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Xenoblade Chronicles 2 – Recensione Nintendo Switch 2 Edition: tornare ad Alrest è come tornare a casa

Personaggi fantasy di Xenoblade Chronicles con console Nintendo Switch in un vasto mondo tra isole sospese e creature.

Ci sono videogiochi che finiscono quando arrivano i titoli di coda. Altri, invece, continuano ad abitare nella nostra memoria. Basta una melodia, il nome di un luogo o una semplice inquadratura per riportarci immediatamente indietro nel tempo. Xenoblade Chronicles 2 appartiene senza dubbio a questa seconda categoria.

Era il 1° dicembre 2017 quando Monolith Soft ci portava per la prima volta ad Alrest. Nintendo Switch era ancora una console giovanissima e davanti a noi si apriva un mondo che sembrava quasi impossibile da contenere in quell’hardware. Un oceano infinito di nuvole, civiltà costruite sul dorso di enormi Titani e un giovane recuperatore chiamato Rex erano soltanto l’inizio di un viaggio che molti giocatori non hanno più dimenticato.

Sono passati quasi nove anni. Nel frattempo la serie Xenoblade Chronicles è cresciuta, si è evoluta e ha raccontato nuove storie. Eppure, nel 2026, tornare ad Alrest con Nintendo Switch 2 possiede ancora qualcosa di speciale.

Quando Rex appare nuovamente sullo schermo e Pyra torna a tendere la mano, la sensazione non è soltanto quella di rigiocare un vecchio JRPG. È quella di tornare in un posto nel quale siamo già stati bene.

Ed è probabilmente questa la forza più grande di Xenoblade Chronicles 2 – Nintendo Switch 2 Edition. Nintendo e Monolith Soft non hanno cercato di cancellare il gioco del 2017. Lo hanno riproposto rispettandone identità, struttura e caratteristiche, ma concedendogli finalmente maggiore fluidità, una qualità dell’immagine superiore e diverse aggiunte.

Per chi c’era nel 2017 è un viaggio nella memoria. Per chi arriva oggi, invece, potrebbe essere il momento migliore per conoscere Rex, Pyra e i loro compagni.

Un mondo sospeso sopra un mare di nuvole

La premessa narrativa di Xenoblade Chronicles 2 rimane ancora oggi una delle più affascinanti della saga.

L’umanità vive ad Alrest, un mondo ricoperto da un enorme Mare di Nuvole. Al suo interno vagano giganteschi esseri chiamati Titani, sul cui dorso sono nate città, regni e interi ecosistemi. Tuttavia, questi Titani stanno lentamente morendo e lo spazio disponibile per l’umanità continua a diminuire.

Al centro di questo mondo si innalza l’immenso Albero del Mondo. Secondo le leggende, alla sua sommità si troverebbe Elysium, il paradiso nel quale l’umanità avrebbe vissuto in passato.

È proprio lì che Rex desidera arrivare.

Rex e l’incontro destinato a cambiare tutto

Rex è un giovane recuperatore che si guadagna da vivere esplorando il Mare di Nuvole alla ricerca di tecnologia e oggetti del passato. Una missione apparentemente ordinaria lo porta però a incontrare Pyra, una misteriosa Gladius dotata di un potere fuori dal comune.

Pyra desidera raggiungere Elysium e Rex decide di accompagnarla. Da quel momento il loro viaggio diventa molto più grande di quanto entrambi potessero immaginare.

Durante l’avventura arrivano numerosi compagni, tra cui Nia, Tora e Dromarch, mentre regni, eserciti e organizzazioni iniziano a interessarsi al potere dell’Aegis.

Xenoblade Chronicles 2 parte quindi da una struttura apparentemente classica. Un ragazzo, una ragazza misteriosa e un luogo leggendario da raggiungere. Tuttavia, la narrazione cresce rapidamente e affronta temi molto più complessi.

Identità, mortalità, perdita, memoria, senso dell’esistenza e rapporto tra esseri umani e Gladius diventano progressivamente centrali. Il tono rimane spesso più colorato rispetto ad altri episodi della serie, soprattutto nelle prime ore, ma la storia sa diventare anche sorprendentemente drammatica.

Rigiocare questi momenti nel 2026, conoscendo già ciò che accadrà, dona inevitabilmente a molte scene un peso differente.

Tornare a viaggiare con Rex, Pyra e Nia

Xenoblade Chronicles 2 è anche una storia di legami. Non soltanto per il rapporto tra Ductor e Gladius, ma soprattutto per il modo in cui il gruppo cresce durante il viaggio.

Rex è molto diverso da Shulk e da Noah. È giovane, impulsivo e profondamente idealista. Talvolta è persino ingenuo, ma proprio il suo ottimismo rappresenta il contrappeso perfetto a un mondo che sta lentamente perdendo le proprie certezze.

Accanto a lui troviamo Pyra, uno dei personaggi simbolo dell’intera saga. Eviteremo naturalmente di approfondire alcuni aspetti della sua storia per non rovinare l’esperienza a chi dovesse avvicinarsi al gioco per la prima volta.

Poi arrivano Nia, Tora e molti altri personaggi che hanno contribuito a trasformare il viaggio di Rex in qualcosa di memorabile.

Ritrovarli quasi nove anni dopo funziona ancora. Xenoblade Chronicles 2 non viene ricordato soltanto per la trama principale, ma anche per le conversazioni, le battute e le missioni dedicate ai vari Gladius.

Nel 2026 conosciamo già molti di questi personaggi. Proprio per questo anche una scena apparentemente semplice può risvegliare ricordi che sembravano ormai lontani.

Alrest resta uno dei mondi più affascinanti di Monolith Soft

Xenoblade Chronicles 2 non possiede una struttura open world completamente continua come Xenoblade Chronicles X. Il mondo è composto da grandi regioni costruite sui diversi Titani, ognuna con una propria identità.

Praterie immense, città, montagne, foreste, regioni innevate e ambienti artificiali accompagnano il viaggio. Inoltre, Monolith Soft sfrutta spesso la verticalità per creare scenari che invitano continuamente all’esplorazione.

È una delle caratteristiche storiche dello studio giapponese. Monolith Soft sa costruire mondi nei quali viene naturale chiedersi cosa ci sia oltre l’orizzonte.

La navigazione non è sempre perfetta e alcuni percorsi possono risultare più tortuosi del necessario. Tuttavia, la voglia di perdersi ad Alrest rimane uno degli elementi più riusciti dell’esperienza.

Ductor e Gladius: il cuore del sistema di combattimento

Il secondo capitolo numerato introdusse uno dei sistemi più riconoscibili dell’intera serie: il rapporto tra Ductor e Gladius.

I Ductor sono i combattenti presenti direttamente sul campo. I Gladius forniscono invece armi, abilità e poteri elementali. Ogni Ductor può utilizzare diversi Gladius e cambiare combattente di supporto durante gli scontri.

Questo significa modificare arma, Tecniche, elemento e parte del proprio ruolo senza cambiare necessariamente personaggio.

All’inizio il combattimento può sembrare lento. Il personaggio esegue automaticamente gli attacchi base quando si trova nella posizione corretta. Questi attacchi caricano le Tecniche Ductor, che a loro volta permettono di utilizzare gli attacchi speciali dei Gladius.

Poi, però, il sistema comincia ad aprirsi.

Un combat system che cresce ora dopo ora

Proseguendo nell’avventura entrano in gioco cancellazioni degli attacchi, cambi di Gladius, elementi, Combo Ductor, Combo Gladius e Assalti di gruppo.

La classica sequenza Fiaccamento → Atterramento → Lancio → Schianto forma la Combo Ductor. Parallelamente, concatenando correttamente gli elementi dei Gladius è possibile completare le Combo Gladius e applicare sfere elementali ai nemici.

Queste sfere diventano fondamentali durante gli Assalti di gruppo. Distruggerle permette infatti di estendere l’offensiva e aumentare enormemente il danno inflitto.

Quando tutti questi sistemi iniziano a comunicare tra loro, Xenoblade Chronicles 2 cambia completamente ritmo. Non basta più utilizzare una Tecnica appena diventa disponibile. Bisogna costruire una vera catena di azioni.

Ed è proprio questa complessità progressiva a rendere il combattimento ancora oggi molto soddisfacente.

Il gacha dei Gladius conserva ancora il suo fascino

Uno degli elementi più discussi di Xenoblade Chronicles 2 riguarda i Cristalli nucleici.

Facendo risuonare un Cristallo è possibile ottenere un nuovo Gladius. Molti dei Gladius rari vengono però assegnati casualmente, attraverso un sistema che oggi definiremmo inevitabilmente gacha-like.

È importante chiarire un aspetto: non si tratta di un gacha monetizzato. Non bisogna acquistare estrazioni con denaro reale. I Cristalli vengono ottenuti direttamente giocando.

Questo sistema può risultare frustrante quando manca proprio il Gladius desiderato. Tuttavia, è anche una delle caratteristiche che rendono ogni partita leggermente differente.

Aprire un Cristallo raro o leggendario conserva ancora una piccola dose di adrenalina. Quando appare finalmente un Gladius raro, non si ottengono soltanto nuove statistiche. Spesso arrivano anche un design originale, abilità specifiche e una missione personale.

La casualità può piacere oppure no, ma fa parte dell’identità di Xenoblade Chronicles 2. E nel 2026 tornare ad aprire quei Cristalli continua ad avere il suo fascino.

Xenoblade Chronicles 1, 2 e 3 combattono davvero in modo diverso

Osservando rapidamente i diversi Xenoblade Chronicles si potrebbe pensare che il sistema di combattimento sia sempre lo stesso. In realtà Monolith Soft ha continuamente modificato la propria formula.

Nel primo Xenoblade Chronicles, il combattimento ruota maggiormente attorno alla gestione delle Tecniche, ai tempi di recupero, al posizionamento, all’aggro e alle capacità della Monade. Il sistema delle visioni del futuro rappresenta inoltre una componente fondamentale.

Con Xenoblade Chronicles X, quella struttura diventa molto più orientata alla personalizzazione. Armi corpo a corpo e a distanza, classi, Overdrive e soprattutto gli enormi Skell accompagnano un gioco che mette l’esplorazione di Mira al centro dell’esperienza.

Xenoblade Chronicles 2 cambia ancora direzione. Il sistema Ductor/Gladius crea una progressione diversa: gli autoattacchi alimentano le Tecniche, le Tecniche alimentano gli Speciali e gli Speciali costruiscono le combo.

Xenoblade Chronicles 3 raccoglie l’eredità dei predecessori

Con Xenoblade Chronicles 3, Monolith Soft prende invece diversi elementi dei precedenti capitoli e li rielabora.

Il gruppo principale è composto da sei personaggi, ai quali può aggiungersi un Eroe. È possibile passare liberamente da un personaggio all’altro, cambiare Classe, utilizzare Tecniche Master e sfruttare le Tecniche di fusione.

Inoltre, specifiche coppie di personaggi possono trasformarsi negli Uroboros, aggiungendo un altro livello strategico.

Tornare oggi al secondo capitolo è quindi particolarmente interessante. Xenoblade Chronicles 2 non sembra semplicemente una versione più vecchia del terzo episodio.

Sembra davvero un altro Xenoblade.

Ed è probabilmente uno dei maggiori pregi della serie. Ogni capitolo possiede la stessa anima, ma Monolith Soft ha sempre cercato di modificare concretamente il modo in cui si gioca.

Nintendo Switch 2 rende finalmente giustizia ad Alrest

La versione originale di Xenoblade Chronicles 2 era artisticamente splendida, ma Nintendo Switch faticava a sostenere completamente le ambizioni di Monolith Soft.

La Nintendo Switch 2 Edition cambia sensibilmente la percezione dell’intera esperienza.

Nintendo dichiara 4K e 60 fps in modalità TV, mentre in modalità portatile si passa a 1080p e 60 fps.

Bisogna però contestualizzare il dato relativo al 4K. Il gioco non viene renderizzato internamente a 3840×2160 pixel. Le analisi tecniche indicano una risoluzione interna sensibilmente più bassa, successivamente ricostruita verso l’output finale.

Non parliamo quindi di un 4K nativo.

Il risultato, tuttavia, è nettamente superiore a quello visto nel 2017.

Un’immagine molto più pulita

I contorni risultano più definiti e l’immagine appare generalmente più stabile. Anche le texture guadagnano leggibilità, mentre alcune aree mostrano una vegetazione più ricca.

Sono stati inoltre osservati interventi sulla profondità di campo, sul bloom, sull’ambient occlusion e su alcune situazioni legate all’illuminazione.

Non siamo davanti a un remake grafico. Gli asset e la struttura artistica rimangono quelli di Xenoblade Chronicles 2.

Eppure, nel complesso, Alrest sembra finalmente in grado di respirare come avrebbe dovuto già nel 2017.

I 60 fps fanno una differenza enorme

Se dovessimo scegliere un solo miglioramento realmente decisivo, probabilmente non sarebbe l’aumento della risoluzione.

Sarebbero i 60 fotogrammi al secondo.

Il passaggio dai 30 fps della versione originale al nuovo target rende più piacevoli l’esplorazione, la rotazione della telecamera e soprattutto i combattimenti.

Xenoblade Chronicles 2 può riempire lo schermo di numeri, effetti particellari e animazioni. A 60 fps tutto risulta più fluido e leggibile.

Il frame rate non rimane perfettamente bloccato in ogni singola situazione. Possono ancora verificarsi alcune flessioni durante momenti particolarmente pesanti. Nel complesso, però, il salto rispetto alla prima Nintendo Switch rimane evidente.

Dopo aver giocato Xenoblade Chronicles 2 a 60 fps diventa davvero difficile desiderare di tornare indietro.

Anche in portatile cambia completamente volto

La modalità portatile era uno dei punti più problematici dell’edizione originale.

Su Nintendo Switch, Xenoblade Chronicles 2 poteva scendere a risoluzioni molto basse. Il risultato era un’immagine spesso morbida e poco definita, soprattutto negli scenari più complessi.

Su Nintendo Switch 2 l’output arriva invece a 1080p e 60 fps.

Anche qui il rendering interno è inferiore alla risoluzione finale, ma il sistema di ricostruzione offre un’immagine decisamente più pulita. Contorni, personaggi e scenari appaiono più stabili durante il movimento.

È uno di quei casi nei quali la semplice conta dei pixel racconta soltanto una parte della storia.

Giocare ad Alrest sullo schermo di Switch 2, mantenendo i 60 fps, cambia radicalmente la qualità dell’esperienza portatile. Ed è proprio in questa modalità che la distanza tra le due generazioni diventa ancora più evidente.

Alcuni limiti del 2017 sono ancora presenti

Naturalmente maggiore potenza non significa trasformare automaticamente un gioco del 2017 in una produzione nata nel 2026.

Alcuni limiti rimangono.

Possiamo ancora incontrare pop-in, elementi sottili non sempre perfettamente stabili e piccoli fenomeni di shimmering legati alla ricostruzione dell’immagine. Alcune geometrie e texture mostrano inevitabilmente l’età del progetto.

Anche determinate macchinosità legate ai menu e alla progressione sono ancora figlie dell’impostazione originale.

Fortunatamente, però, Nintendo e Monolith Soft hanno corretto almeno una delle caratteristiche più fastidiose del gioco.

Le Field Skills sono finalmente meno frustranti

Chi ha giocato Xenoblade Chronicles 2 nel 2017 ricorderà sicuramente le Field Skills.

Determinati punti della mappa richiedevano abilità specifiche dei Gladius. Il problema era semplice: possedere il Gladius necessario non bastava. Bisognava inserirlo nella formazione attiva.

Questo significava aprire il menu, cambiare Gladius, superare il controllo e ripristinare successivamente il proprio gruppo.

Un procedimento che, ripetuto decine di volte, spezzava il ritmo dell’esplorazione.

Con la Nintendo Switch 2 Edition il controllo può invece considerare anche i Gladius posseduti ma non equipaggiati.

Sulla carta sembra una modifica minore. Durante una partita di decine di ore, però, rappresenta una delle aggiunte più importanti dell’intera riedizione.

Assalto mercenario porta i Gladius direttamente in battaglia

La nuova edizione non introduce soltanto miglioramenti tecnici.

Tra i contenuti inediti troviamo Assalto mercenario, una modalità che consente di selezionare fino a sei Gladius e utilizzarli direttamente sul campo di battaglia.

La differenza rispetto alla campagna principale è evidente. In questa modalità possiamo infatti controllare direttamente i Gladius, muoverci sul campo e cambiare membro della squadra durante gli scontri.

Per un gioco costruito interamente attorno al rapporto tra Ductor e Gladius, si tratta di un’aggiunta particolarmente interessante.

Dopo quasi nove anni passati a vedere questi personaggi combattere al nostro fianco, poterli finalmente controllare direttamente offre qualcosa di realmente nuovo anche a chi conosce già l’avventura originale.

MOMO porta Xenosaga dentro Xenoblade Chronicles 2

Tra le aggiunte più interessanti per gli appassionati dell’universo Xeno troviamo anche MOMO, proveniente da Xenosaga.

Non si tratta di un semplice cameo.

MOMO è un nuovo Gladius raro, accompagnato da una missione dedicata chiamata La dimora dell’anima.

Può inoltre passare tra due diverse modalità, modificando aspetto e affinità elementale. Questo permette di adattarla meglio alle necessità del combattimento e delle Blade Combo.

È chiaramente una forma di fanservice. Tuttavia, è esattamente il tipo di fanservice che funziona all’interno di una serie con una storia così lunga alle proprie spalle.

Nuovi stili anche per Pyra e Mythra

La Nintendo Switch 2 Edition introduce inoltre nuovi stili dedicati a Pyra e Mythra.

L’elemento interessante è che questi cambiamenti non vengono mostrati soltanto durante l’esplorazione e gli scontri. Gli abiti sono visibili anche all’interno delle sequenze cinematografiche.

Possono essere ottenuti direttamente giocando oppure attraverso i rispettivi amiibo.

Non si tratta certamente dell’aggiunta più importante dell’edizione, ma contribuisce a differenziare ulteriormente questa versione dall’originale del 2017.

Torna – The Golden Country va giocato dopo Xenoblade Chronicles 2

Parlare di Xenoblade Chronicles 2 significa inevitabilmente parlare anche di Torna – The Golden Country.

La sua storia si svolge 500 anni prima degli eventi del gioco principale e approfondisce il passato di personaggi fondamentali come Jin, Lora, Mythra, Addam e Malos.

Dal punto di vista cronologico viene quindi prima.

Dal punto di vista narrativo, però, consigliamo di giocarlo dopo aver completato Xenoblade Chronicles 2.

Conoscere prima gli eventi del gioco principale permette di comprendere meglio il peso dei personaggi e delle situazioni raccontate nel prequel.

Torna modifica inoltre alcuni aspetti del combattimento. Il sistema di Avanguardia e Retroguardia permette di utilizzare Ductor e Gladius in maniera molto più diretta, offrendo un’esperienza differente rispetto alla campagna principale.

Anche Torna beneficia dei miglioramenti tecnici disponibili su Nintendo Switch 2.

In che ordine bisogna giocare Xenoblade Chronicles?

Con una saga ormai così ampia, questa è una domanda inevitabile.

Per una prima esperienza consigliamo il seguente ordine:

Xenoblade Chronicles: Definitive Edition → Future Connected → Xenoblade Chronicles 2 → Torna – The Golden Country → Xenoblade Chronicles 3 → Future Redeemed.

Torna è cronologicamente ambientato prima di Xenoblade Chronicles 2, mentre Future Redeemed precede Xenoblade Chronicles 3. Tuttavia, seguire semplicemente l’ordine temporale degli eventi non è il modo migliore per vivere la saga.

Future Redeemed, soprattutto, dovrebbe essere giocato alla fine. La sua storia possiede infatti numerosi collegamenti con i tre capitoli numerati e assume un significato molto più forte conoscendo già gli eventi precedenti.

E Xenoblade Chronicles X?

Xenoblade Chronicles X rappresenta invece un discorso differente.

L’avventura ambientata sul pianeta Mira possiede un protagonista personalizzabile, una struttura fortemente open world e un’enorme attenzione all’esplorazione. A questo si aggiungono gli spettacolari Skell.

Non è necessario giocarlo per comprendere Xenoblade Chronicles 1, 2 e 3.

Può quindi essere affrontato in qualsiasi momento.

Proprio questa indipendenza lo rende uno dei capitoli più particolari e affascinanti dell’intera produzione di Monolith Soft.

Una colonna sonora capace di riaccendere i ricordi

Ci sono videogiochi che ricordiamo attraverso le immagini. Xenoblade Chronicles 2, invece, viene spesso ricordato anche attraverso la sua musica.

Le melodie che accompagnano le diverse regioni di Alrest possiedono ancora oggi una forza incredibile. Lo stesso vale per i brani utilizzati durante gli scontri e per quelli legati ai momenti più importanti della storia.

La cosa sorprendente è quanto rapidamente la memoria riesca a reagire.

Basta tornare in una città oppure ascoltare una melodia che non sentivamo da anni. In pochi secondi, quella sensazione del 2017 ritorna.

Ed è questo il tipo di nostalgia che una buona riedizione dovrebbe riuscire a risvegliare.

Non una nostalgia costruita artificialmente per ricordarci quanto fosse bello il passato. Una nostalgia spontanea, nata perché quel gioco ha realmente lasciato qualcosa dentro di noi.

Non è un remake, e probabilmente va bene così

Xenoblade Chronicles 2 – Nintendo Switch 2 Edition non modifica le fondamenta dell’opera originale.

Il sistema dei Cristalli rimane casuale. Il combattimento continua a richiedere diverse ore prima di mostrare tutte le sue possibilità. La struttura delle missioni resta quella del 2017 e alcuni aspetti possono ancora risultare macchinosi.

Ma forse trasformare completamente Xenoblade Chronicles 2 sarebbe stato un errore.

Questa edizione sembra piuttosto rispondere a una domanda molto semplice: come sarebbe stato Xenoblade Chronicles 2 se l’hardware originale fosse riuscito a seguire meglio le ambizioni di Monolith Soft?

La risposta non è perfetta. La ricostruzione dell’immagine conserva alcuni limiti e i 60 fps non rimangono sempre completamente inchiodati.

Tuttavia, basta tornare a camminare per Gormott, osservare il Mare di Nuvole e muovere la telecamera con questa nuova fluidità per comprendere quanto fosse necessario questo aggiornamento.

Bentornati ad Alrest

Quasi nove anni dopo, Xenoblade Chronicles 2 rimane un JRPG enorme, stratificato, eccentrico e orgogliosamente imperfetto.

Forse è proprio per questo che continuiamo a volergli così bene.

Ci sono sistemi che continuano a dividere il pubblico. Esistono meccaniche che avremmo ulteriormente modernizzato e alcuni spigoli che nemmeno Nintendo Switch 2 riesce a eliminare completamente.

Ma ci sono anche Rex, Pyra, Nia, i Gladius, i Titani, il Mare di Nuvole ed Elysium. Soprattutto, rimane una delle avventure più riconoscibili mai realizzate da Monolith Soft.

La Nintendo Switch 2 Edition non prova a sostituire il ricordo del 2017.

Fa qualcosa di molto più intelligente: ce lo restituisce.

Più nitido, più fluido e più comodo da giocare. Inoltre, lo arricchisce con contenuti nuovi e con alcune correzioni che aspettavamo praticamente dal lancio.

Quando un videogioco riesce, dopo quasi nove anni, a farci provare nuovamente quella voglia di scoprire quale Gladius uscirà dal prossimo Cristallo nucleico oppure di fermarci semplicemente a osservare il panorama dall’alto di un Titano, significa che il tempo non gli ha tolto poi così tanto.

Nel 2017 siamo partiti alla ricerca di Elysium. Nel 2026 siamo tornati ad Alrest per cercare qualcosa che conoscevamo già: le emozioni che pensavamo di aver lasciato lì quasi nove anni fa.

E, incredibilmente, erano ancora ad aspettarci.

RASSEGNA PANORAMICA
voto
9
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