Mass Effect: Andromeda vittima di uno sviluppo infernale e maltrattamenti sul posto di lavoro?

mass effect andromeda

Sono giorni che si discute ininterrottamente dei presunti problemi tecnici (e non solo) di Mass Effect: Andromeda. Il popolo di internet, purtroppo, ha anche finito per scagliarsi contro il bersaglio sbagliato. Oggi, però, potremmo finalmente aver trovato un colpevole: l’azienda intera.

Glassdoor, sito che racchiude commenti degli impiegati riguardanti il proprio ambiente di lavoro, è appena diventato teatro di un brutale sfogo da parte di un ex-impiegato BioWare.

L’uomo, che ha mantenuto l’anonimato, ha parlato di condizioni di lavoro infime e di numerose lotte interne che, per forza di cose, hanno finito per affossare la qualità finale del gioco.

In primis, ha specificato come la “simbiosi” tra BioWare Edmonton e Montreal è ora fragilissima, a causa di numerosi battibecchi tra le due divisioni. Nel corso di soli cinque anni, tra l’altro, BioWare ha perso 13 lead designer (tra game designer, artisti, programmatori e così via) a Montreal e 3 a Edmonton.

In linea di massima, si susseguivano svariati (e insensati, secondo il punto di vista di questa persona) licenziamenti. Molti servivano solo a ridurre i costi e a mantenere intatta la poltrona dei leader, nonostante la cattiva gestione derivasse – ovviamente – proprio da loro.

Per i due mesi finali dello sviluppo, agli impiegati furono concessi solo 30 minuti per pranzare. La software house pagava loro le spese, ma l’uomo la dipinge come una situazione pressoché insostenibile.

“Rappresaglie e molestie”, inoltre, erano la regola. Mettere in dubbio qualcosa, o anche già solo fare domande, metteva il lavoratore automaticamente in una posizione scomoda, dalla quale poteva anche non uscire più.

Il reparto Risorse Umane, tra l’altro, non aiutava in alcun modo i vari impiegati. Provare a denunciare alcuni atteggiamenti non ha mai portato da nessuna parte: al contrario, si cercava sempre di sotterrare il tutto, tant’è vero che nessuna delle “vittime” si è ritrovata con prove tra le mani quando ha abbandonato il team.

I lunghi periodi di sviluppo, tra l’altro, hanno costretto gli sviluppatori a perdere buona parte dei benefici che erano stati promessi loro.

Insomma, se fosse vero, si tratterebbe di una realtà lavorativa tutt’altro che idilliaca – ma, attenzione, non ancora confermata. Purtroppo, situazioni simili sono sempre più all’ordine del giorno, anche in un campo da “sogno” come potrebbe sembrare quello dei videogiochi.

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