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Sviluppatori indie nel mirino: la protesta contro PlayStation sta colpendo anche chi non c’entra nulla

Giocatore davanti al PC sotto pressione mentre la community critica PlayStation e l'abbandono del supporto fisico.

La discussione sulla possibile fine del formato fisico in casa PlayStation continua ad accendere gli animi, ma nelle ultime ore la protesta di una parte della community ha preso una piega inaspettata. A finire nel mirino, infatti, non è soltanto Sony, ma anche diversi sviluppatori indipendenti, che si stanno ritrovando sommersi da commenti negativi sotto post dedicati ai propri giochi.

La rabbia dei fan si sposta sugli studi indie

Dopo la decisione di Sony di interrompere la produzione dei dischi fisici a partire dal 2028, molti giocatori hanno iniziato a manifestare il proprio dissenso sui social. Tuttavia, invece di limitarsi ai canali ufficiali di PlayStation, alcuni utenti stanno riversando la propria frustrazione anche sotto i post promozionali di piccoli team indipendenti.

Si tratta di sviluppatori che, nella maggior parte dei casi, non hanno alcun potere decisionale sulle strategie commerciali della piattaforma e che, anzi, spesso condividono l’apprezzamento della community per le edizioni fisiche.

Duskfade e altri casi diventati simbolo

Uno degli episodi più discussi riguarda Duskfade, il cui annuncio dei preordini su PS5 è stato invaso da messaggi come “niente disco, niente acquisto”. Sebbene alcuni utenti abbiano riconosciuto che il bersaglio corretto della protesta dovrebbe essere Sony, molti hanno continuato a utilizzare quel post per esprimere il proprio malcontento.

Lo stesso studio, Weird Beluga Studio, è poi intervenuto pubblicamente spiegando che anche il team vorrebbe realizzare un’edizione fisica del gioco. Tuttavia, essendo uno studio indipendente di piccole dimensioni, dovrà prima valutare l’andamento delle vendite digitali per capire se un’edizione boxed possa essere economicamente sostenibile.

Situazioni simili hanno coinvolto anche Windup, sviluppatore di Hela, e 11 Bit Studios, che stava promuovendo la nuova espansione di The Alters. Anche in questi casi i post dedicati ai giochi sono stati trasformati dagli utenti in uno spazio di protesta contro la decisione di PlayStation.

Una protesta che rischia di colpire chi non ha responsabilità

Il malcontento verso l’abbandono del supporto fisico è comprensibile per molti appassionati, ma questa vicenda dimostra come la discussione rischi di coinvolgere realtà che non hanno alcuna voce in capitolo sulle politiche di Sony.

Molti sviluppatori indipendenti dipendono proprio dalla visibilità garantita dai canali ufficiali di PlayStation per promuovere le proprie produzioni. Trasformare quei post in un luogo di protesta potrebbe quindi penalizzare chi, in questa vicenda, rappresenta semplicemente una parte coinvolta indirettamente.

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