Norman Reedus nella realtà come in Death Stranding: per una società mai più divisa

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“Mi hanno detto che ti chiami Sam Porter. Ma tu sei Sam Bridges: il nostro ponte per il futuro“. Oggi, ricordate sicuramente Norman Reedus per aver recitato nel ruolo di protagonista in Death Stranding. Prima ancora, sicuramente, per aver interpretato quel folle scavezzacollo di Daryl in The Walking Dead. E ora è lì, lui come migliaia di altri, in strada.

A combattere per una giustizia, se una giustizia davvero ancora esiste.

Come recitava il detto? Non tutti gli eroi portano un mantello? Ci scalda davvero il cuore, a volte, notare come mito e realtà possano combaciare così alla perfezione. Oggi, vediamo scendere in prima linea non solo un grande attore, ma un grande uomo.

Perché, sì, ‘Black Lives Matter‘. E ciò che sta accadendo in questi giorni negli Stati Uniti non ha bisogno né di presentazioni, né di spiegazioni e né, ovviamente, ulteriori approfondimenti. Ha bisogno di sostenitori, però. E possiamo solo essere fieri che così tante persone e aziende legate al nostro medium si stiano mobilitando per i diritti delle minoranze. E per George Floyd, vittima assurda di una nazione che sventola democrazia, ma che tarda a risolvere i suoi problemi più profondi.

C’è Sony, che ha addirittura deciso di spostare il big reveal di PlayStation 5, sottolineando come “In questo momento ci siano voci ben più importanti da ascoltare“. Microsoft appoggia, e a rincarare la dose sono arrivate anche Ubisoft e molti altri esponenti del mondo del gaming.

E, come dicevamo, Norman Reedus; nei videogame, protegge la nazione dall’indifferenza di chi non ha più voglia di vivere, dalla noncuranza di chi non ha cura del suo pianeta. Nella realtà, si lancia a difesa dei deboli mettendo se stesso a rischio. In entrambi i mondi, riunisce le persone sotto un’unica bandiera: quella del Domani è nelle vostre mani. Motto di tutto quel lavoro che dobbiamo fare – e, sì, anche un po’ sopportare – perché la nostra società possa vivere anche già solo un secondo in più nell’immensa storia di questo universo.

Granelli di sabbia cosmica che, per noi umani, possono però segnare anche vite intere. E se da un mese all’altro si è passati dal venerare, ancora una volta, un profetico Kojima che col suo Death Stranding aveva anticipato la quarantena forzata mondiale, oltre che il menefreghismo verso una sana collaborazione, adesso ritroviamo uno dei suoi volti principali combattere in prima fila la lotta al razzismo.

Perché combattere è importante. Far sentire la propria voce è importante. Inculcare l’idea che tutte le vite hanno lo stesso valore è importante.

Nella società di oggi, tutti cercano di alzare muri“, raccontava Hideo Kojima in un’intervista, quando ancora parlava del suo ultimo capolavoro. “Col mio gioco, voglio far capire l’importanza di stringere legami. Ci son momenti in cui la teoria deve, però, diventare pratica. E con esempi di questo calibro, è ancor più facile diventare eroi anche nella vita vera.

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