Transformers: The Dark Spark – la recensione

I Transformers hanno una storia di alterne fortune nel mondo dei videogiochi. I prodotti originali, liberi quindi da costrizioni e scadenze, hanno sempre fatto una buona figura, e ci riferiamo principalmente al ciclo di Cybertron realizzato da High Moon Studios. Il discorso cambia completamente quando dobbiamo considerare i tie-in cinematografici, categoria in cui si colloca questo Rise of the Dark Spark, uscito quasi in concomitanza con l’arrivo di Transformers: L’era dell’estinzione nelle sale.
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Le potenzialità dei Transformers sono talmente tante che ci sembra piuttosto clamoroso come non siano state sfruttate a dovere, facendoci sentire l’ebbrezza di interpretare uno di questi giganti di metallo.

In realtà, siamo di fronte a un guazzabuglio che non accontenta né i fan del film né quelli del brand in sé: il gioco punta in alto cercando di fungere da raccordo narrativo tra i giochi della serie Cybertron e l’ultimo episodio della serie cinematografica. Il risultato, però, è alla fine semplicemente un pretesto per far combattere tra di loro i robottoni, senza nessun guizzo narrativo degno di nota. Un vero peccato, perché i Transformers ben si prestano a epiche storie di resistenza e cameratismo, qui invece il livello dello storytelling non si avvicina neanche lontanamente a quello delle incarnazioni più a buon mercato del brand. E dispiace considerare che così spesso il videogioco, quando si tratta di storie, debba sempre fare la parte della serva.

La confusione rende questo capitolo sicuramente meno affascinante per i fan, che si troveranno a che fare con un ibrido né carne né pesce, anche perché i modelli dei Transformers sono uguali a quelli del film, il che crea una dissonanza con chi invece aspettava di vedere come andavano a finire le vicende di Cybertron.
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Il gioco, nell’impostazione, non si discosta assolutamente dalla strada già segnata da High Moon. Questo è uno sparatutto in terza persona decisamente troppo ripetitivo, dal momento che, per la maggior parte del tempo, tutto quello che vi sarà richiesto è mettervi in copertura, sforacchiare i nemici di turno, andare avanti e ripetere il processo. Le potenzialità dei Transformers sono talmente tante che ci sembra piuttosto clamoroso come non siano state sfruttate a dovere, facendoci sentire l’ebbrezza di interpretare uno di questi giganti di metallo.

Non sarebbe un gioco dei Transformers se i protagonisti non potessero trasformarsi in veicoli, ma è un vero peccato che gli sviluppatori si siano dimenticati di rendere interessante questa peculiarità.

Le armi e abilità a vostra disposizione sono noiose, e non riescono per niente a comunicare una sensazione di potenza. Tra mitragliatrici, laser e granate, la noia è sempre dietro l’angolo e, tranne in rare occasioni, come quando vi troverete a controllare il t-rex Grimlock dei Dinobot, avrete la sensazione di maneggiare un cugino povero di Marcus Fenix, con molta meno personalità, ovviamente. Gli scontri sono fallaci fin dalla loro stessa concezione, e sembrano essere stati progettati per riempire pigramente i corridoi da cui è costituto il gioco. Diamine, state interpretando Optimus Prime, ci si aspetterebbe che riduciate in briciole i vostri nemici con un solo gesto della vostra mano metallica, no? E invece il gioco vi manda contro delle orde di nemici tutti uguali, che vi soverchieranno con la semplice superiorità numerica, facendovi sentire dei poveretti qualunque e mettendo in discussione la virilità del povero Optimus.
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Gli scontri sono fallaci fin dalla loro stessa concezione, e sembrano essere stati progettati per riempire pigramente i corridoi da cui è costituto il gioco.

Come se non bastasse, il resto del mondo di gioco non è costruito in modo tale da rendere giustizia alle proporzioni e al potenziale distruttivo dei nostri amici robotici. Questo vero e proprio strazio si protrarrà per un tempo inutilmente lungo, 14 capitoli per la precisione, durante i quali vi ritroverete perlopiù a compiere la stessa azione.
L’ambientazione è decisamente scarna e, anche quando vi muoverete in città, avrete la fastidiosissima sensazione di star guardando una puntata dei Power Rangers, con il Transformer di turno che si aggira tra quelli che sembrano dei grattacieli di cartone in miniatura. Anche le ambientazioni aliene non sono un granché, sia da vedere che da navigare. Non migliora la situazione neanche su Xbox One e PlayStation 4, versioni di cui si sarebbe potuto tranquillamente fare a meno, vista la povertà del dettaglio da cui è afflitta l’intera produzione.

Le armi e abilità a vostra disposizione sono noiose, e non riescono per niente a comunicare una sensazione di potenza.

Naturalmente, non sarebbe un gioco dei Transformers se i protagonisti non potessero trasformarsi in veicoli, ma è un vero peccato che gli sviluppatori si siano dimenticati di rendere interessante questa peculiarità, limitandovi a farvela usare solo per spostarvi da un punto all’altro della mappa, in quelle che sono delle tediose sezioni di guida con un modello peraltro piuttosto insignificante, per non dire insopportabilmente lento.
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Il level design è veramente povero, ed elimina anche le sessioni di esplorazione acrobatica che si erano visti in Cybertron. Qui, oltre a sparare, vi sarà chiesto davvero ben poco, e scordatevi anche qualunque tipo di puzzle basato sulle caratteristiche dei diversi Transformers. Sì, sono presenti in 40 all’interno del gioco, ma sono resi in maniera talmente piatta e banale che sarà difficile percepire la differenza tra l’uno e l’altro.
Un vero peccato, quindi: The Dark Spark rompe la serie positiva che era rappresentata dal seppur imperfetto Cybertron, rivelandosi un prodotto ripetitivo, raffazzonato e creato all’unico scopo di racimolare un po’ di soldi in vista dell’uscita del film. Statene alla larga.