è l’emblema più puro della cultura americana degli ultimi vent’anni. È rumoroso, pompato ed esplosivo. E, la sapete una cosa? È proprio questa sua attitudine “in your face” a renderlo così amato. Dal punto di vista social, Call of Duty: Infinite Warfare è stato davvero massacrato. Non bastava il numero impressionante di “pollici versi” sul trailer… ci doveva anche essere la campagna pubblicitaria di Belen Rodriguez!
Ma da molti anni, Call of Duty non si ferma mai, e ogni anno l’obiettivo sembra essere più assurdo del precedente episodio. Fortunatamente, tanta assurdità viene anche supportata da un gameplay solido e genuinamente divertente.

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Infinite Warfare è il primo episodio di CoD creato da Infinity Ward dopo l’imbarazzante Ghost, e sembra che con questo capitolo il team abbia deciso di osare e sperimentare, almeno per quanto riguarda il single player. E questo, tanto a livello narrativo che di meccaniche. La storia, incredibilmente, è appassionante e ben scritta. I vostri compagni in battaglia sono personaggi che non faticherete a ricordare, per i quali proverete sincera preoccupazione. Paradossalmente, il peggiore è proprio quello interpretato da Kit “Jon Snow” Harington, anche se Infinity Ward è comunque da lodare per il flavour cinematografico dell’intero gioco. Non solo, la storia pone anche un interessante interrogativo: è più importante portare a termine la missione oppure salvare le vite delle persone che vi hanno preso parte? Infinity Ward è stata molto brava a inserire tematiche interessanti in un gioco tutto azione, quasi replicando lo stratagemma del “Cavallo di Troia”.

I vostri compagni in battaglia sono personaggi che non faticherete a ricordare, per i quali proverete sincera preoccupazione.

 

L’intero sfondo della vicenda è una fantascienza con i piedi ben piantati nella realtà. Ci sono le astronavi, sì, ma non siamo nell’universo di Star Trek. L’uomo si fa ancora la guerra, con la differenza che quest’ultima si è spostata nelle profondità dello spazio.
Il setting permette anche di osare per quanto riguarda il level design. Una delle missioni vi chiede infatti di andare nientemeno che sulla Luna. In un’altra, invece, vi troverete sulla superficie di un asteroide, che ruota continuamente su se stesso, creando così un velocissimo ciclo giorno/notte.

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Call of Duty: Infinite Warfare è il risultato di un’innovazione lenta ma costante, il pinnacolo di un sottogenere dell’FPS che ormai è tutt’uno con il brand Call of Duty.
Gran parte del gioco ricorda da vicino la serie Black Ops, soprattutto dal punto di vista del gunplay e del feeling generale. Ma questo non è assolutamente un male, anche perché Infinity Ward ha aggiunto un importante numero di novità. Su tutte, abbiamo i combattimenti spaziali a bordo di astronavi. Non siamo certo ai livelli di Star Citizen, ma è un’aggiunta interessante, che rende il gameplay ancora più esplosivo. Con un po’ di gravità zero che non guasta mai (Dead Space docet). Varietà è la parola d’ordine, assicurata anche grazie alle missioni secondarie, che propongono un piacevole diversivo rispetto al consueto “spara-spara”. In una delle missioni, per esempio, dovrete assassinare un bersaglio usando una copertura, e avrete la possibilità di conseguire tale obiettivo senza uccidere neanche un nemico lungo la strada. Solitamente il single player è l’aspetto più sottovalutato di Call of Duty, ma in questo caso il gioco vale sicuramente la candela: dategli una chance, non ve ne pentirete.

Call of Duty: Infinite Warfare è il risultato di un’innovazione lenta ma costante, il pinnacolo di un sottogenere dell’FPS che ormai è tutt’uno con il brand Call of Duty.

Se è vero che Infinity Ward ha seguito il motto “chi non risica, non rosica” per quanto riguarda la modalità in singolo, il multiplayer è tutta un’altra storia. Non ci sono differenze sostanziali rispetto ai precedenti episodi, con il wall jumping che ancora una volta la fa da padrone. La progressione e il potenziamento hanno invece fatto un passo avanti, soprattutto per chi riteneva l’ingresso nel multiplayer insormontabile. Ora, infatti, le missioni hanno degli obiettivi secondari, che potrete conseguire anche se la vostra sta perdendo, guadagnando esperienza per il vostro combattente. È l’uovo di Colombo, ma scrolla via di dosso la fastidiosa sensazione di sentirsi dei perdenti mentre i vostri avversari conseguono una vittoria dopo l’altra. E scusateci se è poco. Anche il sistema di drop è sicuramente più umano rispetto al passato: se siete sfortunati e non ottenete i potenziamenti che desiderate, potrete comunque accumulare delle risorse che vi permetteranno di sbloccarli in seguito. Se siete dei maniaci del “completismo”, e volete portare a termine ogni singolo aspetto di un gioco, fidatevi che l’equipaggiamento di Call of Duty sarà senza dubbio pane per i vostri denti.

RASSEGNA PANORAMICA
Voto:
8.5

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