Home News Dishonored salvò Arkane dal fallimento: «Ci restavano appena quattro mesi di soldi»

Dishonored salvò Arkane dal fallimento: «Ci restavano appena quattro mesi di soldi»

Dishonored

Oggi il nome Arkane Studios è inevitabilmente legato a produzioni che hanno lasciato un’impronta profonda nel genere degli immersive sim, ma la storia dello studio avrebbe potuto interrompersi molto prima. Dishonored non rappresentò solamente la nascita di una delle proprietà intellettuali più apprezzate di Arkane: contribuì a salvare lo studio in uno dei momenti più delicati della sua esistenza.

A raccontare quel periodo è stato Harvey Smith, storico game designer e una delle figure creative maggiormente associate alla serie. Prima che Arkane concentrasse le proprie energie su quello che sarebbe diventato Dishonored, la situazione economica era infatti estremamente complicata.

Secondo quanto ricordato da Smith, a un certo punto alla compagnia sarebbero rimasti circa quattro mesi di disponibilità economica.

Arkane stava lavorando in troppe direzioni

Il problema non riguardava solamente il denaro. Arkane attraversava una fase nella quale le proprie risorse erano distribuite tra numerosi progetti e collaborazioni differenti.

Lo studio cercava opportunità praticamente ovunque, lavorando su commissioni e presentando idee ad altri grandi attori dell’industria. Tra i lavori ricordati da Smith compare anche Boom Blox per Electronic Arts, insieme a proposte destinate a Ubisoft e persino un progetto incentrato sugli zombie.

La situazione aveva raggiunto proporzioni sorprendenti: Arkane sarebbe arrivata ad avere fino a nove progetti contemporaneamente sul tavolo.

Una strategia comprensibile per uno studio alla ricerca della propria stabilità economica, ma difficilmente sostenibile sul lungo periodo.

La società aveva quindi bisogno di scegliere una direzione precisa.

La scelta che avrebbe cambiato tutto

Arrivati a quel punto, Arkane decise di concentrare maggiormente le proprie energie sul genere e sulle caratteristiche che realmente rappresentavano l’identità dello studio.

Era una decisione tutt’altro che priva di rischi. Con una situazione finanziaria tanto delicata, un progetto sbagliato avrebbe potuto significare la fine dell’azienda.

Da quella fase nacque però Dishonored.

Pubblicato nel 2012, il gioco costruì la propria identità attorno alla libertà concessa al giocatore: livelli aperti a differenti approcci, poteri soprannaturali, furtività, combattimento e sistemi capaci di interagire tra loro.

Una filosofia che sarebbe diventata uno dei tratti distintivi di Arkane.

Con il senno di poi, quella scelta si trasformò in uno dei momenti decisivi nella storia dello studio. Da quattro mesi di autonomia finanziaria alla nascita di una delle saghe più riconoscibili della sua generazione.

Harvey Smith riparte dagli immersive sim

Il racconto assume ancora più significato considerando ciò che Harvey Smith sta facendo oggi.

Il veterano dell’industria ha infatti dato vita insieme all’ex Arkane Ben Horne al nuovo studio Black Pony Immersive, con Ricardo Bare nel ruolo di design director.

La squadra conta attualmente 26 sviluppatori e sarebbe già operativa da circa un anno. Il progetto in sviluppo dispone inoltre del sostegno finanziario di un publisher, anche se la sua identità non è stata ancora annunciata.

E la direzione scelta difficilmente sorprenderà chi conosce la carriera di Smith: l’obiettivo è lavorare nuovamente nell’ambito degli immersive sim e degli action RPG single-player in prima persona.

In un certo senso, quindi, il cerchio sembra chiudersi. Dopo aver contribuito a trasformare Dishonored nel progetto che aiutò Arkane a superare uno dei momenti più difficili della propria storia, Harvey Smith vuole ancora una volta costruire videogiochi basati sulla libertà del giocatore e sull’interazione tra sistemi.

E pensare che, molti anni fa, sarebbero bastati pochi mesi perché quella storia prendesse una direzione completamente diversa.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here