Battletoads – Recensione (PC): L’atteso ritorno dei rospi di Rare

Ritorna alla luce Battletoads, storica beat’em up di Rare, grazie a Dlala Studios, software house inglese già autrice di Overruled. In veste di esclusiva Microsoft sarà disponibile da oggi 20 agosto 2020 su Game Pass, per Xbox , Xbox OneX e Windows10.

Era il lontano 1991 quando Battletoads venne consegnato alla storia come uno dei picchiaduro a scorrimento più belli ed atipici mai creato. Ispirato dall’onda lunga del successo commerciale delle Ninja Turtles, conquistò i giocatori di tutto il mondo grazie alla sua originale estetica e al variegato gameplay, diventando il primo folgorante exploit videoludico di Rare.

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Battletoads 1

Dopo ben ventisei anni, nel nuovo Battletoads ritroviamo proprio loro: Rash, Pimple e Zitz, i rospi combattenti più famosi del pianeta, in una triste condizione: dimenticati e derisi da tutti. Li vedremo arrabattarsi con i mestieri più disparati pur di sbarcare il lunario, ma la presenza di nuovi nemici, i Topiani, richiederà loro di tornare in servizio effettivo con l’aiuto di un’inaspettata partner.

Il titolo presenta una estetica cartoonesca colorata e vivace, curatissima in tutti i particolari, e le cutscene a cui è demandata gran parte della narrazione sono veri e propri gioielli di . La sceneggiatura ricalca fedelmente i toni leggeri e scanzonati dei giochi originali, e si avvale di un doppiaggio, presente solo in lingua inglese, che calza perfettamente con i personaggi interpretati. Ovviamente i sottotitoli sono disponibili anche in italiano, e ben visibili, grazie a Dio.

La struttura dell’opera si compone di quattro atti, divisi a loro volta in più fasi, per una complessiva durata di 8/10 ore. Non lasciatevi ingannare dalla breve durata però, Battletoads è uno di quei titoli in cui il detto “breve ma intenso” è la descrizione più appropriata.

Il gameplay prende a piene mani dai capitoli precedenti: dalle corse con le moto volanti alle sezioni platform, ma con la premura di aver reso godibile ed attuale una formula ludica diventata un cult, ma che rischiava di adeguarsi poco ad un pubblico moderno, magari neofita della saga.

Le fasi con le moto, croce e delizia di allora, godono del cambio di visuale: da laterale a dietro la testa del personaggio. Il combattimento risulta arricchito, seppur caratterizzato da una semplicità strutturale di fondo. Riprendendo la via intrapresa con il capitolo arrivato su , Battletoads in Battlemaniacs, ogni personaggio presenterà caratteristiche uniche di abilità e combo.

Battletoads 2

La novità più eclatante è sicuramente l’aggiunta di mosse speciali, dette Trasformazioni. Letteralmente, i nostri rospi trasfigureranno il loro aspetto: Rash, ad esempio, diventerà uno squalo che schiantandosi a terra farà cadere i nemici vicini. Anch’esse sono uniche per ogni Toad e coincidenti allo stile posseduto.

Per tutti e tre, invece, ci sono abilità comuni come lo sputare gomme da masticare immobilizzanti e l’uso della lingua per attrarre e stordire gli avversari. Le orde diventano mano a mano più complesse da affrontare e richiedono una buona dose di tattica e riflessi per essere fronteggiate adeguatamente. Dopo ogni scontro, inoltre, riceveremo un voto in base alle nostre capacità di esecuzione d’attacco.

Gradevoli sono anche le sezioni di sparatutto a scorrimento verticale in stile Ikaruga. Nelle fasi più concitate sembrerà di assistere ad un vero e proprio spettacolo pirotecnico a schermo.

Il platforming rivela alti e bassi di difficoltà: si passa da sezioni intere di relativa tranquillità ad altre dove si richiede un buon livello di concentrazione e precisione. Discorso a parte vale per i boss, molti dei quali non sono particolarmente ostici. Solo l’ultima bossfight ha richiesto un maggiore impegno, ma complessivamente non li abbiamo trovati particolarmente ispirati.

In Battletoads trovano anche i minigiochi, ai quali il team di sviluppo ha dedicato una intera sezione. A fare da corollario, sono presenti piccoli enigmi di facile e semplice risoluzione, come lo sbloccare porte o abbattere pali di legno in stile kung fu.

Gli sviluppatori hanno anche pensato a coloro che amano le sfide, tipo completare alcuni stage entro un certo tempo, e la ricerca di collezionabili. I livelli di difficoltà sono tre, non modificabili in game, e vi è anche la possibilità di attivare, ad esclusione della modalità Battletoads, una temporanea invincibilità qualora vi trovaste ad affrontare un determinato punto del gioco particolarmente ostico.

Come nella versione arcade del 1994, è possibile giocare in co-op locale fino a tre persone, mentre è assente il multiplayer online. Rispetto al primo episodio su NES invece scompare il famigerato fuoco amico, che creava ben più di un problema durante le run, mettendo alla prova anche le amicizie più solide. Situazione oltretutto aggravata dal fatto che il game over di un giocatore significava automaticamente lo stesso destino anche per l’altro. L’assenza di queste spietate scelte di design farà sicuramente felici i nuovi utenti di Battletoads.

Battletoads 3

A distanza di oltre due decadi, questa operazione di recupero da parte di Dlala Studios e Rare risulta essere un lavoro solido, che prende a braccetto lo spirito della saga riuscendo a reinterpretarlo in chiave moderna, senza snaturarlo. Grazie ad essa, le nuove generazioni di giocatori avranno la possibilità di scoprire e conoscere uno dei titoli più eclettici mai concepiti nei beat’em up a scorrimento.

Pur avendo compreso la genuinità d’intenti degli sviluppatori però, avremmo certamente voluto e gradito scoprire qualche elemento originale in più, o novità con maggior carattere rivolte soprattutto a soddisfare il palato di coloro che già conoscevano ed amavano la saga.

La natura aperta del finale che, tra le righe, fa trasparire il prosieguo del franchise in futuro, non basta a lenire l’aver disatteso questa aspettativa. Battletoads resta comunque un titolo consigliato non solo ai vecchi fan, che possono godere della nuova veste dell’opera, ma anche a chi cerchi un’alternativa di qualità al solito menù videoludico odierno.