
L’Unione Europea continua a stringere la morsa sui colossi del digitale. La Commissione Europea ha infatti definito le modalità con cui Google dovrà adeguare Android al Digital Markets Act (DMA), imponendo una serie di cambiamenti destinati a rendere il sistema operativo più aperto e competitivo anche nel settore dell’intelligenza artificiale.
L’obiettivo è impedire che Gemini possa godere di un vantaggio esclusivo grazie alla sua integrazione nativa con Android, garantendo agli sviluppatori di assistenti IA concorrenti la possibilità di accedere alle stesse funzionalità del sistema operativo.
Android dovrà aprirsi agli assistenti IA di terze parti
Secondo quanto stabilito dalla Commissione Europea, Google dovrà rendere disponibili a sviluppatori terzi diverse funzioni finora strettamente legate a Gemini. Tra queste figurano l’attivazione tramite il tasto Home, il riconoscimento delle parole chiave vocali, la comprensione del contesto dell’utente, l’accesso ai dati delle applicazioni installate, oltre all’utilizzo di fotocamera, microfono e schermo e alla possibilità di eseguire operazioni tra diverse app.
La misura punta a creare condizioni di concorrenza più equilibrate, permettendo ad altri assistenti basati sull’intelligenza artificiale di offrire un’esperienza simile a quella garantita da Gemini su Android.
Privacy, certificazioni e tempi di attuazione
Per le funzionalità considerate più sensibili dal punto di vista della sicurezza e della privacy, Bruxelles ha previsto un sistema di certificazione indipendente. In questo modo gli sviluppatori potranno ottenere l’accesso senza che Google possa imporre ulteriori requisiti commerciali.
L’implementazione delle nuove regole dovrà essere completata entro il rilascio di Android 18, previsto entro il 1° agosto 2027. Soltanto il supporto a più assistenti attivabili contemporaneamente tramite hotword potrà essere posticipato ad Android 19, con scadenza fissata ad agosto 2028.
Google esprime preoccupazione
La Commissione ha chiarito che non si tratta di una procedura sanzionatoria, bensì di un procedimento volto a specificare come Google debba rispettare gli obblighi già previsti dal DMA.
Google, tuttavia, ha manifestato forti perplessità, sostenendo che alcune delle misure richieste potrebbero incidere negativamente sulle garanzie di sicurezza e privacy offerte agli utenti Android. Nei prossimi due anni sarà la stessa Commissione Europea a monitorare i progressi dell’azienda e il rispetto delle nuove disposizioni.










