The Last of Us 2: “Importante parlare di diversità. L’odio? Ci spinge a farlo ancora”

The Last of Us Part II

Halley Gross, narrative lead e co-writer di The Last of Us Part 2, si è sbottonata di recente ai microfoni di Fanbyte. Il punto della discussione? Ancora una volta, l’ultimo capolavoro Naughty Dog e l’incapacità di molti di accettare alcune delle tematiche trattate al suo interno: in primis, quella della diversità.

The Last of Us 2, dopotutto, è un racconto fatto di infinite scale di grigi. Ne parliamo da più di un anno e stanca anche ripetersi: non esiste un buono, non esiste un cattivo, e non esiste sostanzialmente fazione che abbia completamente ragione o torto. Persino se si va a scavare in quelle più assurde e apparentemente fanatiche. Ma ci sono anche altri tipi di diversità: come ad esempio l’orientamento sessuale di alcuni dei suoi protagonisti, o la volontà di rappresentare le donne in modi così “poco hollywoodiani”, Abby in primis.

Lanciare un gioco durante una pandemia, fa notare il sito, è sicuramente un’impresa titanica. Ma parlare di The Last of Us 2 in alcuni ambienti è praticamente impossibile, a causa dell’odio che gli gira intorno: che sia già solo per come si è ‘liberato’ di un certo personaggio importante in una maniera che, ormai possiamo dirlo, ha lasciato una cicatrice indelebile a chiunque. Ciò che ne conseguì fu un massiccio tentativo di review bombing e, peggio ancora, messaggi privati di minacce ai creatori del gioco e persino agli attori. Risultati di cui andare fieri, secondo Naughty Dog, perché significa che alcune discussioni hanno davvero smosso gli animi. E andrebbe fatto ancora.

Banner-canale-Telegram-Gametime-Offerte-Tech-drop-Ps5-Xbox-RTX

Penso, ora più che mai, che storie diverse dal solito vadano raccontate. Ma quando si parla di storie sulla diversità, è sempre un altro paio di maniche”, ha esordito la Gross. “È molto importante notare come, adesso, si veda una spinta forte del ruolo della donna nei d’azione. Che è meraviglioso, e sono contenta si veda un po’ di eterogeneità. Ma riusciamo a utilizzare delle donne d’azione, senza sottolineare anche che siano donne?

Riusciamo a usare la narrativa per spingere ulteriormente la volontà di abbracciare la diversità? Quello che ho capito è che devo mantenere il mio punto di vista, qualunque siano i messaggi privati che mi arrivano. Quei messaggi privati non mi spaventeranno mai, e non mi faranno mai passare la voglia di continuare a raccontare quelle storie.

Fonte: Fanbyte